Delitto di Sabrina Malipiero: “Un delitto d’impeto. Un omicidio frutto di “un’assoluta perdita di controllo”

PESARO – In seguito alle attivissime indagini in relazione all’efferato delitto di Sabrina Malipiero, la 52enne cassiera uccisa venerdì nella sua casa a Pantano, il personale della Polizia di Stato in servizio presso la Squadra Mobile ha raccolto una serie di rilevanti e concordanti indizi nei confronti del  pregiudicato di origini marocchine, Zakaria Safri, regolarmente soggiornante, quale autore del grave fatto di sangue. Costui ha tentato di sviare le indagini attraverso una serie di attività e dichiarazioni fuorvianti. Ma nel corso di un prolungato interrogatorio svoltosi innanzi ai Pubblici Ministeri della locale Procura della Repubblica, di fronte ad una serie incalzante di riscontri di tipo investigativo e tecnico, il predetto è crollato rilasciando un’ esaustiva confessione. Sulla scorta degli elementi racconti la locale A.G. emetteva decreto di fermo nei confronti dello straniero, che veniva eseguito nella mattinata ieri, con accompagnamento del predetto presso la locale Casa Circondariale. Nella mattinata odierna, alle ore 11,00, si è svolta una conferenza stampa presso la Questura di Pesaro e Urbino, nel corso della quale sono stati illustrati i dettagli investigativi dell’operazione. “Un delitto d’impeto. Un omicidio frutto di un’assoluta perdita di controllo”. E’ quanto ha detto il procuratore della Repubblica di Pesaro, Cristina Tedeschini per fare il punto sull’omicidio di Sabrina Malipiero, dopo che la donna e il suo assassino avevano consumato insieme della cocaina. “Safri ha confessato tutto ed è una confessione robusta” ha sottolineato la Tedeschini, ringraziando i pm Silvia Cecchi e Fabrizio Narbone e gli investigatori della polizia per avere risolto il caso in 20 ore. “C’è stata una perfetta sinergia tra Procura e Questura. Ma non deve passare l’idea che un’indagine breve sia un’indagine facile” ha detto Silio Bozzi, capo della Squadra Mobile pesarese, che ha tratteggiato il carattere di Safri, reo confesso, come quello di un uomo dalla “personalità proteiforme, capace di tenere comportamenti diversi a seconda delle situazioni. Per questo dovevamo intervenire subito e velocemente”. Bozzi ha detto che le indagini erano partite inizialmente su quattro soggetti e si erano poi concentrate solo su Safri, in seguito al fatto che gli altri tre avevano alibi di ferro e vista anche la reazione del 38enne all’interrogatorio e la scoperta di segni e graffi sul suo corpo. L’assassino dopo aver preso a pugni la donna, le ha inferto due colpi con un coltello da cucina, prima sullo sterno e poi sulla parte sinistra del collo. Il Safri ha dei precedenti per resistenza a pubblico ufficiale, danneggiamento e violenza privata. Per la morte della Malipiero, la Procura, oltre all’omicidio volontario, gli contesta anche il furto, in quanto l’uomo è scappato con l’auto della vittima. Non c’è stata cessione di sostanze, infatti la cocaina era già a casa della donna.

Rosalba Angiuli

 

 

 

 

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