Il Flauto magico per la regia di Graham Vick fa discutere i melomani al Macerata Opera Festival. Intervista a G. Vick

– Maestro Graham Vick, lei, con il Flauto Magico di quest’anno, al Macerata Opera Festival è la sesta volta che affronta questo capolavoro mozartiano, che ha la novità di essere in italiano e non in tedesco. Perché?

“Perché l’ultima opera di Mozart nasce come uno spettacolo popolare e comico, che deve essere comprensibile a tutti. Per questo motivo l’ho realizzata in italiano. D’altra parte è stata scelta la versione rtimica di Fedele D’Amico, del 1979, che a sua volta si rifà alla prima traduzione italiana del Flauto, quella settecentesca di Giovanni De Gamerra. E certe espressioni sono migliori rispetto a quelle tedesche. Siamo intervenuti molto sui dialoghi parlati per renderli più diretti e colloquiali, e qualche volta anche sul canto, quando abbiamo trovato soluzioni che meglio si adattavano alla musica di Mozart. Noi abbiamo mantenuto la metrica originale dei tedeschi e, quindi, non vedo nessun sconvolgimento. In sostanza si è tenuto un esercizio di interpretazione. Abbiamo anche tagliato due numeri musicali nel secondo atto. Una riduzione naturale del Flauto Magico che non ha rivoluzionato l’opera”.

-Come si è svolto il complesso lavoro di allestimento del Flauto Magico?

” E’ stato un lavoro collettivo di lettura e traduzione, una specie di master class, al quale hanno preso parte il direttore d’orchestra i cantanti e tutto il team di tecnici”.

-Perchè non si fanno più le opere in traduzione? E’ il mercato che va così?

” Sicuramente, i sopratitoli hanno ucciso tutto, la lingua originale è diventate un riflesso automatico, senza che nessuno si pone la domanda di come nasce uno spettacolo”.

-Quest’anno il tema del Macerata Opera Festival è verde speranza. Anche il Flauto Magico rientra in questa riflessione?

“Si perchè questa edizione del Flauto magico parte da una riflessione legata alla fissione nucleare del Big Bang, cioè che per creare occorre prima distruggere. Ed in questa dicotomia nasce il senso della vita. E poi la speranza per me significa ancora credere in un futuro progettuale”.

-Si parla di un Flauto Magico cosmopolita. Perchè?

“Perchè cerca di recuperare le utopie se ancora riusciamo a trovarle. Lo spettacolo del Flauto Magico è collettivo, cantanti, coro e cento persone locali e immigrati. E’ un’opera corale come l’aveva concepita Mozart per il popolo. Quest’opera ha anche un valore per i maceratesi che si devono sentire orgogliosi di avere vicino ad una porta della città, lo Sferisterio. Inoltre Macerata nei mesi scorsi è finita al centro delle cronache giudiziare per questioni riguardanti i movimenti migratori e la presenza di rifugiati da paesi in guerra. Quindi il prendere parte al Flauto Magico, italiani e stranieri, è un segno di civile convivenza. Addirittura queste persone costituiscono una specie di coro greco, come in Aristofane, nel quale la loro è una funzione di disturbo, con declamazione e commenti dei testi, che va al di là della partitura originale e entra nel significato didattico dell’opera.”

-Il Flauto Magico è un’opera massonica?

“Sappiamo della vicinanza di Mozart alla massoneria, ma però alla fine vi è Pamina, una figura complessa più di quanto si possa immaginare, che in quanto donna non è ammessa alle leggi massoniche. Dunque Mozart va oltre la regola, tema che aveva già sviluppato con l’Idomeneo”.

-E gli uomini nel Flauto Magico?

” Sarastro è l’iniziato che attende, perchè non può avere il simbolo del sole? Perché neppure lui conosce il futuro, e mentre tenta di raggiungere la luce, sul cammino inciampa e sbaglia come tutti. Tamino è il personaggio più simpatico, perchè credulone ma generoso e deve imparare a scegliere”.

 

A cura di PAOLO MONTANARI

https://www.sferisterio.it/macerata-opera-festival/il-flauto-magico

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