E’ in corso al castello di Frontone la mostra omaggio al mondo di Virginio Ridolfi

E’ in corso al castello di Frontone la mostra omaggio al mondo di Virginio Ridolfi (1922-1983), pittore dell’Infinito fino al 16 settembre 2018. Virginio Ridolfi tu crei il tuo mondo, così gli cantava il poeta siciliano Gerardo Sangiorgio, perchè i tuoi paesaggi di terre brulle, aspre, deserte che costituiscono i calanchi e che noi possiamo talora solo contemplare da lontano fermando la nostra auto sul ciglio della strada, lui li viveva direttamente con i suoi fedeli cani con cui sudava, condivideva la fatica e le gratificazioni e alla fine della giornata tornava a casa stanco ma pieno di emozioni, ogni giorno diverse, ma sempre intense: aveva provato gioia, soddisfazioni, oppure rabbia, paura e la tela e i colori di notte rappresentavano più delle parole, il modo migliore per esternare quelle forti emozioni e imprimerle, ossia in uno strumento duraturo nel tempo per farle rivivere a chi osservava, osserva e osserverà. Anche questa mostra al castello di Frontone, dopo 35 anni dalla morte di Ridolfi, fa godere ai visitatori le sensazioni ancestrali che ci fan capire che la natura è sempre lì, forte di fronte alla piccolezza dell’uomo che crede di essere il padrone di questa terra. Ma basta qualche scossone per riportarci alla cruda realtà e uscire dal nostro delirio di grandezza. Le opere in mostra sono non descrittive: ci fanno sentire di essere dentro queste terre che si spalancano improvvise, provocandoci timore, angoscia, senso di smarrimento, anche se all’orizzonte vi è una luce, la metafora della vita. Ridolfi ripropone nel suo lavoro una primitività di uomo sempre a contatto con la madre natura, trasportata nei suoi quadri, che ci permette di provare ancora quelle emozioni arcaiche che la quotidianità della nostra vita odierna ci rende difficile sperimentare. La potenza della natura è incontenibile per il piccolo uomo ombra che compare nelle opere di Ridolfi. Un’ombra che accomuna Leopardi a Ridolfi nella mostra del 2001 a Recanati, ovvero due figli della nostra regione che in epoche diverse e con strumenti diversi hanno cantato tematiche simili, mirando a sottolineare l’effimeratezza dell’uomo e il rispetto che deve avere per la madre terra da cui origina e che deve essere amata e temuta.

PAOLO MONTANARI

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