Con l’ultimo incontro dedicato al ruolo della donna nel cinema si chiude la Mostra Internazionale del Nuovo Cinema

Con la tavola rotonda dal titolo WE WANT CINEMA – Sguardi di donne nel cinema italiano, si chiudono gli incontri al Centro Arti Visive Pescheria della Mostra del Nuovo Cinema che questa sera, con la cerimonia di premiazione, chiuderà i battenti della 54esima edizione. Presenti il direttore artistico della Mostra Internazionale del Nuovo Cinema, Pedro Armocida, e un gruppo di artiste donne: registe, attrici, sceneggiatrici che sono in rappresentanza del mondo femminile nel settore dello spettacolo. Fra queste, la regista Roberta Torre e l’attrice Sonia Bergamasco, viso noto al cinema e alla televisione, Laura Buffoni che ha curato la retrospettiva e il catalogo, Antonietta De Lillo ed altre artiste. “Attualmente, ha sottolineato Laura Buffoni, vi è un numero minoritario di donne che lavorano nel cinema e occorrerebbe arrivare almeno alla metà degli uomini. Ilaria De Pacali, ricercatrice, ha dato i numeri del CNR che evidenziano che solo il 15% delle donne diventano registe e queste comprendono anche altre attività artistiche. Infatti, vi è una forbice che va dal 15% al 25% per la regia, il 25% per la sceneggiatura e il 25% montatrici. Questo significa, ha sottolineato Laura Buffoni, che la regia è una pratica prevalentemente maschile”. E’ poi intervenuta l’attrice Sonia Bergamasco che ha svolto la sua attività prevalentemente sotto la guida di Liliana Cavani e Roberta Torre. La Bergamasco ha voluto aprire una piccola finestra, in cui le storie sullo sguardo al femminile hanno trovato dei personaggi in cui la donna viene raccontata nelle sue difficoltà e complessità. E questo non riguarda solo il cinema, pensiamo alla figura di Anna Karenina, realizzata da Tolstoi. Vi è una immedesimazione dell’autore con la sua creatura. “In particolare nel cinema ho trovato questa libertà e la possibilità di abbandonarmi in ruoli che spesso ho anche desiderato. Si dice che nel cinema comanda l’uomo, ha sottolineato, la regista Roberta Torre, ma non è vero perché il comandare è cosa da femmina. Il comando femminile esiste da sempre. Pensiamo nella famiglia al ruolo della donna. Quando ero una giovane regista non mi accorgevo di certi codici diversi che il mondo maschile imponeva alla donna artista. Ora vedo i furti di idee delle donne e l’appropriazione da parte dei colleghi maschi dei progetti. Ho avuto rispetto di donne produttrici nel cinema come la Palermo, ma spesso sento la necessità di avere una mia autonomia. E per motivi economici sono arrivata a girare un film anche in sei settimane, un minimo indispensabile”. Un altro elemento è l’eredità dei grandi padri del cinema che è anche castrante e per molte donne registe è difficile passare a realizzare un secondo film. Per la regista Antonietta De Lillo è importante l’associazione che ha costituito  negli ultimi dieci anni per riunire film, ma anche altri prodotti artistici che devono essere tutelati. A questa associazione possono partecipare anche gli uomini perchè le donne non si devono contrapporre con una visione femminile a quella maschile. Inoltre, oltre alla difesa della lobby, vi è anche l’aspetto politico. Sarebbe importante che, dopo questo progetto sul cinema della donna, la Mostra del Nuovo Cinema proponesse un focus sulla poetica maschile, con i suoi lati positivi e negativi.

 

PAOLO MONTANARI

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