Tasse e imprese, Pesaro maglia nera nelle Marche

Resi noti ieri a Roma i dati del Rapporto 2018 sulla tassazione delle piccole imprese “Comune che vai, fisco che trovi”

Tasse e imprese, Pesaro al 97esimo posto, Urbino 85esimo

Si lavora fino al 16 agosto solo per pagare i tributi

PESARO – Un poco lusinghiero 97° posto su 137 comuni presi in esame. E’ questa, in classifica nazionale, la posizione della città di Pesaro quanto a pressione fiscale media sulle piccole imprese. E’ quanto risulta dal Rapporto 2018 dell’Osservatorio della CNA nazionale sulla tassazione delle piccole imprese “Comune che vai, Fisco che trovi” in Italia presentato ieri a Roma. Un rapporto che analizza il peso del fisco sul reddito delle piccole imprese in quasi tutti i capoluoghi di provincia. L’Osservatorio calcola il Total tax rate (Ttr), vale a dire l’ammontare di tutte le imposte e di tutti i contributi sociali obbligatori che gravano sulle imprese espresso in percentuale sui redditi (Imu; Tasi; Tari; Irap; Ivs; Irpef; Iri; Add. Reg.le Irpef; Add. Comunale Irpef).

 

Per il comune di Pesaro il dato del Total tax rate, insomma il livello generale di tassazione, è del 62,8%. Ma il rapporto fissa anche il cosiddetto Tax free day (Tfd), ovvero il giorno di liberazione dalle tasse, la data fino alla quale l’imprenditore deve lavorare per l’ingombrante socio pubblico. Ebbene per Pesaro quella data è il 16 di agosto.  E dunque a Pesaro si lavora per più di 8 mesi solo per pagare le tasse. Insomma la città di Rossini, che pure ha migliorato rispetto agli anni precedenti con il total tax rate (nel 2012 era addirittura al 67,8%), non se la cava proprio bene in media nazionale. E nemmeno nei confronti dei “cugini” marchigiani. Ancona infatti si piazza ad un lusinghiero 45esimo posto con un Ttr del 59,6% e il tax free day al 5 di agosto. Ascoli la segue a ruota con un 47esimo posto al 59,7% e il Tfd al 5 agosto; Fermo è addirittura al 41esimo posto col 59,4% con Tfd al 4 agosto. Maluccio Macerata che si trova all’82esimo posto con un livello di tassazione attestato al 61,7%. Meglio di tutti è Jesi che si colloca al 27esimo posto con il Ttr al 58,1% e il tax free day al 30 luglio.

L’altra città capoluogo, Urbino, è 85esima in graduatoria con un livello di tassazione pari al 61,9% ed il tax free day al 13 di agosto. La città più virtuose, ovvero con meno livello di tassazione, sono nell’ordine Gorizia, Udine e Imola. La peggiore è Reggio Calabria. A differenza di altri organismi, anche internazionali, l’Osservatorio CNA basa la sua analisi sull’impresa tipo italiana, con un laboratorio e un negozio, ricavi per 431mila euro, un impiegato e quattro operai di personale, 50mila euro di reddito.

“Su Pesaro e Urbino non ci aspettavamo miracoli – dice commenta il segretario provinciale della CNA, Moreno Bordoni – ma questi, alla verifica dei fatti, sono dati tutt’altro che lusinghieri rispetto al quadro generale dei Comuni italiani. Pur apprezzando gli sforzi fatti dalle amministrazioni comunali di Pesaro e Urbino in questi anni per cercare di ridurre il peso fiscale, come si vede dai dati dell’Osservatorio nazionale della CNA, siamo ancora lontani da un livello non dico virtuoso ma accettabile del livello di tassazione. Un imprenditore pesarese non può lavorare fino al 16 di agosto per pagare le tasse (locali e nazionali). Non può essere sostenibile. Tanto più che, se non interverranno correttivi, quest’anno il livello di tassazione generale tornerà a salire”.

Gli fa eco il presidente della CNA, Alberto Barilari. “E’ spiacevole verificare differenze anche molto marcate rispetto ad uno stesso territorio regionale. E non parliamo di città ascrivibili al cosiddetto cratere del sisma che pure potrebbero aver visto scendere alcuni parametri relativi alla tassazione. Jesi od Ancona ad esempio, se la cavano molto meglio di noi pur in un quadro pesante di tassazione relativo alla piccole aziende e si collocano in una media accettabile a livello di tassazione”.

 

Tutto questo – secondo la CNA – mentre si va ampliando il divario tra la pressione fiscale che grava sulle piccole imprese e quella media nazionale. Nel 2017 è andata dal 61,2% sulle piccole imprese al 42,4% sulla totalità dei contribuenti: un’ingiustizia che vale 18,8 punti percentuali.

 

La pressione fiscale media sulla piccola impresa tipo italiana, salita nel 2017 dello 0,3% al 61,2%, nel 2018 è destinata a crescere ancora, portandosi al 61,4%. Un incremento compiutamente ascrivibile all’aumento programmato della contribuzione previdenziale dell’imprenditore. Di conseguenza, il giorno della liberazione fiscale media si allungherà di altre ventiquattr’ore, per arrivare all’11 agosto, contro il 10 agosto del 2017 e il 9 agosto del 2016.

Fin qui l’analisi dei dati. Ma la CNA formula anche delle proposte (sostenibili), agli amministratori e al Governo per cercare di ridurre il livello di tassazione.

 

Lo scenario alternativo: le proposte della CNA

 

La crescita della pressione fiscale sulle piccole imprese non è, però, ineluttabile. Che cosa accadrebbe alla curva del Ttr, prevista in ascesa anche quest’anno, se fossero attuate alcune proposte di riforma presentate dalla CNA? La curva s’impennerebbe…all’ingiù. Proviamo alcune ipotesi.

 

L’aumento della franchigia Irap dagli attuali 13mila euro a 30mila euro determinerebbe una riduzione del Ttr di 1,4 punti percentuali, portando il Ttr previsto per quest’anno dal 61,2% del 2017 al 60% contro il 61,4% a bocce ferme.

 

Ancora più consistenti risulterebbero gli effetti delle riforme considerando l’adozione del regime Iri al 24%, già prevista proprio per il 2018, che porterebbe il Ttr al 59,2%. Ma a fare l’effettiva differenza sarebbe l’introduzione  della totale deducibilità dell’Imu sui beni strumentali delle imprese: capannoni, laboratori, negozi. In questo caso il Ttr crollerebbe al 57,4%, quattro punti percentuali in meno rispetto al Ttr previsto dall’Osservatorio CNA per il 2018. Ma per fare bingo una piccola impresa dovrebbe ottenere l’applicazione contemporanea delle tre misure: il Ttr calerebbe al 53,5%. Non una soluzione definitiva, tutt’altro, ma una salutare boccata d’ossigeno per le piccole imprese e un concreto avvio del percorso per riequilibrare un sistema fiscale insopportabile.  Nel quale non solo va ridotta la pressione ma garantita maggiore equità nel prelievo tra i diversi redditi da lavoro; invertita sensibilmente la tendenza a trasferire sulle imprese gli oneri dei controlli, asfissianti per strutture leggere come quelle delle piccole imprese; usata in modo intelligente la leva fiscale per aumentare domanda interna e investimenti.

 

La Flat tax deve essere introdotta in modo progressivo e credibile secondo un piano che, sulla base delle risorse rese disponibili attraverso il recupero dell’evasione e la riduzione della spesa pubblica:

 

1)  preveda la riduzione delle aliquote IRPEF a partire da quelle più basse del 23% e del 27%;

 

2) elimini la discriminazione attuale operata dalle detrazioni da lavoro delle piccole imprese personali.

Estensione del regime forfetario. Il regime forfettario deve essere esteso a tutte le imprese individuali e professionisti con ricavi inferiori a 100.000 euro è sicuramente la via giusta. Una misura che coniuga una reale semplificazione fiscale insieme ad una forte riduzione della pressione fiscale per centinaia di migliaia di imprese.  Il regime forfetario nasce da una proposta della CNA che, purtroppo e con rammarico della CNA, ha visto una applicazione limitata alle sole imprese con ricavi compresi tra i 25 mila e 50 mila euro, per effetto dei vincoli comunitari, dal momento che il regime, tra l’altro, prevede l’esonero dall’applicazione dell’IVA.

In foto: Da sinistra Alberto Barilari presidente CNA Pesaro e Urbino e Moreno Bordoni, segretario CNA Pesaro e Urbino

UFFICIO STAMPA CNA di Pesaro e Urbino

CLAUDIO SALVI

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