Santuario della Madonna delle Grazie gremito di persone per pregare Santo Padre Pio. Fila nel confessionale

“….ho alzato più volte in alto la mia mano, nel silenzio della notte e nel ritiro della mia celletta, benedicendovi tutti…”. Sono le parole di Padre Pio tratte dal suo epistolario, III volume p.1079, che sono state lette da padre Marzio Calletti, Ministro Provinciale dei Cappuccini delle Marche, durante la preghiera e l’Adorazione Eucaristica per tutti gli ammalati, nel Santuario della Madonna delle Grazie, gremito di fedeli, in particolare gruppi di preghiera provenienti da Pesaro, Fano, Urbino e Cagli, per ricordare il primo centenario delle Stimmate di San Pio da Pietrelcina e il 50esimo della sua morte.

“Il santuario mariano è un luogo carissimo ai pesaresi, ha sottolineato padre Marzio, centro spirituale di tutta la città. E’ in questo luogo che vogliamo ricordare la morte di Padre Pio, avvenuta il 23 settembre 1968, perché è stata una morte bella di un santo. Padre Pio ci unisce in una comunione profonda che viene dal cuore di Dio. La devozione a padre Pio coincide con l’identificazione con la figura di Padre San Francesco. Un segno di speranza che rivivono i gruppi di preghiera”.

E poi stata la volta della testimonianza di Padre Guglielmo Alimonti, coordinatore regionale dei Gruppi di preghiera dell’Abruzzo, e figlio spirituale di Padre Pio. “La prima volta che sono entrato in convento,da giovane fraticello, ho visto Padre Pio che pregava. Padre Raffaele chiese a Padre Pio di benedirmi e di raccomandarmi alle sue preghiere. Nel vedere Padre Pio capii che era una figura che si alternava a San Francesco. Il Padre provò a darmi una carezza o uno schiaffo, ma io mi rendevo conto che meritavo solo questo. Non ho più visto quel volto così esterefatto, una piaga vivente che vive sulla croce di Gesù. Insieme a Padre Pio camminai per tutto il corridoio e alla fine mi accarezzò benedicendomi. Da allora Padre Pio è divenuto il mio Padre spirituale. Alla mattina lo andavo a prendere in cella alle 2,30 e lo portavo in sacrestia per preparasi alla celebrazione della Messa. Approfittavo di quelle poche pause per riconciliarmi con il Signore. Capii che Padre Pio era un’anima bianca lavata e desiderata da Dio. Vidi in me la purificazione dell’anima e il mutamento del mio comportamento con me stesso e con gli altri. Sperimentai il digiuno, il piangere e la preghiera notturna. E capii che qualunque cosa Padre Pio me l’avrebbe accordata con la volontà di Dio”. Poi Padre Guglielmo ha voluto riportare alcune brevi testimonianze di altri frati che conobbero Padre Pio che, durante la Messa, aveva un aspetto ieratico e si immedesimava come Cristo in croce. Non era mai innervosito e di fronte al rumore delle persone che lo volevano vedere,affermava: “per me possono sparare anche le cannonate, io non sento niente. Alcuni frati vissero di prima persona i suoi scontri furibondi con il demonio, che superava con una forza morale, che Papa Paolo VI definì carisma straordinario, di un uomo che portava le stimmate di Cristo nel suo corpo. Fra’ Daniele, un santo frate di cui è in corso la causa di beatificazione, fu testimone dei dolori lancinanti che dovette sopportare Padre Pio anche durante la preghiera, davanti al tabernacolo. Padre Pio è stato l’uomo dell’obbedienza che affermava di doversi difendere dalla chiesa che in realtà gli voleva bene.

Per l’Arcivescovo di Pesaro, mons. Piero Coccia, la riflessione si è incentrata sull’importanza della preghiera, e come i gruppi di preghiera siano gruppi di autenticità ecclesiale, perché sono una continuazione di un’esperienza che parte dal piano individuale e spirituale in un vincolo di comunione con Cristo. Ma cosa vuol dire immergersi in particolare nella preghiera contemplativa? Significa dare una risposta ad una sorta di mixaggio fra la realtà umana fatta di morte, dolore e sofferenza, ma anche di gioie, con la preghiera che è una condizione umana e che tende al mistero di Gesù Cristo. Inoltre, è fondamentale anche il sacramento della confessione, che in particolare Padre Pio ha sviluppato con i suoi carismi, donando a tutti la speranza nel mistero di Cristo. Una missione educatrice alla coscienza con la preghiera  che porta ad esempio la Diocesi di Pesaro a fare i conti della realtà storica locale. Ma non basta, cosa dobbiamo chiedere a Dio? Le vocazioni, siamo in un periodo di crisi vocazionale, anche se presto due giovani agesci frati diventeranno presbiteri.

La confessione, l’arma spirituale di padre Pio, è stata rivissuta anche nel confessionale del santuario della B.V. delle Grazie, dove padre Guglielmo Alimonti, al termine della sua riflessione, si è recato confessando una fila enorme di pesaresi. Questo è il segno della fede.

 

PAOLO MONTANARI

 

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