Una ricerca molto interessante dello studioso pesarese Marco Tomassoli sulle migrazioni

E’ stata pubblicata un’interessante ricerca di un giovane studioso pesarese Marco Tomassoli sul tema dell’alimentazione e migrazione. “E’ un dato comune, sottolinea Tomassoli,che il cibo sia contenitore e tramite di una semantica primitiva, che pone le proprie radici nella costituzione dei primi modelli di architetture sociali; fase  in cui le differenziazioni culturali iniziano a delinearsi in contemporaneo sviluppo con l’affermarsi di abitudini e credenze religiose. L’intento dell’elaborato, è di riprendere questo dato comune nel desiderio di approfondirlo e chiarificarlo andando oltre la superficiale ed empirica conoscenza che di esso si ha. Il percorso, quindi, si dirama in diverse direzioni tutte aventi come matrice comune  il cibo, inteso come portatore di identità culturale”.

 

-Quali sono in ordine progressivo gli aspetti che vengono analizzati in questa ricerca?

 

“In primo luogo ho analizzato il ruolo che l’alimentazione ha avuto nel processo di definizione identitaria avvenuto durante i primi esempi del movimento migratorio, che sin da principio ha contribuito in primo piano al processo di diversificazione idealistica dei vari gruppi culturali. I flussi migrazionali possono essere considerati come contenitori di input identitari e rappresentano indubbiamente il fenomeno antropologico avente più influenza sulla formazione delle varie architetture sociali, sia a livello di nucleo familiare, che in maniera più estesa, inglobando le intere popolazioni. Da qui lo studio dell’antropolgia migrativa, cioè di un fenomeno sociale, ci permette di comprendere le origini delle prime architetture comunitarie, ovvero i modelli primitivi dell’odierna schematizzazione geopolitica globale. Per decenni l’idea della comunità scientifica internazionale si divise in due principali correnti di pensiero divergenti riguardo al contesto nel quale prese piede l’evoluzione antropologica dei primi nuclei sociali”.

 

-Al riguardo sono state fatte due ipotesi dagli studiosi. Ce ne può parlare?

 

“La prima ipotesi, delle due correnti di pensiero divergenti nell’ambito della comunità scientifica, fu chiamata ipotesi multiregionale, per cui tutti gli antenati dell’uomo moderno, aventi diversa tassonomia e locati in diverse posizioni geografiche, vennero in contatto proprio grazie ai primi incerti approcci alla migrazione. La seconda ipotesi venne denominata Out of Africa. In questo caso vi è un vero e proprio punto di partenza di sviluppo e migrazione individuato nell’Africa orientale. Fino al 1980 entrambe le teorie dividevano e facevano discutere l’intera comunità scientifica, che trovò solo con l’avvento degli studi genetici sul Dna mitocondriale, superando le ricerche paleontologiche e antropologiche”.

 

-Questi studi hanno portato anche ad un risultato sorprendente che conferma la verità biblica da Genesi?

 

“L’implemento del potenziale scientifico apportato dall’introduzione della genetica, portò alla scoperta di colei che venne rinominata Eva. Un antenato comune a tutta la popolazione odierna. Questa donna visse in Africa all’incirca 200mila anni fa; dato incoraggiante,visto che fu proprio in questo periodo che gli antenati dell’uomo odierno, iniziarono la loro evoluzione antropologica, dando vita al primo approccio migratorio della storia dell’uomo. La scelta del nome Eva, ha sicuramente un sapore mistico legato all’iconografia religiosa cristiana ma può trarre in inganno: essa infatti, non fu né l’unico antenato universale né l’unica donna vivente in quell’epoca. la casualità vuole che 200mila anni fa la popolazione in Africa toccò un numero molto basso arrivando a contare 10mila individui. Il Dna di Eva si trasmise senza forti mutazioni a tutte le generazioni  seguenti, mantenendo intatti i tratti ereditari. la conferma scientifica è giunta un paio di anni fa e che conferma i dati  che vennero a galla quasi un secolo fa: uno studio effettuato su 938 persone provenienti da 51 paesi diversi che conferma le origini comunitarie africane della nostra specie”.

 

-Una risposta di questo tipo può benissimo mettere in discussione lo stesso concetto migratorio, che oggi domina il dibattito politico e sociale fra Europa e paesi africani?

 

“Archeologia e genetica rappresentano un campo incrociato intrapreso dagli studiosi, perché singolarmente nessun campo scientifico ha il potere di garantire l’assoluta certezza dei risultati ottenuti. Sono state individuate alcune principali rotte migrative. Dall’Africa all’Asia, passando per l’ Indonesia, Papua Nuova Guinea ed Australia. Verso l’Europa tramite la Turchia, seguendo il letto del Danubio”.

 

-Gli studiosi hanno storicizzato la prima grande migrazione?

 

“Furono diversi ed eterogenei che direttamente e non, favorirono l’inizio di questo grande movimento collettivo. Dalle prime tecniche agricole e venatorie fino allo scioglimento dei grandi ghiacciai. All’incirca cinquantamila individui arrivarono in Europa seguendo rotte completamente casuali. Seguendo sempre la costa, il mare fornì loro il sostentamento necessario ed un clima piacevolmente mite.Per considerarsi completa, la migrazione verso l’Europa impiegò un periodo di tempo stimato attorno ai 25mila anni. Durante questo periodo l’uomo continuò ad evolversi, mentre i concorrenti si estinsero.  La rivoluzione industriale apportò grandi modifiche al rapporto fra l’uomo e il suo lavoro. Cambiarono i luoghi geografici e le possibilità economiche, e di conseguenza l’uomo migrò per garantirsi il benessere”.

 

La ricerca del dottore Marco Tomassoli, si estende anche su altri versanti, attuali e interessanti: il ritorno delle ideologie dormienti, sorte nell’ambito gestionale della migrazione in Europa, con quei fenomeni come la Xenofobia e nazifascismo militante, che ostentano la più completa intolleranza verso la diversità. La ricerca poi affronta anche l’aspetto dello shock culturale che queste persone giunte a destinazione hanno direttamente in paesi completamente diversi dai loro. E lo studio affronta anche una analisi economica specifico: Il mercato alimentare italiano trae beneficio dalla presenza degli immigrati, sia per quanto riguarda il settore dell’offerta, sia nel mercato della domanda, alimentato e ravvivato dalle nuove richieste. Poi lo studio si sposta al rapporto fra religione e alimentazione nell’islamismo,e nell’Ebraismo, essendo Tomassoli un profondo conoscitore delle due civiltà citate e giungere all’approdo della religione induista. L’interessante ricerca si avvale di due Guide visive e una interessante bibliografia, che rende lo studio molto approfondito.

 

PAOLO MONTANARI

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