Presentazione al Teatro Rossini del volume ROSSINI, L’ARTISTA, L’UOMO, IL MITO. Intervista a Gianfranco Mariotti

E’ stato presentato nella splendida location del Teatro Rossini il prezioso volume edito dalla UTET ROSSINI, L’ARTISTA, L’UOMO, IL MITO del noto musicologo Paolo Fabbri. Presenti il sindaco di Pesaro Matteo Ricci, l’assessore alla Bellezza e presidente del Rof, Daniele Vimini, la vice presidente della Fondazione Rossini, Katia Amati, il sovrintendente del Rof, maestro Ernesto Palacio e il professor Gianfranco Mariotti, ideatore e fondatore e per tanti anni storico sovrintendente del Rof. Accanto a loro Marco Castelluzzo, presidente di UTET Grandi Opere, Enrico Cravetto, direttore editoriale di UTET Grandi Opere, e l’autore Paolo Fabbri, musicologo e docente presso l’Università di Ferrara. Il volume in tiratura limitata, 1000 copie, ha sottolineato Matteo Ricci, è un’opera meravigliosa di grande qualità che rientra nei progetti anche futuri delle celebrazioni rossiniane. Un volume di grande formato e 400 pagine stampate su carta di pregio, tavole applicate a mano con costumi, scenografie e riproduzioni di spartiti autografi. Legatura realizzata a mano secondo antiche tecniche artigianalim, coperta in pelle naturale. Un volume omaggio a Rossini, il Cigno d’Europa, perchè già, ha sottolineato Matteo Ricci, dobbiamo pensare al dopo 150 esimo. Nel mese di novembre vi sarà una grande celebrazione ad Alghero e il 17 settembre ad Atene. Che cosa rimane invece del 150 anniversario? Rimane Pesaro città della musica proclamata dall’Unesco. Poi presto l’auditorium della musica ex palazzetto dello sport, con 2000 posti, il Nuovo Museo nazionale rossiniano nel piano nobile di Palazzo Montani Antaldi. Dunque ha poi sottolineato l’assessore Vimini, vi è un fermento musicale e culturale intorno a Rossini e alla cittadella della Musica (giardino di Palazzo Ricci, Palazzo Ricci, Conservatorio), inserito nel contesto della città della musica. La serata che ha visto la partecipazione di due cantanti dell’Accademia rossiniana, è stata l’occasione anche di intervistare il professor Gianfranco Mariotti, che nel volume ha scritto un bel saggio, accanto a quello principale di Paolo fabbri e la prefazione di del presidente della Fondazione Rossini, dottor Gianni Letta.

Abbiamo incontrato Gianfranco Mariotti.

-Prof.Mariotti, perchè ancora oggi si parla di Renaissance rossiniana?

“Perchè ancora siamo nella fase di riscoperta dopo 40 anni, dell’opera omnia di Rossini. Fino a 40 anni fa il compositore pesarese era poco conosciuto. L’idea di realizzare un Festival Rossiniano mi nacque, allora ero consigliere comunale, quando assistetti alla Scala di Milano al Barbiere di Siviglia diretto da Claudio Abbado, con Teresa Berganza, e soprattutto per quella freschezza dell’operazione critica che rendeva l’opera, l’unica sempre eseguita nel tempo di Rossini, limpida e leggera come le pagine mozartiane. Era stata la Fondazione Rossini e in particolare Alberto Zedda a compiere quel miracolo, e dopo 10 anni da quell’evento musicale, riuscii collegandomi con gli studiosi della Fondazione Rossini, siamo nel 1980, a realizzare il Rof, che è stato un laboratorio musicale con le verifiche immediate dei musicologi e il contributo divulgativo di Casa Ricordi”.

-Prof.Mariotti, ancora oggi gli studiosi dibattono sul periodo del Silenzio rossiniano. Ci può dare la sua interpretazione?

“Nel 1829 Rossini è il compositore più ricco e stimato d’Europa e si trova nel pieno Romaticismo. E la sua prima opera romantica è anche l’ultima che compone: il Guglielmo Tell, dove si parla di lotta e libertà. Siamo nel periodo dello
STURM UND DRANG, PASSIONE E VALORI LIBERTARI, da portare anche nella musica. E proprio dopo il rivoluzionario Tell, Rossini si ammala di un male oscuro, la depressione. In realtà il linguaggio romantico non fa per lui e si chiude in un silenzio psicofisico, che secondo gli studiosi comprende due componenti: la prima di un rifiuto ideologico del codice estetico e la seconda la malattia. Il rifiuto nell’arte, ha avuto tanti importanti esempi, come Giotto che realizzò la Cappella degli Scrovegni a Padova, che poi si pente di come l’ha realizzata. E Picasso che è un pittore figurativo di successo che ad un certo punto rompe con la sua pittura e diviene rivoluzionario con il celebre dipinto delle Damoiselles d’Avignon e la nascita del Cubismo. Anche Rossini rompe con la realtà che lo aveva reso ricco e celebre e preferisce il silenzio non sereno. Tutte le sue 39 opere in meno di 20 anni di carriera finiscono in un remoto dimenticatoio. Fino a 40 anni fa era conosciuto il Rossini dell’Opera Buffa, poi si sta affermando sempre più il Rossini delle opere drammatiche, che sono in prevalenza nella sua produzione. Grazie al Rof si è realizzato un laboratorio di musicologia applicata che sarà un lavoro per generazioni, anche perchè i capolavori rossiniani bucano il tempo”.

PAOLO MONTANARI

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