Veltroni sfida il maltempo: in tanti ad applaudirlo

PESARO –  La passione per la buona politica che caratterizza la piazza di Pesaro, ha confermato il proprio dna proprio quando il meteo è stato più inclemente. Walter Veltroni è stato accolto da un lungo applauso, con il pubblico assiepato nel salone nobile di Palazzo Gradari addirittura in piedi al momento dell’ingresso in sala dell’ex segretario PD. Ad intervistarlo la giornalista Elisa Calessi di Libero.

Veltroni ha esordito inquadrando nella nuova arena mediale una delle cause dell’imbarbarimento della società italiana: “Gli strumenti di comunicazione non sono il male, anzi sono o sarebbero una opportunità da conoscere e sfruttare. Sappiamo bene che l’Italia è un Paese per tradizione accogliente e solidale. Le parole che, è storia recente, hanno provocato un imbarbarimento generale vengono da un utilizzo incontrollato, e non indirizzato di questi strumenti. Non possiamo legittimare parole una volta indicibili”. Sull’opinione pubblica: “Se riflettiamo bene, l’opinione pubblica è una miriade di opinioni private che finiscono per creare un condizionamento importante. Se la politica insegue la rabbia e il rancore il Paese va inevitabilmente a sbattere”. Sulla comunicazione politica: “I comizi devono saper emozionare. Se la destra fa leva sulla paura, noi evochiamo speranza. Al risentimento si risponde col sentimento”. Sulla democrazia: “Il privilegio di vivere in un Paese democratico non è qualcosa di acquisito per sempre. Anche in Europa ci sono esempi lampanti. Orban, da qualche tempo amico di Salvini, può mettere a rischio i valori della democrazia. Rendere la democrazia trasparente e veloce è sacrosanto, e in un’epoca di rapide trasformazioni il Governo e il Parlamento devono avere più poteri”. Sull’Europa: “La comunità dei Paesi europei rappresenta la cosa più importante che abbiamo creato nonostante i suoi limiti. I dazi non hanno ragione di esistere perché limitano l’azione del governo sovranazionale. Difendiamo le ragioni dell’Europa e lavoriamo per l’alternativa”. Sulla sicurezza: “Questo tema va affrontato partendo dalla percezione di sicurezza che hanno i nostri concittadini. Si tratta, in buona sostanza, più che altro di una convinzione sociale. La società sta mutando e noi abbiamo smesso di pensare in maniera globale: questo è il problema dirimente. La sinistra deve preoccuparsi della sicurezza sociale, altrimenti rimarranno le macerie. Il sogno è quello di una società sicura e aperta. Le società chiuse sono quelle più insicure. La sinistra deve essere portatrice di un sogno. Negli Usa ha vinto Trump perché i democratici non hanno evocato il sogno di Obama”. Sul PD: “In dieci anni abbiamo perso la metà dei voti. Dobbiamo capirne le ragioni e porci il problema di riconquistare chi ci ha abbandonato. Tante persone mi fermano e mi chiedono cosa abbiamo intenzione di fare, perché ammettono di essere disorientate. Il confronto con le persone aiuta a capire la realtà. Ognuno di noi si prenda la responsabilità di andare a parlare con le persone che non ci votano più, per recuperare almeno una parte del nostro consenso. E ricordiamoci che si può fare politica con grande passione ed enormi soddisfazioni, anche senza alcun tipo di incarico”. Sul riformismo di cui ha bisogno il PD: “Le discussioni sui nomi e sul nome del partito è surreale. Il PD è stato sequestrato dalle correnti. Apriamo porte e finestre per un grande lavoro di riconquista el nostro elettorato. Dobbiamo continuare ad essere riformisti. Ci sono momenti della storia in cui succedono cose inimmaginabili. Milioni di italiani aspettano la nostra iniziativa e la comunità del PD deve essere all’altezza della sfida. È sempre più necessaria l’unità della sinistra per affermare certi principi. La scissione da recuperare è quella con i sei milioni di elettori, non con gli stati maggiori”.

In serata, Enrico Giovannini, ex presidente Istat e ministro del Lavoro nel Governo Letto, ha presentato il suo ultimo libro “L’utopia sostenibile”, edito con Laterza nel marzo 2018, dialogando con l’economista Oscar Giannino. “Nel libro rifletto a partire dal rapporto del Club di Roma del 1972 – esordisce Giovannini, attualmente portavoce di Asvis, l’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile -. Infatti quel libro mi convinse ad intraprendere il percorso da economista. L’inguaribile ottimismo è di chi crede che l’attuale modello possa essere cambiato. Infatti non sappiamo quali siano davvero i limiti planetari, ma da alcuni segnali capiamo che questi limiti sono quasi stati raggiunti”. Poi un riferimento all’attualità: “Sapete che il crollo del ponte di Genova aumenterà il Pil? Infatti il prodotto interno lordo non tiene conto dei danni, ma misura il valore economico degli investimenti, che a Genova come, ad esempio, nelle zone terremotate, saranno davvero ingenti nel prossimo futuro. Dico questo per far capire quanto sia inadeguata, perché incompleta, la misura del Pil intesa come valore assoluto di riferimento per valutare la situazione economica”. Sul Bes e il suo rapporto con la Legge di stabilità: “Quando sviluppammo gli indicatori di benessere equo sostenibile – ero all’inizio del mio mandato all’Istat – auspicavo che entrassero ufficialmente nel ciclo di programmazione economica dello Stato. Questo è avvenuto ufficialmente nel 2016, concretamente dal 2017. Ma ancora un certo modo di ragionare non è entrato nel modo di ragionare di chi fa politica. Io vorrei sapere se, ad esempio, la prossima Legge di stabilità aumenterà o diminuirà l’indice di disuguaglianza, oppure le differenze di genere”. Crescita, ambiente ed inclusione sociale rappresentano la cifra di una politica orientata alla sostenibilità in ogni sua azione: “Attenzione, questi sono temi che l’Europa sta prendendo seriamente in mano. E non è stato facile: sono anni che lavoro a vario titolo con la Commissione europea, ma adesso l’articolo 3 del Trattato fondativo Ue sta diventando azione concreta. Questo articolo dice a chiare lettere che l’Unione combatte l’esclusione sociale, e promuove la coesione economica, sociale e territoriale, insieme alla solidarietà tra gli Stati membri”. Quindi sull’Agenda 2030, il documento dell’Onu approvato nel settembre 2015 ed ora oggetto di valutazione e pianificazione per tutti i Paesi membri delle Nazioni unite: “L’Agenda è un documento complicato, perché comprende una multiforme varietà di temi. Ma su tutti, questo documento valuta l’interconnessione tra benessere economico, coesione sociale, sostenibilità ambientale, approfondendone le interconnessioni”. Sul concetto di sostenibilità: “Noi siamo abituati a parlare, in maniera distinta, di politiche economiche, sociali, ambientali, e via dicendo. Invece qui parliamo di sostenibilità, che ingloba tutte queste materie e ne studia le interconnessioni. Ancora: trattiamo il concetto di resilienza, ovvero la capacità di reazione ai vari shock che le suddette politiche possono subire. Tenendo conto che, di solito, uno shock non è singolarmente tematico, ma trasversale. Attraverso l’Agenda 2030 ci occupiamo di proteggere, promuovere, preparare, prevenire, trasformare il mondo da qui al 2030. Certo, con un inguaribile ottimismo, e forse un po’ di utopia”.

Per consultare il programma digitare www.festapesaro.it. Dirette social dai dibattiti e dai luoghi della festa tutti i giorni, su Facebook, Twitter ed Instagram.

http://www.pdpu.it

Ph. Luca Toni

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