Resoconto conferenza sui 200 anni della storia del Teatro Rossini di Pesaro

Tre date vanno ricordate per narrare la storia del Teatro Rossini: 10 giugno 1818 inaugurazione da parte del maestro Gioachino Rossini che dirigerà al Teatro Nuovo di Pesaro, La Gazza ladra. Il 1854 con la denominazione del Teatro al maestro Rossini, il 6 aprile 1980 con la riapertura del teatro e il memorabile concerto di Luciano Pavarotti.

Tre date significative, che il giornalista Paolo Montanari ha inserito in un complesso mosaico per ricostruire le vicende storiche, architettoniche, politiche, artistico-culturali del Teatro Rossini, attraverso fonti importanti come quelle di Cinelli, Brancati, Cecini, Rufa, Vanzolini ed altri studiosi. La conferenza La storia del Teatro Rossini ha fatto seguito a quella tenuta dallo stesso Montanari su Rossini e Leopardi, sempre in una affollata sala incontri dell’Associazione Culturale Maria Rossi. La prima data certa è il 23 febbraio 1637, in cui venne inaugurato il teatro del Sole, quasi contemporaneamente al S.Cassiano di Venezia, con la rappresentazione dell’Asmondo, una tragedia a lieto fine con intermezzi di canto e di ballo stampata a Venezia dal pesarese Giovanni Ondedei. Ed un primo dato storico che risalta fin dall’origine è la presenza della chiesa e addirittura di papa Urbano VIII che con un gesto di liberalità, per la richiesta della comunità pesarese supportata dal vice legato mons. Girolamo Grimaldi, autorizzò la costruzione del teatro del Sole, su un ampio terreno nei pressi di Porta Collina, che lo stesso Guidobaldo II della Rovere rifiutò e venne poi destinato ai frati, che furono i custodi del Bel San Giovanni con la facciata del Genga. La vicenda è narrata in maniera dettagliata da Antonio Brancati. Un pubblico teatro Pro Rappresentandis Comediis et Liis spectaculis pubblicis fu un gesto di grande liberalità da parte della Chiesa. In questa prima fase le spese vennero in gran parte sostenute da alcuni rappresentanti delle più ricche e nobili famiglie della città, destinate perciò sin da allora a godere insieme alla civica amministrazione, di un vero e proprio diritto di condominio sullo stabile con tutti i vantaggi e gli oneri che ne derivavano. E qui subentrano le preziose memorie di Cinelli, che scrive che si provvide per il momento a costruire con qualche decoro soltanto un palcoscenico di limitate dimensioni, mentre la sala per gli spettatori rimase con il soffitto a travatura annerito dal tempo e le pareti ristuccate alla meglio e poi dipinte da un artista ferrarese, con una raffigurazione di una danza piuttosto goffa. Iniziarono le prime rappresentazioni e proseguirono negli anni anche gli interventi: nel 1694 di Pietro Mauro, per la costruzione di tre ordini di logge in legno aperte su un vasto salone adibito a platea. Un’altra data è il 1788 in cui Tommaso Bicciaglia realizzò una completa ristrutturazione dell’ingresso, spostato dal piazzale del Trebbio o di Borgo Nuovo (oggi Lazzarini) e trasformato da elemento architettonico piuttosto modesto ad un complesso decorso e ridente, in contrasto con il resto del teatro lasciato in un completo abbandono. Bisogna fare un salto di qualche anno ed arrivare ai primi di marzo del 1816 dove il Consiglio Comunale, auspice il conte Giulio Perticari e altri autorevoli cittadini, decise l’abbattimento dell’intero edificio e la sua immediata ricostruzione. I lavori di demolizione ebbero inizio il 28 marzo e procedettero sollecitamente. Il collocamento della pietra fondamentale ebbe luogo il 25 aprile 1816 e l’intero lavoro venne condotto a termine verso la fine del gennaio 1818, sotto la guida di Pietro Ghinelli, importante architetto marchigiano della scuola di Piermarini. Il teatro venne chiamato Nuovo, ebbe delle novità strutturali importanti: lo stile neoclassico con un interno a ferro di cavallo e quattro ordini di palchi e il bellissimo palcoscenico realizzato dal milanese Angelo Monticelli. E veniamo alla prima data storica da ricordare: il 10 giugno 1818, serata inaugurale del teatro Novo, con una eccezionale interpretazione de la Gazza Ladra sotto la direzione di Gioachino Rossini. Il Cinelli ricorda così l’avvenimento: “Lo spettacolo venne ripetuto per 24 sere e seguito da due rappresentazioni del Barbiere di Siviglia”. In quell’occasione Rossini fu ospite del conte Perticari nel palazzo di loro proprietà, sito in via del Coros (l’attuale Corso XI settembre n. 38), e lì rimase sino alla sua partenza per Bologna e non per Roma e Napoli. L’anno successivo il 1819, Rossini tornò di nuovo a Pesaro, ma fu l’ultima volta, perchè fu vittima di una congiura pilotata dal Pergomi, amante della principessa Carolina di Brunswick, mentre si trovava in un palco del teatro e in fretta e furia, riuscì a scappare e arrivare all’albergo della Posta, dove con un cordone di pesaresi che lo sostennero partì in diligenza per Bologna. Rossini non tornò più a Pesaro, anche se alcuni studiosi come il Cecini sostengono di una sua presunta presenza nel 1854. Ma in realtà il nostro partì dall’Italia in fretta per farsi curare la sua nevrosi congenita dai medici parigini. Il teatro fino al 1853 continuò a funzionare, tranne una piccola sosta nel 1825 per il giubileo. Ed arriviamo alla seconda data storica il 26 agosto 1854, quando vi fu l’approvazione generale in Consiglio Comunale di intitolare il teatro al Maestro Gioachino Rossini e nella stessa data vennero decretate le onorificenze al Maestro e alla memoria di Giulio Perticari. E il maestro Rossini in una lettera si dichiarava afflitto da un deplorabile stato di salute, che gli toglieva il sonno e quasi l’uso della vita, ma esprimeva i sensi della propria gratitudine per le onorificenze che i pesaresi si accingevano a tributargli il 26 agosto.

Da allora, il teatro Rossini continuò ad essere uno dei principali punti di riferimento per la vita culturale e musicale della città, subendo però le inevitabili conseguenze dell’usura e delle insidie del tempo e in particolare quelle piuttosto pesanti dei terremoti del 1916 e del 1930. Il teatro venne in queste occasioni rinnovato e ristrutturato e di nuovo aperto la sera del 30 agosto 1934 con il Guglielmo Tell e la sera successiva con il Barbiere di Sivilglia sotto la direzione di Gino Marinuzzi e Riccardo Zandonai. Negli anni successivi dichiarato inagibile il 19 novembre 1966, il teatro venne riaperto il 6 aprile 1980, ed ancora oggi è il centro propulsore della cultura pesarese.

PAOLO MONTANARI

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