Tullio De Piscopo fa impazzire i 3000 pesaresi alla Palla di Pomodoro per il concerto di ferragosto. Omaggio alle vittime di Genova e a Gioachino Rossini

Non ci sono stati i tradizionali fuochi d’artificio di ferragosto, per il vento contrario, ma il concerto di Tullio De Piscopo, famoso batterista napoletano, cantautore, percussionista, ha fatto impazzire più dei fuochi d’artificio, i 3000 pesaresi e non, che sono venuti ad ascoltarlo alla Palla di Pomodoro, per il concerto di Ferragosto, organizzato dal Comune di Pesaro e dalla Federazione albergatori. Presenti per l’occasione, il sindaco di Pesaro, Matteo Ricci, e il presidente degli albergatori pesaresi, Oliva. Un ringraziamento alla città e al grande De Piscopo, ma prima un minuto di silenzio chiesto da Ricci, per le vittime di Genova. E anche l’artista partenopeo, nel corso del suo bel concerto, ha voluto rendere omaggio alle vittime di Genova, con un brano musicale che proprio il 14 agosto ha composto, per ricordare l’immane catastrofe. Un brano per sola batteria con ritmi incalzanti, che si sono susseguiti come echi di una tragedia preannunciata e poi i martellamenti che sono divenuti sempre più assordanti e intervallati da una breve quiete che lo stesso Tullio De Piscopo ha voluto simboleggiare con il salvataggio fortuito di un ragazzo sardo appeso ad un traliccio del ponte spezzato. Ma veniamo al concerto dell’artista napoletano, classe 1946, ma con una energia esplosiva e capacità artistica, che sa spaziare nei suoi concerti a sonorità le più varie, dal jazz-pop, al rap, ai motivi napoletani. Un artista che è più interessato al pubblico che al genere o allo stile e che vuole continuamente coinvolgere ed emozionare come nell’omaggio al termine del concerto a Gioachino Rossini, non solo per le celebrazioni in corso, ma anche per il rapporto fra il compositore pesarese e Napoli. Sono state eseguito da De Piscopo e la sua bravissima band, delle variazioni alla famosa Tarantella napoletana. Ma già in passato Tullio De Piscopo aveva realizzato delle contaminazioni nel mondo della musica classica, in chiave moderna con Mozartiana. Uno dei brani più famosi eseguiti ìn concerto è stato Stop Bajon del 1984, un rap composto dall’amico Pino Daniele. Ma vi sono stati brani in cui De Piscopo è entrato in maniera stratosferica nel mondo del blues e vedute africane che si intrecciano con i ritmi della canzone o meglio dei suoni di Napoli. La capacità artistica di Tullio De Piscopo ha una derivazione generazionale, in quanto il padre era a sua volta un batterista e percussionista che suonava nell’orchestra del Teatro San Carlo di Napoli. Fin da ragazzo Tullio suonò nei locali napoletani, poi si trasferì a Torino e a Milano dove collaborò con Augusto Martelli, Vuctor Bach e, soprattutto, Piero Presti, con il quale formò per gran parte degli anni settanta una delle sezioni ritmiche più innovative e richieste a livello internazionale. Poi entrò a far parte del Franco Cerri Quartet e gli si aprì il mondo del jazz. Da qui le sue numerose collaborazioni con Max Roach, Chet Baker, Dizzy Gillespie, Gil Evans e poi Astor Piazzolla, fino ad approdare alla musica leggera e ai festival di Sanremo. De Piscopo è stato anche autore di colonne sonore come per il film Mi manda Picone di Nanni Loy.

PAOLO MONTANARI

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