Primo convegno al centro Arti Pescheria promosso dalla Mostra Internazionale del Nuovo Cinema dal titolo VISIONI PER IL CINEMA FUTURO

Primo convegno al centro Arti Pescheria promosso dalla Mostra Internazionale del Nuovo Cinema dal titolo VISIONI PER IL CINEMA FUTURO, che ha visto la presenza dei giovani cineasti che partecipano alla sezione Satellite, cinema italiano per il futuro che viene presentato in questi giorni nella Sala Pasolini. Un incontro coordinato da Gianmarco Torri e Mauro Santini, alla presenza del direttore del Mostra del Nuovo Cinema Pedro Armocida, il presidente della Mostra, Bruno Torri e il critico cinematografico Adriano Aprà. Ne è venuta fuori una discussione e un incontro di amicizia fra registi della nuova generazione, in parte già conosciuti dal pubblico pesarese, perchè alcuni di essi hanno già partecipato alle due edizioni passate. Sono venuti fuori interrogativi e spunti di riflessione. Che tipo di cinema interessa ai registi della sezione Satellite? Non è un cinema sperimentale in senso canonico, anzi secondo le esperienze riportate sono registi alla ricerca di oggetti misteriosi e non biografici. Un cinema di ricerca che vuole sfuggire i percorsi già esplorati e rompere con gli schemi del cinema tradizionale. Ma chi sono questi giovani registi, fuori dai circuiti canonici quali la sceneggiatura, il trattamento inviati al ministero, l’approvazione, il finanziamento e quindi l’inizio della realizzazione del film? Sono giovani che lavorano, chi è elettricista, chi è insegnante, chi disegna, e tutti hanno nella loro vita anche l’amore per il cinema, che non dà loro guadagni. Dunque sono giovani creativi senza compromessi, che cercano di non entrare ad avvicinarsi a logiche canoniche frustranti. E la sezione Satellite dà loro la possibilità di conoscersi di confrontarsi, perchè spesso il loro lavoro è volutamente isolato e legato ad una urgenza espressiva. E l’esempio di Carmelo Bene, che viene presentato nell’attigua sala della chiesa dell’ex Suffragio, fa loro pensare che bisogna disoccuparsi del lavoro e praticare il cinema come un elemento immaginario. Quindi è merito della Mostra del Nuovo Cinema avere intercettato lo spirito del tempo che non è concretizzato del tutto dal cinema streaming. E già si pensa per le prossime edizioni di una sezione satellite fuori dall’Italia. Ma l’intervento più dirompente e concreto è stato quello di Adriano Aprà, presidente dell’associazione Fuori Norma, un’associazione che ha al suo interno 72 film di lungo e medio metraggio, che stanno per essere presentati nelle sale indipendenti romane e fuori Roma. Un cinema alternativo, il vero cinema per Aprà e le sale indipendenti che a loro volta vogliono fare una rivolta nei confronti delle sale commerciali. Da qui un messaggio di Aprà ai giovani registi che partecipano alla sezione Satellite, contrapponetevi al cinema che si basa sulla sceneggiatura. Il mondo è cambiato e con l’avvento del digitale, il cinema che non ha costi supera il cinema commerciale di finzione o del reale. Il vostro cinema documentario tramite il digitale è la terza rinascita del cinema italiano. L’esperienza di Fuori Norma si basa proprio sulla possibilità di mettere in collegamento questi cineasti che non devono rimanere isolati. Il cinema italiano ha attraversato tre fasi: la prima fase che ha coinciso con il Neorealismo e gli anni ’60, che hanno dialogato con la critica e la realtà attuale dove vi è un silenzio per colpa anche dei cineasti. Anche Bruno Torri ha voluto dare il suo contributo alla discussione, dove all’aspetto estetico marxiano, si sono aggiunti elementi realistici e politico-sociali che hanno caratterizzato il cinema italiano. Gli anni’60 e in particolare la scuola romana a cui partecipò anche Mario Schifano, sono stati un esempio di cooperazione e coordinamento di artisti che, pur avendo le loro personalità e il loro modo di procedere, erano in collegamento fra loro. Occorre che oggi si operi nello stesso modo. Con i cambiamenti tecnologici anche le donne sono divenute più protagoniste nel cinema- Ma attenzione fare film di basso costo e autoprodotti non vuol dire vivere senza memoria.

 

PAOLO MONTANARI

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