Intervista allo scrittore fanese Ermanno Pierpaoli per il suo libro storico, TUSCIA, successo editoriale da molti mes

Ermanno Pierpaoli, reduce dal prestigioso premio Pelasgo narrativa non edita, con EROI SPRECATI , miglior scrittore marchigiano dell’anno, presenta la riedizione del suo romanzo storico TUSCIA 396 a.C. -2004 d.C. pubblicato da editore Mursia che poi ha avvuto una grande diffusione libraria.

-Pierpaoli, come è nata l’idea di scrivere un romanzo storico, dopo che lei, e siamo al decimo romanzo con quello che sta scrivendo, ha dedicato il suo filone narrativo alla scoperta del sentimento dell’amore?

“L’idea è nata perchè ho avuto sempre una forte attrazione per la storia etrusca e per quella romana. Popoli e civiltà che meritano di essere ricordati per i grandi valori, politici, sociali, giuridici e artistici”.

-Ci parli di Tuscia e in particolare di come ha creato i personaggi in questo contesto storico……

” Per quasi un anno insieme a mio figlio sono andato alla ricerca delle testimonianze etrusche, per avere una documentazione reale e per poi poter ambientare il mio romanzo. la civiltà etrusca: un destino, un popolo che doveva perire per alimentare con il suo sacrificio quella civiltà Romana incombente e combattiva a lei troppo vicina, perché potesse sopportarne una ricchezza ostentata ed ineguagliabile. Una progenie che ,chiusa fra le mura turrite delle sue città, non seppe coagulare le proprie forze per opporsi all’assalto di una determinata volontà ribelle di Roma. Un popolo, quello Romano, che nella nuova Repubblica edificava il futuro e le premesse di una nuova civiltà. In questo contesto ho creato i miei personaggi che sono frutto della mia fantasia, in particolare quello di Quinto Claudio Fabio, etrusco di origine e salito al rango di senatorie e console romano. Quinto Claudio non tradisce mai la sua origine, la sua cultura etrusca. Ma l’invidia, il peggiore peccato dell’uomo, e la perversione tenteranno di distruggere la sua famiglia quando vorrà vivere una vita d’amore con una Principessa Etrusca”.

-Un racconto storico che ha sempre un riscontro fiabesco e un significato pedagogico e simbolico?

“Sì per me recuperare i valori della vita è essenziale, ma possono purtroppo trasformarsi in favole, in racconti a lieto fine che si scontrano con la drammaticità della realtà contemporanea dove dominano due golem: la globalizzazione e l’individualismo cioè l’egoismo. Claudio Fabio aveva partecipato con il console Marco Furio Camillo alla conquista di Veio Etrusca. Ma con la stessa determinatezza vorrà ritirarsi nell’abbraccio della sua fattoria, dove agli schiavi dava dignità di uomini e libertà nel vivere quotidiano. Nell’epitaffio che è il prologo del mio romanzo spiego il significato etico di questa esistenza: IL TEMPO CHE PASSA CI SOTTRAE LE LUSINGHE DELLA VITA MA NON V’E’ VITA SE NON TROVI LE PAROLE, OPERE, SENTIMENTI E AMORE DA DONARE. La morte a tradimento di Quinto Claudio trovato nel sepolcro accanto alla moglie Racilia sono una testimonianza e memoria storica, di un passato da non distrruggere”.

PAOLO MONTANARI

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