Il duo Florez-Romanovsky con “Donala a questo core”, fa scoppiare in applausi il pubblico dell’Adriatic Arena per la prima di Ricciardo e Zoraide

Un’opera perfetta dal punto di vista musicale, vocale, scenico e con una regia, del canadese Marshall Pynkoski, equilibrata e non condizionata dalle sirene “politiche” che spesso vogliono stupire le opere liriche soprattutto nei grandi festival. Non poteva che aprirsi meglio il Rossini Opera Festival 2018, con un Ricciardo e Zoraide meraviglioso, un recupero importante per l’edizione critica della Fondazione Rossini, in collaborazione con Casa Ricordi a cura di Federico Agostinelli e Gabriele Gravagna. L’opera verrà replicata martedì 14 agosto, venerdì 17 agosto e lunedì 20 agosto alle ore 20,00 all’Adriatic Arena. L’opera è un dramma serio in due atti di Francesco Berio Di Suasa, musica di Gioachino Rossini. Un’opera nell’oblio riscoperta dalla Fondazione Rossini e portata in scena dal grande regista Pynkoski, che senza forzature, ha voluto rendere nella essenzialità scenografica di Gerard Gauci, la bellezza dei costumi di Michael Gianfrancesco, l’equilibrio e maestria musicale del maestro Giacomo Sacripanti che ha diretto l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai e il Coro del Teatro Ventidio Basso, diretto dal maestro Giovanni Farina. E per ultimo nella scaletta, ma per primi per il valore artistico-vocale, i cantanti, un cast stellare che ha visto il ritorno a Pesaro di Juan Diego Florez, nel ruolo di Ricciardo, il suo è un ritorno dopo 22 anni di Rof, una meravigliosa Zoraide, il soprano sud africano Pretty Yende e il terzo grande protagonista il tenore russo Sergey Romanovsky nel ruolo di Agorante. E lo stesso Romanovsky a svelarci che all’inizio della sua carriera musicale doveva fare il violinista, poi per mancanza di soldi, non potè comprare lo strumento musicale e si orientò nel liceo musicale della sua città al canto. Ma tutti bravi, Nicola Ulivieri in Ircano, Victoria Yarovaya in Zomira, Xabier Anduaga in Ernesto, Sofia Michedlishvili in Fatima, Martiniana Antonie in Elmira e Ruzil Gatil in Zamorre. Essendo una nuova produzione, l’attenzione della critica e del numeroso pubblico dell’Adriatic Arena, ha avuto due punti di riferimento: il primo l’aspetto registico-scenografico e il secondo vocale. Dal punto di vista registico lo stesso Pynkoski, nel presentare Ricciardo e Zoraide aveva sottolineato: “Abbiamo deciso di non mettere in scena una contrapposizione tra bianchi e neri, il dramma al contrario si focalizzerà sulla lotta per il potere all’interno delle relazioni e degli scontri tra i protagonisti”. Questa è la prima novità del dramma messo in scena dal Rof. Non si sono volute creare quelle attualizzazioni, talvolta forzate con gli avvenimenti dei nostri giorni, che piacciono anche a tanti registi. Nel caso specifico non si parla nel dramma rossiniano di scontro fra il mondo africano e quello europeo e tanto meno di immigrazione, di apartheid. Ma si gioca il dramma sui sentimenti dei protagonisti, dove Pynkoski, da una tiratina d’orecchie in particolare ai personaggi cristiani, perchè più disonesti e ambigui, rispetto ai personaggi mussulmani. Anche il tema del conflitto di religioni viene evitato, non per un timore pregiudiziale, ma per la volontà dello stesso regista, che vuole che lo scontro sia sulle emozioni sentimentali. E in questo scontro i mussulmani vincono la battaglia, perchè sono più diretti ed onesti rispetto ai loro sentimenti ed alle loro volontà politiche. Vi è certamente nell’opera rossiniana e, di conseguenza, anche nella scelta registica, un riferimento indiretto al Ratto del serraglio di Mozart, ma anche in questo caso non si superano i toni e le accentuazioni scenico-musicali. Le partiture rossiniane sono impreziosite da lunghi momenti lirici, arricchiti anche dai balletti che hanno effetti scenici per rafforzare l’azione dei personaggi. Il duo Florez-Romanovsky con “Donala a questo core”, di una bellezza infinita, ha fatto venir giù dagli applausi l’Adriatic Arena, e questo dimostra come questa opera RESUSCITATA, dopo il primo ventennio dalla sua esecuzione, abbia oggi un significato non solo musicale ma di poema eroico comico, con le forti contaminazioni letterarie, che arricchiscono una partitura musicale sublime.

PAOLO MONTANARI

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