Attesa per l’avvenimento operistico più importante italiano: Il Barbiere di Siviglia diretto da Pierluigi Pizzi. Record di presenze al Rof 2018

C’è molta attesa per la prima de Il Barbiere di Siviglia di Rossini, diretto da Yves Albel per la regia di Pier Luigi Pizzi. Un Barbiere nuovo e nello stesso tempo legato fedelmente alla partitura musicale. Ripercorriamo riprendendo una storica riflessione di Alberto Zedda, che nel 1969 fece la prima edizione critica del Barbiere di Siviglia, perchè quest’opera, la più conosciuta è stata definita manifesto rivoluzionario. “La nuova opera progettata da Rossini e Sterbini per la stagione romana di carnevale del 1816, ALMAVIVA, o sia L’INUTILE PRECAUZIONE, prevedeva come protagonista maschile nel ruolo del Conte d’Almaviva, il tenore Manuel Garcia, che doveva avere un ruolo centrale e cantare l’aria finale “Cessa di più resistere” Ma in Rossini è la figura di Figaro che domina su quella del padrone. Il titolo inziale ALMAVIVA scomparve subito e divenne IL BARBIERE DI SIVIGLIA che la direzione orchestrale di Claudio Abbado, al teatro La Scala di Milano, segnò il recupero autentico della commedia rossiniana, fino ad arrivare ad oggi, che grazie alle ulteriori modifiche apportate nel 2009 dalla Fondazione Rossini, ci hanno restituito un’opera integra nella partitura ricca di recitativi. Per Alberto Zedda il Barbiere di Siviglia non era soltanto una bellissima opera lirica che scorre da cima a fondo senza appannamenti d’ispirazione; era anche un eloquente manifesto della rivoluzione portata da Rossini nel teatro melodrammatico. Perchè l’impatto dirompente con la tradizione risulti chiaro, Rossini ricorre alla popolare opera comica di Beaumarchais e sceglie un soggetto dove la contrapposizione fra l’aristocratico mondo al tramonto e quello democratico nascente viene a costituire il motivo portante della vicenda. E Pier Luigi Pizzi riprende questa dicotomia e le dà un’impronta sociale, dove il conflitto di classe trova ad un certo punto un accordo nell’integrarsi gli uni con gli altri per aiutarsi e dare vita a delle metamorfosi. Rossini rimane affascinato dalla commedia francese e, soprattutto, dal fatto che gli attori della storia si dividono nettamente in due gruppi contrapposti: l’uno mosso da spiriti decisamente moderni; l’altro guidato da un ottuso conservatorismo, scampato al vento rinnovatore della rivoluzione francese. Per Pizzi queste figure sono mostri contemporanei, che possiamo trovare anche nella nostra società. Ecco perchè Il Barbiere è sempre moderno, e non deve essere visto come una semplice operazione comique, ma una storia intessuta sì di momenti di ilarità ludica, ma anche di ironia e pathos. Prendiamo ad esempio il corteggiamento del conte d’Almaviva per Rosina, che si presenta come il giovine povero e studente Lindoro, come farà poi Verdi nel Rigoletto con il Duca di Mantova con Gilda, per giocare l’inedita partita dell’amor sincero. La Grande Spagna, la sua cultura si trasforma in Rossini in un primo amoroso lirico, in cui si svelano autentici sentimenti. Pizzi nella sua regia solare, mantiene queste regole del gioco, in alternarsi di ruoli ben precisi: il conte d’Almaviva e la combattiva Rosina, che però viene trasformata in una eroina da cinema muto, la ragazzina innocente ma astuta, con le parvenze della protagonista di Giglio infranto di Griffith. Anche qui dunque due mondi che si contrappongono. Scriveva Zedda: ” Nella grande aria del secondo atto, l’Aria della lezione, Rosina contrapporrà l’aulica perorazione di sentimenti nobili degni di una futura Contessa d’Almaviva, “Contro un coro” alla cabaletta ” Cara immagine”, alternando cipiglio da opera seria a gioiosi gorgheggi di felicità”. Il terzo esponente della commedia è Figaro, la sua forza energetica, e che ha ricevuto da Rossini un lascito musicale di tale felicità da giustificare pienamente la sua promozione a protagonista dell’opera. Pizzi, Rossini e la cavatina: Largo al factotum della città. Un triangolo perfetto fatto di fantasia, estro creativo. Anche la vocalità supera gli schemi del basso primottocentesco prefigurando la tipologia del moderno baritono. Ma perchè Pizzi definisce mostri il conte d’Almaviva, Figaro e Rosina, perchè vogliono forse infrangere i tabù dei loro tempi? Sul versante opposto, quello del mondo di ieri, il Dottor Bartolo, un grande Spagnoli nella versione di Pizzi,afferma la sua appartenenza a una classe rispettabile con una lunga e difficile aria di sortita. Bartolo però non deve essere visto come una macchietta, e buona è infatti l’interpretazione che ne da Pizzi, che esalta l’uomo Bartolo, il gran dottore della mia sorte, ma allo stesso tempo mantiene un atteggiamento rancoroso e polemico. Anche Basilio non è il pretastro acido e maligno, come ci tramanda la tradizione teatrale tardottocentesca in omaggio ad un anticlericalismo di maniera. Basilio non è un prete vero e l’abito talare è una divisa imposta ai precettori, ma dietro la malignità della cavatina “la calunnia è un venticello”, vi è un contrasto fra il vecchio e il nuovo, fra il tragico e il comico. Infine Berta, che in Pizzi ha anche un ruolo flash erotico, con la sua aria di sorbetto, “Il vecchiotto cerca moglie”, firmata dallo stesso Rossini; l’aria riprende la consuetudine di tratteggiare una seconda donna afflitta da pruriginose nostalgie. Insomma l’attesa quasi spasmodica di questo Barbiere di Siviglia, la prima sarà lunedì 13 agosto alle ore 20,00 all’Adriatic Arena, è assolutamente giustificata. Dopo l’interpretazione lugubre e barocca di Ronconi, ci aspetta un Barbiere pieno di luci, che nella prima stesura rossiniana, fece soffrire il Nostro Gioachino, trovandosi ad affrontare un problematico contrasto fra il realismo di situazioni descritte da dialoghi lucidamente argomentati e la natura astratta del suo linguaggio musicale. In una sintesi profonda ed essenziale, Pier Luigi Pizzi ci ha regalato il suo primo Baribiere di Siviglia da regista, con profonde innovazioni e un rigore di lettura della partitura.

PAOLO MONTANARI

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