L’Utopia del 1968 con Bodei e Veneziani, un pomeriggio di alta cultura nell’ultima giornata di Popsophia

E’ stato un pomeriggio culturale molto seguito quello che si è svolto a Rocca Costanza nell’ultima giornata di Popsophia, prima con la Lectio Pop di Remo Bodei, dal titolo VIETATO VIETARE e poi con CONTAMINAZIONI L’ALTRA PARTE con Marcello Veneziani. Due modi completamente opposti di riflettere sul ’68. Prima dell’inizio della conferenza di Bodei, è stata proiettata la sequenza finale di Zabriskie Point di Antonioni: un’esplosione cosmica che corrisponde all’esplosione dei concetti filosofici,cose, case e confini. Tanto che si parla per il 1968 della negazione dei confini. Il 1968 ha avuto una preparazione che lo ha anticipato con i cambiamenti storici, già teorizzato dal filosofo Pascal. I valori si sono disgregati con la difficoltà di metterli insieme, ha sottolineato Remo Bodei. Partendo da una frase di Nietzsche “Dio è morto”, si sono creati movimenti di opinione e di cultura che hanno confinato con il trionfalistico, ma che il grande filosofo tedesco mise in bocca ad un pazzo. Per distruggere Dio non ci sono valori garantiti. Se non c’è una garanzia assoluta come faranno gli uomini a giustificare il loro modo di esistere? Il ’68 si è trovato di fronte una società post tradizionale, con movimenti non cristallizzati e una morale provvisoria permanente, anche a livello politico e sociale. Già Machiavelli aveva profetizzato questo cambiamento, affermando che ogni ipotesi per il futuro prevedeva il cambio di generazione e che i giovani avrebbero preso il posto dei vecchi. Ma nell’attuale società, demograficamente invecchiata, nel 2020 sarebbe possibile un movimento come quello del 1968, dove il 30% della popolazione è over 60anni? Un altro filosofo Habermas scriveva  che nel 1968 erano rimasti i cuscinetti di grasso e quindi la tradizione stava perdendo anche gli ultimi connotati. Ma venivano meno anche l’identità e Dio. Il 1968 ha rappresentato anche la scomparsa dell’etica di classe del marxismo, in una società disgregata. Se nel dopo guerra esistevano i partiti tradizionali, negli anni sessanta, la prima rivolta di Berlino è del 1964, si da’ vita ad un fenomeno internazionale, che troverà spazio in Francia, America, Italia. Un’autentica rivoluzione ormai scappata, scriveva Fichte nel 1793, già anticipato dalle leggi del gas di Hobbes. Il ’68 ha messo in discussione la scuola, la famiglia e il sesso, vivendo, ha proseguito Bodei che in quegli anni insegnava all’Università di Pisa, un principio di irrealtà. Pasolini visse quella realtà e si scontrò con quei giovani contestatori, figli della borghesia, che se la prendevano con i poliziotti. Il 1968 ha rappresentato una fantasia al potere e con forme di gerarchia che sono state delegittimate. Poi una velata critica di Bodei nei confronti dell’insegnamento di Don Milani, che aveva creato una scuola chiusa e pauperistica. E sulla sua scia il prof. Tullio De Mauro, assertore di poche parole nel vocabolario italiano. Questi principi sono stati accettati da una parte del ’68 di area cattolica di sinistra. Ma oggi ci chiediamo a che cosa è servito questo impoverimento culturale? Allora che cos’è stato il ’68? E’ stata una specie di primavera  e ribellione giovanile. E in ogni caso le cose non funzionano e non funzioneranno se vi è passività dei cittadini. La visione di Marcello Veneziani per spiegare  il ’68 è stata completamente diversa da quella di Remo Bodei. E’ stato un non evento e non rivoluzione. E’ stato semmai una rivoluzione di costume, in un clima di insofferenza. Il ’68 è rientrato in un fenomeno globale di contestazione totale e che trova in un movimento artistico dei primi anni del Novecento, il Futurismo, una sua analogia. Da un punto di vista socio-politico il ’68 fu anticipato dall’impresa di Fiume,con D’Annunzio che utilizzava slogan collettivistici e organizzava la ribellione, tratta dal saggio di Junger sulla ribellione. Con questa tesi, Veneziani ha avanzato la teoria che vi fosse anche un ’68 di destra che ebbe in De Benoit il suo ideatore. In sostanza, il ’68 venne visto dalla cultura conservatrice come una fase di incontro e di scontro che si diffuse in Europa e in Giappone. Si pensi alla frase di Jonesco quando, affacciandosi a Parigi dalla sua finestra e vedendo un corteo di manifestanti sessantottini, affermò: “Siete diventati tutti notai”. Dominava allora la teoria del politicamente corretto, visto con ottiche diverse ma critiche da parte di due pensatori di formazione diversa: Pier Paolo Pasolini e Augusto Del Noce.

 

PAOLO MONTANARI

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...