Una affollata tavola rotonda sull’Euro nella Sala Rossa del Comune di Pesaro. Con foto

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EURO il percorso della moneta unica tra falsi miti e realtà è il titolo della tavola rotonda che si è svolta nella Sala Rossa del Comune di Pesaro, organizzata da: Professionisti Riuniti Organizzati, Associazione Viatico, Ordine dei giornalisti Marche e Aiga. Un tema interessante e di grande attualità, che apre ancora una volta una porta, in realtà mai chiusa, con il piano B, del ministro Savona, sempre in agguato, per l’uscita dell’Italia dall’euro e per adesso bloccato per il mantenimento degli equilibri economici, ” i conti in regola” dall’asse Conte/Tria. Ma che cosa succederebbe se uscissimo dall’Euro? Le conseguenze sono in parte imprevedibili, Ma, specie in caso di una rottura, sarebbero traumatiche. La tavola rotonda pesarese ha visto la presenza di tre prestigiosi relatori: Giorgio Calcagnini, professore ordinario di Economia Politica presso Uniurb, Stefano Natoli, scrittore, editorialista de Il Sole 24 Ore e Riccardo Pozzi, professore a contratto di Economia Regionale presso Università di Urbino. L’evento è stato aperto da Andrea Canducci, presidente associazione P.R.O., mentre il moderatore della tavola rotonda è stato il dott. commercialista Edoardo Cesaroni. Presente all’incontro il presidente dell’Associazione Viatico, Enrico Fossa, e il presidente dell’Ordine dei Giornalisti delle Marche, dottor Franco Elisei. Quattro sono state le domande che hanno costituito l’ossatura della tavola rotonda.

1) Conviene rimanere nell’euro o ritornare a una moneta nazionale?

2) Nel lungo periodo è preferibile per un Paese come l’Italia avere una moneta comune con il resto del (Nord) Europa, oppure no?

3) Quanto elevati e duraturi possono essere i vantaggi e gli svantaggi della svalutazione della nostra moneta nazionale?

4) Quanto elevati sarebbero i costi (economici e politici) di una nostra uscita unilaterale dall’euro?

Quattro interrogativi di grande attualità e spettro di una crisi che Draghi ha auspicato non verificarsi.. Con l’uscita dall’Euro è verosimile che si possa avere un’inflazione a doppia cifra e le aziende pagherebbero di più le materie prime importate. La conversione forzata dei titoli di Stato sarebbe di fatto un default. E gli istituti, che hanno enormi riserve di Bot e Btp per oltre 400 miliardi, dovrebbero iscrivere a bilancio enormi perdite. Ci sarebbero effetti sui tassi di prestiti e mutui. Decidere se salire o non salire su un treno è semplice, ma una volta cambiata idea, diventa più complicato con i rischi del mercato. Già su questo tema ci fu, nel 2012, un importante convegno all’Università Cattolica di Milano, a cui parteciparono Romano Prodi, l’economista Quadrio Curzi e l’editorialista Stefano Natoli che, con il libro ECONOMIA OLTRE LA CRISI, evidenziò alcune ricette da applicare, fra cui lo sviluppo nella solidarietà. Natoli in questi anni è stato anche il fautore e teorizzatore degli Eurobond, Banca Continentale e Rating Europeo.
Nella tavola rotonda pesarese si è parlato di moneta unica, che è una struttura imperfetta che sta creando vantaggi e svantaggi ai Paesi che l’hanno adottato. In questi anni ma anche nella tavola rotonda, gli economisti provenienti da varie scuole, presentano terapie diverse e talvolta contrastanti. Da una parte, un’unica moneta senza amministrazione delle politiche fiscali e senza mobilità delle forze lavoro da un paese all’altro, sarebbe un valore positivo. Ma uscire dall’Euro sarebbe traumatico senza un percorso concordato con altri paesi, darebbe vita ad un patto meno dirompente. Con l’uscita dall’euro, la lira avrebbe un valore inferiore rispetto all’euro di almeno il 20-30%. Qualsiasi prodotto acquistato dall’estero, dal petrolio al grano plurilavorati, ci costerebe in proporzione di più, con un impatto sui prezzi finali. La Banca d’Italia dovrebbe stampare moneta e vi sarebbe la discesa del potere d’acquisto della busta paga. Che cosa potrebbe succedere sul mercato dove oggi ci sono 1.860 miliardi di euro, con il cambio in lira? E’ difficile rispondere e forse è inimmaginabile.

 

PAOLO MONTANARI
FOTO ANDREA CANDUCCI

     

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