Un Elisir d’amore narrativo per il regista Damiano Micheletto

MACERATA – Per Damiano Micheletto L’Elisir d’Amore di Donizetti è una delle opere più amate e che ha portato in giro in Europa. L’approccio con lo Sferisterio di Macerata è però stato diverso, perchè si è trovato di fronte ad uno spazio nuovo all’aperto .

-Come è nato maestro l’Elisir D’amore al Macerata Opera Festival?

“Premetto che è la prima volta che faccio un’opera all’aperto. I loghi aperti sono più calorosi e popolari e sono connaturati ad un certo tipo di melodramma e spesso la storia antica si racconta col cielo in vista per narrare il melodramma. Perchè l’ambientazione è uno stabilimento balneare, invece di un semplice paese di campagna? Perchè sono partito dai personaggi che hanno in comune un fil rouge in cui possono naturalmente collocarsi. Il mare attira i pettegolezzi e le storia d’amore. L’opera di Donizetti è si comica, ma ha anche aspetti amari. Nemorino il personaggio più ingenuo e talvolta fiabesco è però il personaggio che soffre di più, mentre Dulcamara è il simbolo dell’ambiguità. In Micheletto l’elisir diviene la droga che nel coro finale esprime uno sballo collettivo nell’impianto balneare”.

-L’elemento acqua è determinante in questo Elisir?

“Si ci sono molti spruzzi e l’acqua è il coltrantare di una giornata torrida e acquista una dimensione più umana rispetto ad una tradizionale e retorica agreste del mito del buon selvaggio. Ho mantenuto fedeltà al libretto con un approccio narrativo, in cui si determina l’equilibrio fra parola e musica ”.

 

A cura di PAOLO MONTANARI

https://www.sferisterio.it/macerata-opera-festival/lelisir-damore

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