Dopo le vacanze estive riprendiamo la rubrica VISTI PER VOI, con tanti film, alcuni provenienti dalla recente Mostra di Venezia

 

DON’TWORRY, del regista Gus Van Sant, è un bellissimo film filosofico, basato sul significato del TEMPO vissuto e il rapporto con l’ARTE. Il film di Van Sant è ispirato all’autobiografia del vignettista tetraplegico John Callahan. Il regista americano si è innamorato di questa storia reale e ne ha curato anche la sceneggiatura insieme allo stesso vignettista molto prima della sua scomparsa avvenuta nel 2010. Inizialmente il regista avrebbe visto come protagonista Robin Williams, ma poi non se ne fece nulla. Il progetto rimase nel cassetto, ma Von Sant lo ha ripreso ed ha presentato Dont’warry in concorso a Berlino, riscuotendo un grande successo. Protagonista un grande Joaquin Phoneix, un attore che non fa rimpiangere Robin Williams, anzi entra in maniera profonda nella personalità complessa di John Callahan, la cui storia viene ripercorsa nel film con numerosi flash backs, che divengono anche per la loro lunghezza narrativa, direct story. Dall’incidente automobilistico, che porta Callahan su una sedia a rotelle, al vizio dell’alcol, agli incontri per alcolisti anonimi, fino all’ispirazione per la vignetta. Un film molto bello pieno di vita e di ironia.

Un’altro film che fa riflettere, con uno stratosferico Harry Dean Stanton e la presenza del regista David Lynch è LUCKY, per la regia di John Carroll Lynch. Si tratta di un ritratto agrodolce della senilità costruito sul volto e corpo di un grande attore che ci fa tornare in mente l’essenzialità e scarnificazione del coropo in Jiulien Beck del Living Theatre.
Alla soglia dei novant’anni Lucky teine fede al suo nomignolo. Pur fumando un pacchetto di sigarette al giorno e bevendo alcolici, le sue diagnosi mediche sono perfette. Ma dopo una caduta comincia a temere la morte e la solitudine. Un film che descrive un personaggio solitario, circondato da maschere esistenziali, che in passato sono state anche le sue. In un certo senso vi è un respiro pirandellliano in questo film. La paura della morte che attraversa il mondo occidentale, diviene per questo vecchio un mezzo per ritrovare interesse e stupore nella vita. Vi è la metafora con una testuggine centenaria fuggita di casa, di un mondo che sopravvive al passaggio dell’uomo, alla caducità di esistenze che si affannano a lasciare un segno indelebile. Una storia vera. Un capolavoro da non perdere per gli amanti del cinema, con una riflessione esistenziale memorabile. “Sentirsi soli e stare da soli sono due cose differenti”.

GOTTI è un film di genere drammatico del 2018 diretto da Kevin Camolly con John Travolta e Kelly Preston. Presentato con successo di critica e di pubblico alla Mostra del cinema di Venezia, è la storia e l’ascesa criminale del boss italo-americano John Gotti, il mafioso scomparso 16 anni fa per un cancro alla gola, che fu a capo della famiglia Gambino di New York. Il film racconta l’uomo che fu a capo della criminalità durante gli anni ’80, divenendo una celebrità, ed interpretato grandiosamente da Travolta.

SULLA MIA PELLE è il film di Alessio Cremonini 2018, con Alessandro Borghi e Jasmine Trinca e che racconta l’ultima settimana della vita di Stefano Cucchi. Una vera odissea fra caserme di carabinieri e ospedali. Un incubo per un giovane uomo di 31 anni, che entra sulle sue gambe ed esce come uno straccio sporco abbandonato su un tavolo di marmo. Cremonini sposa il racconto della famiglia Cucchi, ma la narrazione del film è imbavagliata e compressa, un pò perché l’iter legale è tuttora in corso, un pò perchè questo è un modo efficace per rappresentare il tunnel in cui Cucchi è entrato, le pareti sempre più strette intorno al suo corpo martoriato, fino alla scena in cui la testa di Stefano è incastrata fra 2 supporti che sembrano una morsa, uno strumento di tortura medievale, intorno al quale vi è un universo incolore e fatto di rifiuti e ostruzioni. Cremonini sceglie di non fare di Cucchi un santino, anzi, ne illustra le debolezze e discutibili abitudini di vita. Stefano acconsente alla propria odissea perchè si vive come una “cosa che passa in un angolo e viene dimenticata”.. ma è proprio sull’anello debole della catena che si misura la solidità di un sistema democratico, e giustizia, carcerazione e sanità dovrebbero comportarsi correttamente a prescindere dalla stima che nutrono per i soggetti loro affidati.

LA PROFEZIA DELL’ARMADILLO è un film di Emanuele Scaringi con un buon cast: Simone Liberati, Valerio Aprea, Pietro Castellitto, Laura Morante, Claudia Pandolfi. E’ una commedia così definita dal critico Michele Reich: “Linguaggi distinti che condividono una vocazione comune, narrare attraverso le immagini, dove cinema e fumetto si affrontano nel quartiere popolare di Rebibia, cuore della mitologia di Zerocalcare”. Questo film presentato alla Mostra di Venezia nella categoria Nuovi Orizzonti, è l’adattamento di una specie di fumetto già cult stampato a colori. La profezia dell’armadillo è una interiore seduta psicanalitca che emancipa il suo protagonista dalla striscia e lo incarna sulla scena e davanti al confidente immaginario, che dona il nome al titolo. Il regista Scaringi sposa una rappresentazione realistica che non deraglia mai dai suoi binari, e dirige una storia globalmente triste, che non cede mai al pathos e segue un arco narrativo classico e si appoggia sulle spalle dei suoi giovani attori.

PAOLO MONTANARI

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