IL MIO BARBIERE DI SIVIGLIA. Pierluigi Pizzi presenta il capolavoro rossiniano che andrà in scena all’Adriatic Arena lunedì 13 agosto

Il secondo incontro nella sala della Repubblica del Teatro Rossini, dedicato all’ascolto de Il Barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini, ha avuto un significato molteplice, che non ha interessato solo l’aspetto musicologico e registico, ma anche quello programmatico per il futuro del Rof, della Fondazione Rossini, collegata al nascente museo Rossiniano e al Conservatorio Rossini. Infatti nella prima parte della mattinata, Pierluigi Pizzi, regista de Il Barbiere di Siviglia, che sarà ricordato come il Barbiere del 159esimo e il direttore musicale Yves Abel, introdotti da Ilaria Narici della Fondazione Rossini, hanno spiegato il perchè della scelta di un’opera che costituisce repertorio, cioè che dalla prima rappresentazione al Teatro Argentina di Roma è stata continuamente portata in scena nell’800 e nel ‘900 fino ai nostri giorni. Ad ascoltarli una platea con tanti appassionati e addetti ai lavori e in prima fila il sovrintendete del Rof Ernesto Palacio, il presidente del Rof e assessore alla bellezza del comune di Pesaro, Daniele Vimini, il presidente uscente della Fondazione Rossini Oriano Giovannelli, il presidente del Conservatorio Giorgio Girelli, il direttore del Conservatorio Ludovico Bramanti, il presidente del comitato nazionale delle celebrazioni rossiniane Gianfranco Mariotti e soprattutto lui il neo presidente della Fondazione Rossini, Gianni Letta. Tutti per ascoltare Pizzi e Abel su un Barbiere che si preannuncia uno spettacolo veramente degno per queste celebrazioni rossinane, ma con il volto spesso rivolto a Letta per ascoltare alla fine un suo intervento di saluto e ringraziamento per l’incarico ricevuto. Ilaria Narici nell’introduzione all’incontro ha sottolineato che nel tempo vi sono state molte modifiche teatrali di questa commedia in due atti di Cesare Sterbini, che grazie all’edizione critica del 1969 di Alberto Zedda, è rinata, perchè nel corso di due secoli è stata riempita di gag e addirittura di cambio di ruoli vocali e quindi la commedia scritta da Rossini è divenuta una commedia inopportuna e distante. Il lavoro di Zedda consistette nel riprendere la partitura con modifiche sostanziali. Il Barbiere fu staccato dalla tradizione, mantenendo una trasparenza tardo-settecentesca. Nel 2009 la Fondazione Rossini riprese l’edizione critica di Zedda e fece ulteriori indagini fino a pubblicare in due poderosi volumi, la stesura definitiva.

-Pierluigi Pizzi come ha letto Il Barbiere di Siviglia del Rof 2018?

“Innazittutto non ho fatto alcun taglio ai recitativi perché provocano dei buchi significativi. Per me impegnarmi nel Barbiere, è stato un appuntamento rimandato. Ho frequentato Rossini da tanto tempo ma devo al Rof fin dal 1982, la possibilità con il Tancredi, di inoltrarmi in un oceano infinito. Ho potuto riflettere sulle opere serie che sono la maggioranza della produzione rossiniana e di quelle semi serie. Il Barbiere di Siviglia lo avevo affrontato in precedenza da scenografo e l’avevo valutato come una commedia. La storia parte dal teatro francese, ben ripreso dal librettista Sterbini, che ha adottato uno stile di scrittura indispensanbile da riprendere nella sua integrità. Importanti anche i lunghi recitativi spiegano la narrazione diretta senza disperdere la qualità dell’opera”.

-Come è stato realizzato questo Barbiere di Siviglia, che già fa parlare per le sue novità?

“Le prove sono iniziate senza avere un palcoscenico, perchè dovevamo dividere il teatro con l’altra opera in programmazione. Quindi si sono svolte delle prove a tavolino con il testo letto come in prosa, con personaggi interpretati in maniera profonda, nello stile e nel pesare ogni battuta. Abbiamo fatto un grande lavoro sulla dizione e un confronto comparato con il discorso musicale. Ho voluto portare l’essenzialità nel Barbiere e far scomparire la farsa e la macchietta accumulate che coinvolgevano anche i cantanti con una serie di caccole (gag) . Ho dovuto lavorare per sottrazione ma mi sono reso conto che non puoi solo togilere e devi compensare con altri valori. I personaggi del Barbiere di Siviglia sono dei mostri a cui però ho voluto dare una carica di umanità e simpatia , come aveva concepito Rossini per i suoi cantanti. Dunque ho utilizzato un processo di umanizzazione dei personaggi che ci diventano più famigliari. E del resto nel finale gli stessi dicono di essere tutti dei bricconi. Figaro interpretato magistralmente da davide Luciano è il motore di tutta la storia e sprigiona una energia per andare a tutta velocità. Poi vi è una giovanissima Rosina interpretata dalla brava Aya Wakizono che non è ingenua anzi ha una strategia da fraschetta per conquistare Lindoro giovane rampollo di famiglia nobile che a sua volta vuole conquistare Rosina. Per la prima volta Rossini ridimensiona lo scontro di classe. Figaro ìè il servo del Conte d’Almaviva che ha bisogno di lui e viceversa, sorgendo così una complicità di fondo . Due interpreti giovani con lo stesso linguaggio senza stravaganze o devianze. Vi è poi la figura di Fiorello, che all’inizio assomiglia a quella di Neporello nel Don Giovanni di Mozart. Vi è il tema del travestimento. Poi vi è il coro e il tema della Forza. Sono gli stessi personaggi del coro che all’inizio rappresentano i musici. Una rappresentazione nella rappresentazione, tema ludico rossiniano. Poi Bartolo e Basilio i due mostri veri della commedia. Il tema della calunnia, che non sarà rappresentata dal tuono di un cannone, ma da un botto del tappo di una bottiglia di cahampagne, implica una sadica tortura frammista al divertimento di Basilio che vuole affettare un salame. e Bartolo visto nel tempo come un personaggio penalizzato come un babbeo è nella mia interpretazione un dottor della mia sorte forte e di una personalità complessa, tutt’altro che un personaggio buffo, ben interpretato da Pietro Spagnoli a cui ho aggiunto anche una difficoltà nella pronuncia della r. Inoltre in un’aria aggiunta al suo ruolo diventa addirittura un rapper. Questo evidenzia la modernità della scrittura rossiniana. Berta è un personaggio credibile dove vi è una gag erotica, unica trasgressione dell’opera stessa. Comunque voglio fare un elogio a tutti i personaggi che sono da manuale che in un mese di lavoro hanno svolto un lavoro straordinario, con un clima di lavoro perfetto e dialettico. Una luce meditterannea e controluci in un bianco diffuso che permettono lo svilupparsi delle silohuette dei personaggi. I costumi sono non storicizzati e vicini al periodo rossiniano. Non ci sono parrucche e trucchi”.

Per il direttore Yves Abel , l’avvicinamento al Barbiere di Pizzi è stato impressionate.

“Ero rimasto colpito dall’edizione critica di Zedda del 1969. Ora si sono aggiunte nuove complessità indici e piccoli dettagli che aiutano a capire chi sono questi nuovi personaggi e come sia necessario adattare questo testo ai cantanti che sono differenti come l’orchestra da quella del periodo di Rossini. Le voci stesse sono completamente diverse. sarebbe necessario per un confronto fare una foto per i cantanti di Rossini e congelarla e poi confrontarla con quella di oggi. Ho diretto 15 opere di Rossini ed ho sempre trovato energia e forza interpretativa, soprattutto negli accelerandi e ben calcolati. Pensiamo al passaggio di tensione nel tema della sinfonia che si deve accentuare la seconda volta. Ho già diretto 8 volte il Barbiere ed è la prima volta che il regista viene a tutte le prove musicali ed io vado alle prove di regia. Un coinvolgimento totale.”

Poi l’attenzione si è concentrata sul neo presidente della Fondazione Rossini Gianni Letta, che in conferenza stampa con il sindaco di Pesaro, Matteo Ricci, Oriano Giovannelli e Daniele Vimini, ha esordito che cercherà di mettercela tutta. “Quest’anno è un anno magico perchè a Pesaro è tornato un Barbiere mai visto da tanto tempo. Pizzi dopo la sottrazione ha aggiunto la sua cultura, il gioco di luci straordinarie. Vi è un salto nella memoria a quel leggendario Barbiere di Siviglia del 1969 diretto alla Scala da Claudio Abbado, a cui assistette Gianfranco Mariotti, e che fu l’incipit del Rof che sarebbe nato 11 anni dopo, con una riletturae architettura rossiniana nuova e una sinergia che fin dall’inizio,anche se con momenti di incomprensioni, sta durando nel tempo fra comune, Fondazione e Conservatorio. Tutto questo per conservare la memoria di Rossini. Cercherò, ha aggiunto Letta commosso, la lezione di Giovannelli, perchè sono un uomo che viene dalla provincia e per questo tenace forte nei miei fini. Il sindaco Ricci ha voluto sottolineare che Pesaro deve essere una città sempre più ambiziosa dove è in crescita il turismo culturale. Quest’anno le celebrazioni rossiniane saranno portate a Seul, Tokio, Atene e Parigi e dal 1 marzo bisogna dar seguito al lavoro del Rof e guardare al prossimo decennio, con una collaborazione più stretta con Urbino, per raggiungere un traguardo quello del 2033 quando le due città possano diventare capitali europee della cultura. Nel 2020 vi saranno le celebrazioni di Raffaello e questo è un appuntamento da non perdere. Già il 18 agosto durante lo spettacolo di Massimo Ranieri spiegherò i due progetti del Museo Rossini che grazie alla Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro, verrà ospitato nel secondo piano di palazzo Antaldi. Vi sarà poi il progetto del vecchio Palas che con un finanziamento di 2,5 milioni di euro della famiglia Scavolini, per un costo complessivo di 4,5 milioni di euro, dverrà non solo auditorium della musica con i suoi 2000 posti ma anche sede per altre attività. Infine realizzeremo la città della musica nella città coinvolgendo il Conservatorio Rossini tutelato con un finanziamento europeo e palazzo Ricci”.

PAOLO MONTANARI

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