Lo strano caso di Galeazzo Sabbatini sarà presentato giovedì 26 luglio nei concerti in cortile Museo Oliveriano

Nell’ambito di NOTE OLIVERIANE 2018 ESTATE CONCERTI IN CORTILE, giovedì 26 luglio alle ore 21,15 verrà presentato LO STRANO CASO DI GALEAZZO SABBATINI con Ensemble La Flora, diretta dal maestro Willem Peerik e con la musicologa Maria Chiara Mazzi, che proprio recentemente ha pubblicato per il n.6 della rivista della Società pesarese di studi storici STUDI PESARESI, una monografia insieme a Raffaele Riccio dal titolo GALEAZZO SABBATINI (1597-1662) Un pesarese del Seicento tra musica e diplomazia. Perchè la scelta è caduta su Galeazzo Sabbatini? ” Perchè, ha sottolineato M. C. Mazzi, l’intento è quello di consocere e far conoscere musicisti teorici e pratici attivi a Pesaro. In particolare in quest’anno dedicato al 150 anniversario rossiniano e a Pesaro, dichiarata dall’Unesco, città della musica, la scelta di un musicista come Galeazzo Sabbatini, è sembrata doverosa, per la sua profonda competenza di teorico e compositore, di cui già si conoscevano alcuni madrigali, che nascondevano un certo mistero, che si confà con le atmosfere estive pesaresi”. E sì, perchè l’esistenza di Sabbatini è un intreccio di musica, diplomazia e cronaca giudiziaria.

-E’ stato un lavoro certosino ricostruire la vita del compositore pesarese?

“Sì insieme a Raffaele Riccio abbiamo approfondito i documenti a disposizione, ripartendo dalla bibliografia, scarsa di fonti; un lavoro lungo e interessante e, soprattutto, produttivo, perché ci ha messo in contatto, senza mediazioni, con gli eventi nel momento in cui si stavano compiendo e con le parole stesse di Sabbatini”.

-Che cosa è scaturito da questa difficile ricerca?

“Indagando sll’attività di maestro di cappella a Mirandola, abbiamo scoperto un volto inatteso del musicista, quello di diplomatico, attivo in Europa per i Pico nei delicatissimi anni Trenta del Seicento, a dirimere presso l’imperatore questioni dinastiche della casata nel corso della fase “padana” della guerra dei Trent’anni. Un lavoro, questo negli archivi Pico, reso accessibile dall’aiuto di uno storico locale, Enzo Ghidoni, il quale ha preso a cuore la nostra ricerca segnalandoci anche altre presenze del Sabbatini in archivi locali. Anche a Pesaro non sono mancate sorprese: attraverso le dediche apposte sulle pochissime opere pubblicate dal compositore e grazie ai suoi contatti epistolari, abbiamo ricostruito i rapporti di Sabbatini con l’intellighenzia pesarese, con i personaggi più in vista del territorio e con gli uomini di cultura internazionali, sia negli anni di permanenza che di lontananza dalla città. Il compositore fu al centro di una delle discussioni teorico-musicali più intriganti in Europa, nella prima metà del Seicento, in cui si ragionava di accordature e temperamenti, circondato da un’autorità e una fama grazie alle quali il suo nome è riportato nei trattati di teoria musicale sino alla fine dell’Ottocento”.

-Poi la morte violenta con i suoi interrogativi…..

“Abbiamo riscontrato le notizie della sua morte violenta e inaspettata trovando della documentazione nell’Archivio storico diocesano di Pesaro, dove sono conservati gli atti dell’indagine. Atti che hanno riservato molte sorprese. E grazie ad essi abbiamo potuto ricostruire non solo la topografia e le attività di una zona centrale della città a metà Seicento, squarciando il velo che copriva il sottobosco di picari presenti a Pesaro. Con la morte di Sabbatini, il compositore pesarese si è portato nella tomba diversi interrogativi: ha davvero il Sabbatini smesso di comporre a Pesaro, negli ultimi venti anni della sua vita? E allora da dove provengono le composizioni riportante nelle antologie tedesche e inglesi del Seicento? Perchè il Sabbatini è stato ucciso? Siamo ancora agli inizi per entrare nel mondo misterioso di un musicista importante”.

PAOLO MONTANARI

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