Con la Traviata degli specchi, si realizza il motto verdesperanza del Macerata Opera Festival 2018

Il motto di quest’anno del Macerata Opera Festival 2018 è il verdesperanza, e certamente l’opera che rappresenta il continuum e la speranza per allestimenti teatrali sempre migliori e fortunati, è stata quest’anno la Traviata di Giuseppe Verdi, che riprende l’invenzione scenografica di quel genio del teatro mondiale, Josef Svoboda. Era il 1992 quando venne rappresentata la Traviata degli specchi e come tutti le opere rivoluzionarie, fece scalpore, con i pro e i contro, come tutte le opere sperimentali e innovative. Mi piace sempre ricordare la Sagra della primavera di Stravinskji, perchè fu all’inizio un fiasco e poi divenne il manifesto del balletto e musica collegata del Secolo breve. Se vogliamo, la fortuna del Macerata Opera Festival legata alla Traviata degli specchi è paragonabile con i vari distinguo anche da un punto di vista scenografico e soprattutto musicale al Viaggio a Reims per la regia di Luca Ronconi e la magica bacchetta di Claudio Abbado e un cast vocale a dir poco stellare. Perchè analogia? Perchè i grandi Festival come Macerata e Pesaro hanno bisogno di opere – simbolo, veri documenti su cui si basa la coscienza storica dei Festival stessi. Quest’anno Macerata Opera Festival, proseguendo un iter artistico innovativo, un working progress forse non sempre ben visto dai melomani, ha voluto con la Traviata di Svoboda recuperare questa continuità storica anche con altre due altre opere completamente diverse, Il Flauto magico di Graham Vick , dove la bellezza e la misteriosità della musica mozartiana raggiunge vertici sublimi e l’allestimento balneare, in realtà non più originale dell’Elisir d’amore di Donizetti per la regia dell’altro regista sperimentale Micheletto. Autori musicali diversi e soprattutto regie diverse, eppure funziona per queste tre opere il motto verdesperanza, perchè appunto si vuol recuperare una memoria storica in prospettiva addirittura post moderna. Ma torniamo alla Traviata, che verrà replicata venerdì 3 agosto allo Sferisterio. Il lavoro di Svoboda resta una pietra miliare. Nella sua essenzialità questa scenografia è un autentico capolavoro, soprattutto per il significato spaziale in particolare il loro ribaltamento (i fondali sono in realtà stesi a terra, come tappeti), per quel sovrapporsi degli ambienti, la creazione di un collage come uno spazio musicale di opere d’arte e antiche incisioni e la simbolica e tragico-esistenziale casetta in campagna di Violetta. Rispetto alla storica prima Traviata del 1992, in cui vi era un perfetto sincronismo fra scenografia, regia e direzione d’orchestra, quest’anno questo trinomio è stato in parte sfalsato, con una regia di Brockaus, dove in certi momenti vi sono cadute di stile, che il numeroso pubblico ha segnalato durante l’opera. Due esempi, quello del trenino trash che trasporta gli ospiti di Flora, e lo schieramento di tipo militaresco dei solisri e del coro nel finale del secondo atto. L’opera verdiana, già rivoluzionaria per il suo pathos politico e difesa della donna, si trasforma in immagine da copertina, di una festa, quella di Flora, che deve essere una sintesi di aspetti ludici, drammaturgici e toni macabri. Poi non viene rispettato il decadimento fisico di Violetta, la malattia e la morte peannunciata, facendo predominare aspetti superficiali e civettuoli, più vicini ai personaggi femminili rossiniani del Viaggio a Reims. Anche direzione d’orchestra di Lynn Wilson è meccanica e poco appassionata e non da sviluppo alla melodia romantica e drammaturgica di Verdi. Diverso il giudizio sulle prestazioni vocali, che ovviamente sono rimaste irretite da questa gabbia, dove manca il senso della parola scenica e l’incedere del dramma. Luca Salsi, con la sua grande esperienza, fa una buona interpretazione di Germont. Fa più fatica soprattutto nel primo atto la soprano Salome Jicia nel ruolo di Violetta. Nel proseguo dell’opera, la Jicia riacquista smalto e belle suggestioni. Stesse difficoltà per il giovane tenore Ivan Ayon Rivas nel ruolo di Alfredo. Una voce bella, virile, ma spesso scoperta rispetto al sostegno orchestrale. Ben caratterizzate distribuite le altre parti, con una statuaria Mariangela Marini nel ruolo di Flora. Sempre brava e attenta l’orchestra filarmonica marchigiana e il coro lirico marchigiano.

PAOLO MONTANARI

https://www.sferisterio.it/macerata-opera-festival-2018

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