Intervista alla professoressa Gevisa La Rocca sulle Nuove forme di comunicazione sociale

Viviamo in una realtà sociale, economica, politica e culturale sempre più dipendente dalla comunicazione. Abbiamo intervistato Gevisa la Rocca, professore associato nell’Università degli studi di Enna “Kore”, dove insegna comunicazione sociale. E co-direttore del gruppo internazionale di ricerca “Rischio, comunicazione e società”. Tra i suoi interessi di studio social media e relazioni sociali, la comunicazione del rischio, mediatizzazione e vita quotidiana.

-Professoressa La Rocca, lei ha recentemente pubblicato un saggio dal titolo NUOVE FORME DI COMUNICAZIONE SOCIALE – ANTIFRAGILITA’ COMMUNICATION VOICE E STUDIO DI CASO (Carocci editore). Ci può spiegare quali sono le nuove forma della comunicazione?

“L’idea di fondo, che avevo già esplicitato in un precedente studio del 2015, è rappresentata dalla necessità di delineare le nuove forme espressive che sta assumendo la comunicazione sociale. Occorre innanzitutto accettare due presupposti: 1) che la comunicazione sociale chieda a noi un cambiamento sociale di tipo positivo e 2) che essa sia giunta a una fase di acquisita autonomia rispetto alla comunicazione pubblica e a quella di impresa. Per quanto riguarda il primo punto va detto che il cambiamento richiesto della comunicazione sociale può essere di due tipi: di equilibrio e di struttura. Quando si rompe l’equilibrio si verifica il cambiamento che può essere strutturale e quello appunto di equilbrio interno che riesce a dissolvere le tensioni in aggiustamenti continui. Il cambiamento strutturale è quello che origina forti tensioni interne al sistema sociale. Nel contesto della comunicazione sociale, il cambiamento di struttura è già stato attribuito ai movimenti che si fanno portatori di istanze controculturali e che si ergono a portavoce di istanze controverse”.

-Ma che cosa si intende per cambiamento sociale?

“Un cambiamento sociale coinvolge il corso della storia di una società, cioè “qualsiasi trasformazione osservabile nel tempo, che coinvolga, ma non in modo provvisorio ed effimero, la struttura e il funzionamento dell’organizzazione sociale di una collettività data, modificandone il decorso storico”. Ho voluto citare questa definizione di Rocher, perchè mi sembrw la più chiara e completa”.

-Chi sono i soggetti o forze politico economiche e giuridiche che possono chiedere il cambiamento?

“Sono tutti quei soggetti promotori delle buone cause: la Pubblica Amministrazione, il Terzo settore, le imprese profit oriented. Ciascuno di essi fa comunicazione sociale rispondendo ai loro obiettivi. Ad esempio la Pubblica Amministrazione difficilmente chiederà un cambiamento strutturale e opterà per messaggi più fragili per un cambiamento di equilibrio. L’individuo deve proporre il cambiamento attraverso una progressione di azioni che lui stessa predispone. Per mettere in moto questo meccanismo occorrono delle precondizioni poiché è necessario che le buone cause o cause di interesse sociale mutino il loro stato da iniziali problemi sociali a oggetti culturali. In questo giocaqno un ruolo importante i claims makers o attori significativi legittimati a sollevare problemi socialmente rilevanti, i soggetti promotori. Prendiamo ad esempio il fenomeno sociale delle stragi del sabato sera. Qui il problema sociale è creato da un particolare soggetto, i giovani che dopo essersi divertiti in discoteca e aver bevuto si mettono alla guida e provocano degli incidenti. Occorre anche in questo caso che il problema sociale abbia dei ricevitori che se accettano la definizione dei produttori abbiamo una questione e un possiibile movimento sociale. Se si valuta ciò che è accaduto dal 1990 al 2010 nella ricerca dei temi e definizioni per la comunicazione sociale, è possibile considerare tale periodo come determinante per l’affrancamento della comunicazione sociale dai suoi progenitori: comunicazione pubblica e commerciale, per giungere oggi a essere soggetto a sé”.

-Dunque un cambiamento culturale nella comunicazione sociale?

“Certamente oggi si può guardare al percorso storico-sociale, con un occhio retroattivo alla comunicazione classica, mentre oggi si aprono nuove influenze che i social media e agency permettono agli attori che si dedicano al sostegno e diffusione della comunicazione sociale. E questo nuovo aspetto della comunicazione sociale è definito dall’antifragilità e dalle pratiche di communication voice”.

A cura di PAOLO MONTANARI

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