Il mito di Diana rivive nel bel saggio di Barbieri Squarotti, Colturato e Goria

Il mito di Diana rivive nel bel saggio IL MITO DI DIANA NELLA CULTURA DELLE CORTI, Arte letteratura musica, a cura di Giovanni Barberi Squarotti, Annarita Colturato e Clara Goria (ed.Leo S.Olschki editore). Ne parliamo con i curatori.

 

“Diana, dea della luna e della caccia, occupa un posto nell’immaginario delle corti europee e trova ampio spazio nei processi di appropriazione e rinnovamento degli antichi apparati mitologici che percorrono quel mondo. Questa posizione di centralità è il risultato di una profonda sedimentazione prodottasi nei secoli attraverso il vario portato dell’ideologia feudale, dell’allegorismo medievale e della ricodificazione umanistica dei miti”.

 

-Il mito di Diana ha influenzato anche numerose arti, l’architettura, la pittura……

 

” Diana rivive nelle rappresentazioni simboliche e allegoriche di regine, principi e dame, attraverso generi, iconografie e stili, solca palcoscenici, ispira opere e decorazioni per residenze e giardini. Nel cuore del Seicento dedicato a Diana, dea della caccia, sorge la Reggia di Diana alla Venaria Reale, palazzo di piacere e di caccia nel circuito delle residenze sabaude. Il volume percorre in un excursus multidisciplinare diverse tappe degli sviluppi del mito: dall’antichità a Boccaccio e alle riscritture rinascimentali; da Parmigianino a Batoni; dalle composizioni musicali per la corte di Francia a Foscolo e Leopardi, fino a più inattese disseminazioni popolari e contemporanee. Immagini, racconti, partiture per tracciare, alla luce di differenti sguardi critici, metamorfosi e ambigue identità della dea che ancora oggi interrogano e seducono”.

 

-Il mito cortigiano di Diana incorpora dunque un sostrato ideologico che si ritrova soprattutto nelle arti?

 

“Indubbiamente, e appare adatto a trasmettere metaforicamente alcuni principi cardinali della autorappresentazione  del potere: l’integrità morale del principe (la castità); la sovranità  come prerogativa congenita e connaturata alla classe regnante (l’egemonia esercitata sulla e nella natura selvaggia) e in quanto investitura divina (la luna che riflette la luce del sole), l’uso legittimo della forza (la caccia). L’antica divinità italica sopravvive nei secoli. Ecco allora le Diane – Lune cacciatrici, dipinte da Peruzzi alla Farnesina, le invenzioni di Raffaello per i mosaici della cappella Chigi in Santa Maria del Popolo a Roma; la virtuosa Diana, tutrice di castità, che Correggio affresca a Parma. Multiformi e plastiche  le variazioni del mito, tanto diffuso e adattabile a contesti differenti, sfidano gli artisti su più fronti: dal motivo del bagno di Diana e delle sue ninfe, del disvelamento e della seduzione del corpo femminile. Una letteratura mitologica che si incontra con le favole e nelle moralizzazioni di Ovidio e veicolate dai modelli delle edizioni illustrate delle Metamorfosi. Oltre poi alla chiave cristiana, il mito classico proiettato nell’orizzonte cortigiano può aprirsi a rinnovate interpretazioni aderenti ai modelli etico-comportamentali di un mondo nel quale sono ancora vivi gli ideali cavallereschi”.

 

-Ma il mito di Diana nel corso della storia ha trovato anche delle resistenze?

 

“Sì, perchè sono state messe in atto differenti strategie dalle dinastie nella politica delle immagini; oppure su particolari ricezioni indirizzate dai committenti, come nel caso delle influenze di temi mitologici e figurativi concepiti alla corte di Francia nelle residenze del Lazio Pontificio entro la fine del Cinquecento. La reinvenzione del mito passa anche attraverso la grande decorazione nei cantieri dei palazzi ad opera di artisti, letterati e committenti e la contemporaneità del mito di Diana, continua a prestarsi ad attualizzazioni, riscritture e variazioni nelle arti visive”.

 

PAOLO MONTANARI 

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