Una grande Adina riecheggia nel ricco cartellone del Rof

Occorre riprendere alcune considerazioni su Adina la Farsa in un atto di Gherardo Bevilacqua Aldobrandini e musica di Gioachino Rossini, che sta andando in scena al teatro Rossini di Pesaro, per la regia della pesarese Rosetta Cucchi. Nel cartellone pesarese la farsa potrebbe fare la parte minoritaria di fronte al monumentale ritratto storico-musicale di Ricciardo e Zoraide e il popolare e stratosferico Barbiere di Siviglia di Pizzi. Ma in realtà anche per le capacità di recupero dovuta alla renaissance rossiniana, Adina non solo per merito dei cantanti, del coro, dell’archestra, dIrettore musicale e regista, è riuscita a rinnovarsi, o meglio uscire da quel sonno un pò voluto anche dagli stessi addetti ai lavori e critica, in questi anni. Certo che come ha sottolineato Arrigo Quattrocchi, le anomalie di questa operina sono molte: la circostanza della nascita, per un palcoscenico quello di Lisbona lontano da Rossini; l’intervallo di tempo di otto anni dalla composizione alla prima rappresentazione; anomalo il genere della farsa semiseria, che Rossini aveva praticato nei suoi primi anni di carriera e poi abbandonato e infine la scoperta dell’edizione critica, della collaborazione di più mani per la realizzazione di Adina. Ma tutte queste anomalie sono volute o fortuite? Modestamente propendo per la seconda soluzione, perchè Rossini, pur essendo nella sua proverbiale oziosità, il più prolifico compositore europeo del suo tempo, era impegnato in quel periodo nella fase più intensa con i teatri di Napoli, con quel mastino che fu Barbaja, che gli chiedeva opere su opere. La commissione di Adina, però non poteva essere rifiutata da Rossini e il contratto venne stipulato a Napoli il 7 aprile 1818. Ma passarono otto anni perchè Adina potesse essere messa in scena il 12 giugno 1826 al San Carlos di Lisbona. E i motivi possono essere tanti. Adina fu il nome dell’opera. Ma anche qui vi è un mistero. Esisteva già un libretto del Romani messo in musica da Francesco Basili dal titolo Il Califo e la schiava, che andò in scena alla Scala di Milano nel 1819. E’ possibile che Rossini, maestro anche nel ricomporre opere, fosse a conoscenza di questo libretto di Felice Romani e che abbia, con la sua consueta abilità, un’opera semiseria, che si poteva aggiungere alle cinque farse, La cambiale di matrimonio, L’inganno felice, La scala di seta, L’occasione fa il ladro, Il signor Bruschino. In particolare L’inganno felice rese molto popolare Rossini a livello europeo. Quindi la scelta di poter comporre Adina, nonostante gli impegni musicali e contrattuali di Rossini a Napoli, in primis nel 1819 per il Mosè in Egitto, non è stata certamente di calcolo pecuniario, ma grazie alla bravura del librettista Bevilacqua di rendere il personaggio di Adina, neutrale, Rossini nella partitura dell’opera, ogni elemento appare perfettamente calcolato, frutto di un preciso progetto in cui l’autoimprestito o il prestito da altri si inserisocno con naturalezza. Come L’inganno Felice anche Adina comprende solo cinque personaggi, con un’unica figura femminile. Come le cinque farse musicali veneziane che si articolano in nove numeri musicali, anche Adina comprende nove numeri, compensando la mancanza della sinfonia con l’aggiunta di un coro. Adina segue lo schema delle quattro arie e un duetto e rispetto alle farse Adina ripropone l’introduzione, il Pezzo d’insieme e il Finale, con la variante significativa, dispostare il pezzo d’insieme verso la fine.

Insomma uno spettacolo da vedere assolutamente.

PAOLO MONTANARI

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