Uno spettacolo meraviglioso e irripetibile: Il Gala lirico a Montefabbri. Con foto

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E’ stato uno spettacolo meraviglioso e irripetibile quello che si è svolto nell’antica Pieve di San Gaudenzio a Montefabbri, un borgo solitario, selvaggio, fra il monte di Colbordolo e le colline prospicienti che anticipano il paesaggio urbinate. E in effetti Giovanni Santi, padre di Raffaello, nacque in queste zone e influenzò anche il paesaggio del figlio più illustre. Ci riferiamo al Gran Galà lirico organizzato dai Cantori della Città Futura diretti dal bravissimo maestro, compositore, pianista e direttore d’orchestra, Stefano Bartolucci. In realtà dietro questa manifestazione musicale che ha funzionato come un orologio svizzero, vi è la mano della tenace e creativa presidente del coro, Donatella Bastianelli, che per la prima volta ha portato i Cantori a tenere un Galà Lirico in uno dei luoghi più belli del comune di Vallefoglia. Quando si sente dire, ed è un detto comune, che la musica non ha confine, è proprio vero. Chi potrebbe immaginare il Brindisi della Traviata, invece che in un teatro, dentro una bellissima pieve, isolata dal mondo, ma piena di intimità e misticismo, che si avvicina agli spiriti musicali dello stesso Rossini, Verdi, Puccini, Bizet, autori di cui si sono eseguite delle composizioni? Eppure la magia della musica e la struttura del luogo e soprattutto il silenzio, di cui tutti noi abbiamo bisogno, sono stati la più bella scenografia anche innovativa di questo concerto. Fatta questa lunga premessa ma necessaria per inserire il concerto, veniamo al ricco programma. I solisti ad iniziare dal gioiello del Coro, il soprano Elisa Serafini, che è anche la pianista dei Cantori della Città Futura, ha interpretato nonostante la sua giovanissima età, in maniera mirabile, uno dei brani più difficili del repertorio rossiniano serio, Giusto Ciel da Semiramide. Poi un altro giovane cantante lirico, il tenore Pierluigi D’Aloia, anche lui nel repertorio rossiniano, con la celebre aria di Ramiro dalla Cenerentola del nostro Rossini. Quindi si sono cimentati nei ruoli solistici dei cantanti professionisti più affermati e con maggiore esperienza artistica. Ad iniziare dal poliedrico e funambolo basso-baritono Ken Watanabe, cantante giapponese che ha già calcato i principali palcoscenici dei mondo e che, a Montefabbri, ha evidenziato oltre alle indiscutibili qualità vocali, una interpretazione sia di Don Giovanni che di Leporello, dal Don Giovanni di Mozart, sorprendenti. La mia modesta considerazione è stata che Ken, ormai anche lui solista in pianta organica con i Cantori di Vallefoglia, ha acquisito la mimica, il dinamismo del personaggio buffo della commedia all’italiana-francese. Questo dimostra come Watanabe abbia anche uno studio alle spalle sulla messa in scena. Un’altra grande interprete della serata, il soprano Anna Caterina Cornacchini, allieva del maestro Luciano Pavarotti, che con l’interpretazione di Un bel dì vedremo dalla Madame Butterfly di Puccini, ha raggiunto dei vertici musicali, lirici ed emozionali unici. Anche il mezzo soprano Francesca Sassu, solista nell’organico dei Cantori, ha dato il meglio di sè in Habanera da Carmen di Bizet, sprigionando freschezza, passionalità e belle doti vocali. Buona la sua interpretazione di Isabella nell’aria Cruda sorte, dall’Italiana in Algeri, accompagnata da un intermezzo corale della sezione maschile dei Cantori. Poi vanno anche segnalati, non come gregari, non siamo in una tappa del Giro d’Italia, ma in un gioco di squadra complesso e articolato, qual è un coro, alcuni coristi: Oliver Mani, che per la interpretazione portentosa e da una voce bellissma del Toreador song da Carmen, si è ormai nell’immaginario collettivo, identificato con Escamillo. Auguri per una sua carriera. Lara Vimini, la corista precisa ed appassionata, in un bel assolo da Traviata di Verdi e il bravo Guglielmo Ugolini in una breve parte dal brindisi della Traviata. E il coro, tanto citato, vi chiederete cosa ha fatto? E’ stato la spina dorsale del concerto, con interventi puntuali e mirati. Entrate, piani e forti equilibrati nel Middley di Verdi composto dal maestro Bartolucci, nella preghiera Dal tuo stellato soglio dal Mosè in Egitto, Zingarelle e Matodori e Brindisi finale di Traviata che per richiesta del pubblico in delirio è stato rifatto. Che bel gioco di squadra!

 

PAOLO MONTANARI

FOTO MARTA FOSSA

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