Intervista esclusiva a don Raffaele Grimaldi, Ispettore generale dei cappellani penitenziari

“Nelle carceri ci sono povertà, emarginazione e depressione”, “Tendiamo a tutti per uscire dall’isolamento”. E’ l’appello lanciato dall’Ispettore generale dei cappellani penitenziari, don Raffaele Grimaldi. Dopo 25 anni si esperienze anche sofferte in carceri difficili come Secondigliano a Napoli nel 1992, la sua prima esperienza.

-Ma don Raffaele è stato traumatico questo primo incontro con i carcerati?

“Direi di no, perchè io provenivo da un’esperienza missionaria in Africa, in Burundi, dove sono stato nel 1983 e dove ho attivato anche adozioni a distanza. Quindi il contatto con gli ultimi non mi ha creato un trauma ad avvicinarmi alle problematiche del carcere. Ma prima di varcare la soglia di Secondigliano, sono stato parroco per 18 anni alla guida della parrocchia di San Nicola di Bari di Giugliano e poi 23 anni cappellano del carcere di Secondigliano”.

-Ora è passato alla guida dei cappellani delle carceri italiane, ma quali ricordi porta con sè?

“Custodisco nel cuore l’aspetto umano delle carceri. I volontari e i religiosi del carcere napoletano avevano creato una famiglia, per avere anche una buona collaborazione con la polizia pentinziaria. Abbiamo cercato di integrare al lavoro gli ergastolani con progetti a sostegno dei detenuti, come la coltivazione in serra degli ortaggi. Ma il mio ruolo principale, anche adesso, è quello della evangelizzazione, della catechesi, le celebrazioni e soprattutto gli incontri personali. Anche adesso come ispettore devo svolgere un ruolo di coordinamento con i cappellani e ve n’è uno per ogni regione. Ho affidato la mia missione a santa Madre Teresa di Calcutta. D’altronde la nostra è una pastorale di frontiera, perchè nelle carceri c’è tanta povertà, tanta emarginazione. Noi cappellani siamo gli angeli custodi dei detenuti. Spesso sono senza fissa dimora, immigrati, persone senza famiglia. Il sacerdote nelle carceri è molto richiesto, anche da fedeli di altre confessioni e religioni. Siamo anche per i detenuti come dei punti di ricongiungimento famigliare. Oltre i 250 cappellani in tutt’Italia vi sono anche 40 diaconi permanenti e le suore”.

-Dal 12 al 24 ottobre a Montesilvano vi sarà il Convegno nazionale dei cappellani e degli operatori per la pastorale penitenziaria, dal titolo CHIESA RICONCILIATA IN CARCERE. L’OPEROSITA’ DELLA FEDE, LA FATICA DELLA CARITA’, LA FERMEZZA DELLA SPERANZA”. Quale il significato?

“Dopo un approfondimento di fra Sabino della Comunità di Bose, faremo degli approfondimenti sulla mediazione penale, dal punto di vista giuridico, ed ecclesiale e vari laboratori sulla vita in carcere, la giustizia riparativa e la pastorale penitenziaria”.

A cura di PAOLO MONTANARI

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