Seconda serata dell’Angolo della Poesia 2018

Platea del giardino della musica di palazzo Ricci affollata per la seconda serata dell’Angolo della Poesia 2018, dedicato a un grande della poesia mondiale: Arthur Rimbaud. Una serata che il direttore artistico della manifestazione, Giuseppe Saponara, ha saputo realizzare con grande sistematicità e competenza artistica. Un plauso anche all’assessore Luca Bartolucci e allo staff tecnico molto professionale.  L’iniziativa è promossa dall’Angolo della Poesia, in collaborazione con l’Accademia mondiale della Poesia, il Comune di Pesaro, la cooperativa Labirinto e la Regione Marche. L’attrice pesarese Carla Rondanini ha introdotto l’incontro leggendo una poesia di Rimbaud, Il Male. Poi prima di entrare nella riflessione poetica di Rimbaud, poeta contestatore e poeta maledetto, si è voluto affrontare il tema del ’68 visto attraverso la voce di Pier Paolo Pasolini tratto da un film di Matteo Cerami e Mario Sesti in un successivo video con una riflessione su Pasolini di Vincenzo Cerami. Pasolini ha voluto dare una sua interpretazione del ’68 e della contestazione, distinguendo all’origine le differenze fra Nord e Sud e poi la differenza terminologica fra sviluppo e progresso. Lo sviluppo si lega alla destra economica dei nuovi padroni. Vi è stata per Vincenzo Cerami una rivoluzione antropologica dal popolo, linguisticamente diacronica alla massa ,cioè alla omologazione che oggi si chiama globalizzazione. E Pasolini che disprezzava il romanzo psicologico, che era il romanzo della società capitalistica, allora si rifà, in particolare alla mitologia; Edipo Re, Medea, che si occupavano della borghesia, evidenziando i lati negativi. Pasolini difese i poliziotti nelle contestazioni di Valle Giulia, perchè come ha sottolineato l’autore, il regista Ferruccio Castronuovo, Pasolini identificava gli studenti contestatori con i figli delle famiglie borghesi, mentre i poliziotti venivano da un Sud povero. Ecco il primo approccio fra il Pasolini eretico e non allineato e il poeta Rimbaud. Ancora Castronuovo che riprese gli scontri di Valle Giulia e poi il maggio francese del ’68, ha sottolineato che le cariche dei poliziotti francesi erano assai più violente, in una società quella francese in cui gli studenti e gli operai si erano messi insieme per la contestazione e dove l’uso degli spinelli e poi della droga erano talmente diffusi, da divenire una norma comportamentale. Un altro aspetto evidenziato nella serata è stato il ruolo della matematica nella poesia. In particolare vedendo una sequenza del film di Mario Martone, “Morte di un matematico napoletano”, si sono evidenziati i lati creativi che vi sono in una scienza esatta, qual è la matematica. Questi aspetti sono stati ripresi dalla studiosa e traduttrice di Rimbaud, Marica Larocchi. Rimbaud per i giovani del ’68 era un modello, un Andare poetico. Il vagabondare, la hippy revolution le contestazioni della scuola, della famiglia e dei valori tradizionali, si identificavano con il vagabondaggio di Rimbaud. Prima abbiamo parlato di Pasolini intellettuale profetico, questo vale anche per Rimbaud, poeta veggente, ma non folle, che deve raggiungere la verità. Ecco allora l’influsso di Baudelaire con I fiori del Male, con il significato poetico e contenutistico del voyage verso l’ignoto. E questa veggenza porta Rimbaud a trovare una trascendenza vuota, ma che è una meta che lui cerca di perseguire. La sua poesia non ha forma. E’ informe come si svilupperà nelle avanguardie a partire dal surrealismo. Ma Rimbaud non vuole troncare con il passato e scrive poesie in latino: la poesia parnassiana, l’arte per l’arte e dove il mondo industriale si identifica con un modello brutto. Vi sono alcune date importanti nella vita di Rimbaud che determinano le sue scelte poetiche. la prima è il 1870 con la guerra franco-prussiana che colpisce anche la sua città belga. Rimbaud fugge a Parigi, ma non ha i soldi per il treno e finisce in carcere e solo il suo insegnante, pagando la cauzione, lo farà liberare. Ritorna a casa e si immerge nella lettura di scrittori della rivlta: Saint Beuve, Proudhon, Saint Simon, per cercare di cambiare il mondo. Poi nel 1871 partecipa alla comune di Parigi ed entra in corrispondenza con Verlaine che lo invita a casa sua. Verlaine sarà l’altro poeta maledetto e vagabondo con gui andrà a Bruxelles e Londra e con cui nascerà una relazione tempestosa e l’uso della droga. Fra i due nasceranno anche dei contrasti e una rottura dei rapporti tradizionali. La poesia e la prosa non si distinguono più in generi definiti. Ma il poeta vuole cercare la libertà individuale e la vita deve coincidere con la poesia. A questo punto, subentra la civiltà dei numeri che entra nella poesia e nella nuova civiltà. Il rapporto con Verlaine si identifica nei deliri in quella poesia della Vergine folle che, riprendendo dai versetti del vangelo di Matteo, porta ad una costruzione poetica originale. Il 1873 è la data di un nuovo vagabondaggio di Rimaud raggiunto da Verlaine. Nasce la composizione Illumination e la rottura definitiva fra i due poeti. Rimbaud peregrinerà con mete sconfinate, il circo, l’esercito olandese, l’Africa e il sistema mercantile. Ma una conclusione è certa: noi oggi non avremmo l’opera di Rimbaud se non ci fosse stato Verlaine che fece pubblicare le sue opere in un arco ristretto fra i 17 e 21 anni in cui Arthur Rimbaud la poesia ermetica.
PAOLO MONTANARI

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