Presentata nel salone di Palazzo Gradari la mostra Filastrocche del grande design milanese Andrea Branzi. Con foto

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E’ stata presentata nel salone di Palazzo Gradari la mostra Filastrocche del grande design milanese Andrea Branzi, a cura di Giuseppe Saponara e Luca Bartolucci. L’iniziativa è una pre-rassegna dell’Angolo della Poesia, che prenderà il via Lunedì 23 luglio alle ore 21 nel Giardino della Musica. Nell’introdurre la mostra, Giuseppe Saponara ha voluto spiegare il significato della filastrocca, che è il tema conduttore anche dell’Angolo della Poesia. Le filastrocche hanno qualcosa di magico e non si sa quando siano iniziate a differenza della poesia. Vi sono nelle filastrocche gli insegnamenti popolari delle vecchie generazioni. “Abbiamo pensato di prendere in esame l’opera di un grande design, Andrea Branzi, che con i suoi disegni – pannelli simbolizza la contestazione e cambiare le diversità”. Lo stesso Branzi in un video ha voluto evidenziare il significato di filastrocca: “Nel regno dei viventi FILASTROCCHE. Questa raccolta di poesie in rime è nata dall’esigenza di sviluppare una nuova drammaturgia della cultura del progetto. Una cultura che si è concentrata fino a oggi soprattutto sulle tematiche professionali e disciplinari, ignorando i grandi temi antropologici, come la vita, la morte, il destino, l’universo umano e il regno animale. Le mie filastrocche nascono senza una precisa committenza e senza una finalità letteraria, ma come riflessioni su argomenti, a volte ironici e a volte drammatici, che mi sono serviti a cercare di approfondire lo spessore del mio segno. Queste filastrocche sono scritte a rovescio e possono essere lette soltanto allo specchio; mi interessava aumentare lo spazio della pagina e far capire improvvisamente il senso dei testi”.

-Ma maestro Branzi perchè questa forte attrazione verso le filastrocche?
“Innanzitutto sono contento per la mostra pesarese, coordinata da Alfredo Taroni dell’associazione Lithos. Sono attratto dalle filastrocche perchè rappresentano attività superflue che non hanno committenti. Cioè oggetti inutili come la poesia che resistono all’intemperie della storia. Prendiamo un esempio, la caduta dell’impero romano: è caduta la struttura politico-economica ma non quella culturale. Pensiamo ai nomi dei poeti Virgilio, Orazio e Ovidio. Pertanto nel mio lavoro di design ho sempre una carica poetica. Lavorare anche sull’impensato. Il titolo Nel regno dei viventi evidenzia questo aspetto di fondo, la libertà dei poeti. La Poesia non è mai nell’angolo ma al centro dell’universo”.
PAOLO MONTANARI 
FOTO ALFREDO TARONI

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