Cinquant’anni fa, il 22 luglio 1968, moriva nella vicina Cervia, Giovannino Guareschi padre narrativo di Don Camillo e Peppone

Giovannino Guareschi, grande scrittore romagnolo, è sempre vivo e attuale con i suoi personaggi immortali e popolari, come Don Camillo e Peppone che, come spesso accade, sono identificati con degli attori, nell’immaginario collettivo. Ma a 50 anni dalla morte, avvenuta a Cervia il 22 luglio 1968, è necessario, non solo da un punto di vista culturale ma anche umano, rendere omaggio a Giovannino con i suoi baffi neri e il suo sorriso che, in quella calda serata romagnola, si smorzò per sempre. Guareschi uno scrittore autenticamente cristiano e libero. Il figlio Alberto Guareschi affermava che Giovannino era sempre se stesso, come scrittore e nella vita provata, come padre di famiglia: “e noi gli abbiamo voluto bene due volte: come figli e come lettori”. Guareschi scrittore, pittore, disegnatore e con la grande passione per le macchine: “La macchina mi attira come il precipizio attira il turista, scriveva il nostro. La macchina è segno di progresso”. Ma a comandare è sempre l’uomo. Guareschi un cristiano talvolta anche scomodo ma da una fede semplice e forte che proprio in Don Camillo e l’alter ego Peppone, si esprime alla meglio, anche se nell’attuale società ci sarebbe bisogno di alcuni punti di riferimento che da letterari divennero mediatici. Guareschi, sì scrittore popolare ma soprattutto cristiano, un cristiano sempre in lotta fra due idee: l’idea cristiana e l’idea anticristiana. Ma questa coerenza nella fede come nel comportamento umano se da una parte favorì un gran numero di estimatori, dall’altra gli creò anche tanti nemici. Un destino inevitabile con la scelta naturale di due vie divergenti. Ma Guareschi era un uomo libero e la sua coscienza rispondeva anzitutto al Padreterno. Ritroviamo questa volontà di battersi per le ragioni della fede nel suo personaggio più popolare ed amaro, Don Caimillo, un prete di campagna che si occupa delle vicende quotidiane della sua gente, ma allo stesso tempo pensa alla civiltà cristiana. E’ un uomo che vuole la giustizia, badando soprattutto alle persone semplici e povere, e per questo ideale sorvola ogni utopismo astratto. Nei racconti di Mondo Piccolo, non vi sono visioni farisaiche e non vi sono buoni e cattivi. E poi Guareschi pur essendo anticomunista, ed attirandosi le simpatie in questi giorni di Marcello Veneziani, nella sua ricostruzione di un ’68 di destra, amava Peppone, il sindaco della falce e il martello di un piccolo comune della bassa padana, perchè? Perchè era coerente e rispettava che perseguiva un ideale. Eppure come oggi vi è un tentativo di strumentalizzare in un pensiero di una destra “debole” Guareschi, in passato lo scrittore fu considerato bolscevico dalle forze reazionarie e le prese di distanza dall’ortodossia comunista. In realtà, Guareschi è uno scrittore popolare e non poteva guardare con dosi di simpatia la banda di comunisti rurali guidati da Peppone, ma condannava senza mezzi termini le teorie politiche del comunismo sovietico. Ciò che invece affermava e sottolineava nei suoi racconti è la Misericordia di Dio, che non è mai negata a nessuno. Guareschi è lo scrittore più spiritualista della prima parte del secondo Novecento. Non è certamente influenzato dal pensiero degli scrittori spiritualisti francesi, ma sicuramente lesse Claudel, Mouriac. Giovannino Guareschi è uno scrittore manzoniano, per lui la provvidenza divina è alla base della sua narrativa. C’è il concetto di grazia che è simbolizzato dal crocefisso. sa bene Guareschi che la fede è una grazia. In Guareschi troviamo lo scrittore che rivitalizza la parabola, i simboli che lui riprende dalla civiltà contadina. Ma Guareschi è stato anche uno scrittore satirico e autore di due grandi giornali: Il Bertoldo e Candido, in pieno periodo fascista e nel Candido, dopo la liberazione del Paese nel 1945.

PAOLO MONTANARI

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