Tanta gente a Villa Berloni di Candelara per una iniziativa musicale originale e suggestiva. Con foto

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Tanta gente a Villa Berloni di Candelara per una iniziativa musicale originale e suggestiva per la splendida cornice notturna. Infatti nell’ambito del Festival Musicae Amoeni Loci 2018 diretto dal maestro Willem Peerik, è stato presentato lo spettacolo IL MAESTRO DI ROSSINI* – Vita e Musica di L.Malerbi, stravagante maestro di musica e vita. Protagonisti A. Guidotti, W. Peerik e la storica della musica M. C. Mazzi. E’ stato un excursus storico musicale, che ha evidenziato le personalità dei fratelli Luigi e Giuseppe Malerbi. Partiamo da quest’ultimo un pò più grande di Luigi. Nacque infatti a Lugo nel 1771, fu compositore e musicista. Frequentò il locale collegio Trisi presso le scuole dei domenicani e accanto a queste svolse quelle musicali: dal 1783 come allievo di Giovan Battista Vitali maestro di cappella alla collegiata dei Santi Petronio e Prospero a Lugo e poi di don Angelo Tesei a Bologna. Nel 1788 divenne organista di S.Francesco a Lugo. Lasciò questo incarico al fratello Luigi nel 1792, quando subentrò a Vitali nella guida della cappella della collegiata. Contemporaneamente lavorò a Bologna. “Nel 1805 compose un Te Deum parimenti a grande orchestra in S. Petronio di Bologna per la solenne incoronazione di Napoleone a re d’Italia. Nel 1825 Giuseppe Malerbi fu nominato maestro presso la cattedrale di Spoleto, ma lasciò cadere l’offerta. Nel 1843 ottenne l’aggregazione all’Accademia romana di S.Cecilia. Il Malerbi tenne anche scuola di musica: per la Confraternita del Corpus Domini e privatamente. Tra gli allievi spiccano il lughese Antonio Chies (poi cantore della Cappella Sistina) e soprattutto Gioachino Rossini. A Lugo, patria di Giuseppe Rossini detto il Vivazza e padre di Gioachino, si era trasferita la famiglia da Pesaro. Gioachino aveva dieci anni quando ebbe le prime regolari lezioni di musica proprio dal Malerbi. Fino ai primi del Novecento gli eredi di quest’ultimo ancora conservarono il clavicembalo tedesco su cui Rossini adolescente si era esercitato quotidianamente e il voluminoso libro di scartafacci di cui il Malerbi si serviva per gli appunti e per gli esempi, onde apprendere ai suoi schemi, i principi musicali. “Vi era andato così pure nel 1802 e imparò a suonare il 2 maggio Giovacchino Rossini di Lugo” (Toni pp.275). A supporto vi era anche una ricca biblioteca musicale di Giuseppe e Luigi Malerbi, andata poi dispersa. In questo periodo lughese, durato fin verso il 1804, Rossini imparò a praticare la tastiera anche in funzione del basso continuo e soprattutto il canto, in quanto i genitori  pensavano di avviarlo proprio alla remunerativa carriera di cantante: grazie a quella biblioteca, ebbe poi modo di accostrasi ai classici, Haydn Mozart ecc. Anche in seguito Rossini mantenne significativi legami col suo vecchio maestro, come testimoniano gli autografi delle sue prime composizioni sacre presenti nella biblioteca del Malerbi.Costituitosi in seguito un Fondo Malerbi a Lugo, tra i suoi autografi si mescolano anche quelli dell’allievo Rossini, equivocamente designati come propri: anzi, nel caso della famosa messa per il cardinale Bertazzoli, il Malerbi utilizzò il Gloria della Messa di Ravenna di Rossini (1808).  L’altro maestro più estroso e geniale, del piccolo Gioachino, fu Luigi Malerbi anche lui nato a Lugo nel 1776. Ebbe un curriculum scolastico analogo a quello del fratello Giuseppe. Nel 1791 divenne organista del Carmine e l’anno seguente anche di S.Francesco, quando suo  fratello passò alla collegiata. Parallelamente nel 1792, prese gli ordini minori: ordinato sacerdote nel 1801, fu lui pure canonico di quella medesima chiesa. Organista di fama, Luigi, veniva avviato “ove specialmente conservavasi strumenti celebrati” e partecipò a “applaudite accademie a Forlì, a Faenza, a Bologna, a Ferrara, a Venezia e in tante altre città minori”. La sua produzione musicale (conservata nel Fondo Malerbi), è esclusivamente per strumenti a tastiera-organo, o clavicembalo, o pianoforte, talora accompagnato dall’orchestra. La musica di Luigi Malerbi, conosciuta dal giovane Gioachino si differenziava da quella del serio fratello Giuseppe, tanto che quest’ultimo “chiamava la musica di lui vieta, licenziosa, cervellotica, perché spesso senza osservanza di regole, senza vero fondi di scuola”. Lo mostrano non tanto i brani anche per organo  e dunque da chiesa, ispirati a forme di danze (un balletto, Cosacche e polacche, minuetti) o in cui si utilizzano materiali quanto mai laici (la Marsigliese). La musica liturgica italiana del primo Ottocento ben conosceva tali abitudini. Piuttosto spiccano i numerosi brani pittoreschi e descrittivi, le cui libere forme intendevano evocare, eventi e situazioni legati alla cronaca locale.e magari alla chiacchiera pettegola.

PAOLO MONTANARI
FOTO DI PIERPAOLO DIOTALEVI

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