Nella società contemporanea in aumento le patologie del linguaggio e della comunicazione. Intervista alla prof. Ines Adornetti

Purtroppo è vero, si comunica sempre di meno. Sociologi, psicologi, psichiatri, linguisti lanciano ogni giorno un campanello d’allarme. E’ colpa del telefonino, sempre più di nuova generazione, del computer, di un isolamento virtuale sempre più diffuso non solo fra le nuove generazioni ma anche nelle altre, che utilizzano gli ipad non solo per lavoro ma anche per divertimento, e per molte ore al giorno. Per riflettere su questi rischi che colpiscono soprattutto le società del benessere: Europa, America, Giappone, Cina e numerose metropoli sudamericane, abbiamo intervistato la professoressa Ines Adornetti, che ha recentemente pubblicato per Carocci editore: PATOLOGIE DEL LINGUAGGIO E DELLA COMUNICAZIONE.

 

-Professoressa, in questo suo studio quali sono stati i percorsi scientifici attuati per cercare di risolvere il problema del venire meno del linguaggio?

 

“In questa mia ricerca, in un’ottica cognitiva, affronto il tema delle patologie del linguaggio, coniugando la riflessione teorica con le più recenti evidenze empiriche provenienti dalle neuroscienze, dalla neuropsicologia e dalla psicopatologia. Tra i casi presi in esame, un ampio spazio è stato dato alla discussione dei deficit comunicativi che caratterizzano patologie quali la sindrome dello spettro autistico, il trauma cranico, la schizofrenia e la demenza di Alzheimer. In casi del genere, i disturbi linguistici e comunicativi chiamano in causa la dimensione pragmatica del linguaggio e dipendono da deficit che coinvolgono in primo luogo la sfera cognitiva e, solo in seconda istanza, la dimensione specificatamente linguistica. Lo studio dei disturbi pragmatici diventa, così, un modo particolarmente proficuo per indagare una questione più generale di estremo interesse da un punto di vista teorico: i rapporti tra linguaggio e cognizione”.

 

-Uno studio molto interessante, soprattutto di fronte ad una società che invecchia sempre di più ….

 

“Sì, l’analisi dei disturbi del linguaggio, che ho affrontato in maniera teorica, costituisce una chiave di accesso di enorme valore concettuale per svelare le caratteristiche essenziali della comunicazione umana. Ho utilizzato l’analisi cognitiva, perché è il settore di ricerca multidisciplinare nato nella metà del XX secolo che ha come oggetto lo studio scientifico dei fenomeni mentali. In sostanza in questa mia ricerca teorica vi è l’idea secondo cui uno dei modi per indagare la natura di un dato fenomeno consiste nell’analisi delle condizioni che lo rendono possibile. Dunque lo studio dei deficit della comunicazione rappresenta un modo per analizzare il funzionamento del linguaggio al fine di chiarire la sua natura essenziale. A questo proposito presento due modelli: il primo che identifica le facoltà verbali con la competenza grammaticale e un secondo che individua nelle competenze di natura pragmatica gli aspetti essenziali della comunicazione umana. Sostenendo la dimensione pragmatica , si potrà avere una analisi privilegiata per indagare alcune proprietà fondamentali della comunicazione umana”.

 

PAOLO MONTANARI

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