Terza serata Angolo della poesia: il poeta maledetto Piero Ciampi, la commedia dell’arte, la censura cinematografica e la legge n.180. Con foto

 

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Una serata magica che ha mitigato il gran caldo estivo serale al giardino della musica di palazzo Ricci. Una serata come sempre ricca di ospiti, situazioni anche improvvisate, come una pittura in diretta di un’artista berlinese che ha voluto riprendere la terza serata dell’Angolo della Poesia del 25 luglio curata da Giuseppe Saponara. Il poeta della sera, il livornese Piero Ciampi, morto a solo 45 anni a Roma. Una vita sregolata di sofferenze, già quasi predestinata dalla nascita, in una casa di fronte a quella di Amedeo Modigliani. Ma prima di inoltrarci nella vita del più importante poeta maledetto italiano, sottolineiamo come la visionarietà artistica di Saponara ha avuto un incipit di rilievo e originale, iniziando dalla commedia dell’arte che è la prima forma di contestazione nel teatro italiano fin dal 1400. Se il ’68 ha ripreso Rimbaud, la commedia dell’arte è stata ripresa dal cantautore e poeta, Piero Ciampi. Se nella commedia dell’arte i vari zanni descrivono i contrasti sociali con il tanghero padrone, lo splendore e crisi del teatro, in Piero Ciampi la ricerca dell’amore nella musica e nella vita privata, si costella di tante sofferenze individuali. Un cantautore contestatore come i primi zanni del 1400, ma per problematiche personali e non per le denunce nei confronti del prossimo, come nelle canzoni di Fabrizio De Andrè. E se nella commedia dell’arte nasce un ruolo ben preciso della donna, anche le due donne di Ciampi hanno un ruolo nella sua vita, nei rapporti con un carattere rissoso che aveva un unico grande amore: il vino. L’attrice Donatella Biagioli ha letto due poesie di Ciampi. Soprattutto la prima, CHIEDERE PERDONO NON E’ PECCATO, evidenzia la complessità della personalità di Ciampi. Un’anima sofferente e irrequieta, che cerca il riscatto morale e sociale, ma non ce la fa. Il rapporto di Ciampi con Pesaro non è marginale per l’esistenza di Ciampi, perchè qui durante il Car conosce Gianfranco Reverberi, che lo sosterrà da vari punti di vista per tutta la vita. La dicotomia artistica di Ciampi: la rozzezza del carattere e l’uomo e poeta affascinante che lo portava ad essere amato e odiato. Se Livorno la sua città natale è il luogo dell’inquietudine e dell’insoddisfazione, Parigi la prima meta di tante altre pellegrinazioni “illusorie”, sarà il luogo della conoscenza di scrittori come Celine e l’amicizia con Georges Brassens. Di questo mondo difficile e affascinante, come è quello dei poeti maledetti, se n’è fatto cantore, con una esauriente relazione, il giornalista musicale, Luca Trambusti. Forse il cantautore più vicino per attitudini caratteriali a Ciampi è Luigi Tenco, che però ha una senso di un pessimismo tragico più accentuato, che lo porterà al suicidio, e di cui Ciampi aveva avuto come un sussulto preveggente. Gli anni ’60 sono gli anni dei primi successi e insuccessi discografici. Arriva a Milano e incide per case discografiche importanti, poi torna a Livorno e quindi raggiunge Roma dove conosce Gaetano Pulvirenti. Pochi successi e denaro sprecato nel bere per Ciampi, che però è amato da Gino Paoli, Pavone, Nada, Carmen Villani e in seguito sarà cantato da Zucchero e Renato Zero. Ma allora incomprensione o rifiuto di un carattere insostenibile? Si propende più per l’aspetto caratteriale, perché le sue poesie e canzoni hanno uno stile atipico con forme descrittive e rime rare per sentimenti e flussi. Ciampi non è un poeta ermetico. Non cerca il suono della parola, anche se in certi termini, lo SGAMELLARE, si avvicina a Montale. Lui descrive storie cupe e inquiete. Ma Ciampi è un perdente? Da una parte lo è, perché non vive una vita serena. Dall’altra non è perdente, perché non rimane mai schiacciato dalle situazioni. In Ciampi ritroviamo un minimalismo sonoro che arriva ad atmosfere più complesse. Anche il sindaco di Pesaro, Matteo Ricci, è rimasto molto colpito ed emozionato dalla personalità di Ciampi, e di fronte ad una platea colta ed attenta ha promesso in br,eve tempo una ristrutturazione di palazzo Ricci che diverrà spazio nella musica nella musica. Infine un omaggio anche questo denso di inquietudini: i 40 anni dalla legge 180 detta Basaglia, che ha rivoluzionato il sistema psichiatrico. Chi sono i malati di mente?, Nessuno lo sa rispondeva il grande e profetico dottore.

 

PAOLO MONTANARI

FOTO STEFANO TEODORI

 

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