Francesco Guccini: l’altro poeta

IN OCCASIONE DELLA PROCLAMAZIONE DI PESARO COME CITTÀ DELLA MUSICA, IN LINEA CON LE CELEBRAZIONI ROSSINIANE NEL 150° ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI GIOACHINO ROSSINI, L’ENTE OLIVIERI – BIBLIOTECA E MUSEI OLIVERIANI, IN COLLABORAZIONE CON L’ASSOCIAZIONE “AMICI DELLA BIBLIOTECA OLIVERIANA” E CON IL PATROCINIO DI REGIONE MARCHE, PROVINCIA DI PESARO E URBINO, COMUNE DI PESARO, FONDAZIONE CASSA DI RISPARMIO DI PESARO E ENTE CONCERTI DI PESARO,

PRESENTA IL TERZO APPUNTAMENTO DI  NOTE OLIVERIANE / ESTATE

FRANCESCO GUCCINI: L’ALTRO POETA

INCONTRO/CONCERTO A CURA DI ENZO VECCHIARELLI

Enzo Vecchiarelli (letture, canto, chitarra)

Claudio Tombini (letture, canto)

Massimiliano Poderi (violino)

 

Giovedì 2 agosto 2018 – ore 21.00

Cortile della Biblioteca Oliveriana – via D. Mazza 97 – Pesaro (PU)

Un poeta che tocca un’enorme quantità di temi e la cui poetica poggia su diversi registri linguistici, da quelli più aulici a quelli più popolari. Disse di lui Dario Fo: “Quella di Guccini è una voce di granitica coerenza con il proprio linguaggio e pensiero”. Il suo nome è stato dato a un asteroide, a una farfalla e a un cactus messicano.

 

Gruppo Musicaparole

2 commenti

  1. Al Maestro, Francesco Guccini
    51020 PÀVANA DI SAMBUCA PISTOIESE PT

    OMAGGIO A FRANCESCO

    Generazione un po’ speciale
    Non conoscemmo dittature
    Nati dopo il gran conflitto
    Per la Giustizia ed il Diritto
    Ricevemmo battiture

    Nel sessantotto i miei vent’anni
    Lievitavano dentro lo stampo
    Insufficiente a contenere
    La mia voglia di sapere
    E il mio voler entrare in campo

    Siam cresciti con Guccini
    Il gran poeta solitario
    Che cavalcava la protesta
    Di un volgo che contesta
    Di un volgo e il suo calvario

    La sua musica di fondo
    E il suo canto disperato
    Fu scintilla di una fiamma
    Per il nostro melodramma
    Che fin qui ci ha accompagnato

    Egli traeva ispirazione
    Dal suo mondo acculturato
    Dagli antichi ambienti agresti
    E ancor dai Sacri testi
    E da un mondo degradato

    Gran poeta e sognatore
    Si, un vero cantastorie
    Che si mischiano ad utopie
    Di miserie e fantasie
    Di miserie e vane glorie

    Era lui il vero cantore
    L’istruttor di chi non sa
    Pronto a suscitar stupore,
    Nella gioia e nel dolore
    Contro quello che non va

    Col suo dir controcorrente
    Incitando le emozioni
    Su ideali molto importanti
    Di giovani sognanti
    Che non hanno soluzioni

    Coi reggiseni han pur bruciato
    Valori veri e princìpi sani
    Ma non aumentò il patrimonio
    Non c’è unità nel matrimonio
    Né al Governo giusti sovrani

    Molti giovani sono cresciuti
    Con speranze e miti morti
    Inneggiati e sbandierati,
    Ma di fatto maltrattati
    Ma di fatto mai risorti

    Inneggiando a Che Guevara
    E a quell’Eskimo sgualcito
    Alle sere in osteria
    Per far morir la nostalgia
    Ma moriva solo il mito

    Ai bimbi ancor nel vento
    E a quelli uccisi con l’aborto
    Si aggiungono quelli violati
    Nelle alcove dei prelati
    Da un amor assai distorto

    Or Cirano più non sfida
    Quelli con il naso corto
    Perché tutti l’hanno conformato
    All’andazzo ora accettato
    Di un mondo falso e contorto

    Or han tutti il naso lungo
    Con quel far un po’ santocchio
    Falsi, con tangenti in mano,
    Ma non sono figli di Cirano
    Son tutti figli di Pinocchio

    La locomotiva non scalzò
    Il divario nel popolo sovrano
    Né le brutture in cui Dio è morto,
    Per poi sperar che sia risorto,
    Per poi sperar che non sia vano

    “Vedetta, quanto resta alla notte?”
    “Ma il giorno poi verrà?”
    Qui c’è l’abuso sui minori
    Qui le donne si fan fuori
    E cos’è giustizia non si sa

    Siamo come Don Chisciotte
    Combattenti un po’ cretini
    Contro politici senza talento
    Contro ciò che nuove il vento
    Combattiamo contro i mulini

    Ora in noi c’è quel ricordo
    Di quei giorni appassionati
    Di quei miti di giustizia
    Che han forgiato l’amicizia
    Ma che non si son realizzati

    E quel tempo se né andato
    Non ritorna e se ne va
    Proprio come abbiam cantato,
    Verso un sistema ora accettato,
    Verso una meta che non sa.

    Or col peso dei miei anni,
    Se dal cielo o dalla terra,
    Quel luogo ancora aspetto
    Dove tutto sarà retto
    Dove non ci sarà più guerra

    Vitaliano Vagnini – Gennaio 2018,
    Nato a Pesaro, 29/10/1946
    vitaliano.vagnini@gmail.com

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  2. Con un sincero augurio allo SCRITTORE “Guccio da Pàvana”, ma con grande nostalgia per il CANTAUTORE delle nostre miserie e delle nostre speranze.

    Quando tu cantavi “La tua libertà” (1971) io scontavo la mia terza condanna nel carcere di Gaeta, come obiettore di coscienza, assieme a Herbert Kappler e Walter Reder, due criminali nazisti, condannati da un tribunale militare. Il reato a loro contestato era quello di strage, perché ne uccisero troppi in guerra, mentre io e altri come me, eravamo nel loro stesso carcere perché non volevamo imparare ad uccidere. Un paradosso. Ancora oggi mi chiedo: “Qual è il giusto numero di persone da uccidere per non finire in quel famigerato reclusorio?”. – Mi sentivo come un agnello in mezzo a due “belve umane”, come il Cristo in mezzo ai due ladroni. Due ideologie a confronto.
    Qualche anno prima di essere chiamato per svolgere il servizio militare, (1966/67) la tua canzone: “Canzone del bambino nel vento” mi aiutò a rafforzare la mia già consolidata idea sull’obiezione di coscienza, ma mai avrei pensato di finire in carcere con due criminali nazisti.
    Può sembrare strano, ma quei circa due anni di carcere, sono fra i miei ricordi più belli. Conobbi obiettori di coscienza di tutta Italia. Dopo circa 50 anni da quell’esperienza, a uno di questi compagni di prigionia è venuta l’idea di contattare (in Italia e all’Estero) quelli di noi ancora vivi. Con il passaparola, tramite un tam tam telefonico, circa 170 vecchi obiettori di coscienza ci siamo ritrovati su un sito WhatsApp e abbiamo organizzato un raduno nazionale in Abruzzo. Il ricordo di vecchie esperienze e le canzoni degli anni 60/70 allietarono quei tre giorni di festoso raduno.

    Vitaliano Vagnini

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