Leggere, leggere…. riflettere, rubrica editoriale a cura di Paolo Montanari

Sara Lorenzetti è l’autrice di un bel saggio dal titolo “ANDARE IN MARE SENZA BARCA” LE LETTERE DI MONALDO LEOPARDI AD AMNESIO NOBILI: UN CARTEGGIO PER LA VOCE DELLA RAGIONE  (Franco Cesati Editore). Tra il 1832 ed il 1835 Monaldo Leopardi intrattenne un’intensa corrispondenza con il tipografo Annesio Nobili, titolare a Pesaro di uno stabilimento da cui uscì il periodico La Voce della Ragione, fondato e diretto dallo stesso conte Leopardi. Il corpus, composto da circa seicento missive, è ora custodito in varie biblioteche e nel Centro nazionale di Studi Leopardiani di Recanati. E’ una vera e propria ricerca che Sara Lorenzetti ha iniziato con la collocazione dei manoscritti, con lo spoglio archivistico delle fonti sull’analisi attenta del materiale rinvenuto. La fase operativa è stata seguita da un lavoro di contestualizzazione, che ha fornito gli strumenti per una lettura dei documenti sotto vari profili. Il carteggio riveste un’importanza straordinaria, perché costituisce una fonte documentaria non solo nell’ambito degli studi leopardiani, ma anche per la storia dell’editoria e del giornalismo nell’Ottocento. Il volume inizia con un capitolo dedicato alla ricostruzione della figura di Annesio Nobili. Tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, l’Italia tentava di uscire da una condizione di sottosviluppo rispetto ad altri paesi europei, dovuta soprattutto alla divisione politica, ma anche alla mancanza di un pubblico che si adeguasse alla secolarizzazione della cultura. Nella Marca pontificia operava Annesio Nobili. Nella tipografia di Nobili nasce La Voce della Ragione nel contesto della pubblicistica degli anni Trenta quando, trascorsi i moti insurrezionali, i reazionari decisero di combattere la canaglia liberale, servendosi anche dei mezzi di stampa. . La Voce era un periodico clericale, che fu soppresso proprio da quel potere ecclesiastico che si era proposto di servire. Nel terzo capitolo il carteggio di Monaldo è studiato in rapporto al genere e inserito nel contesto ottocentesco, dove la scrittura epistolare  aveva assunto le proporzioni di un fenomeno sociale.

 

 

EVOLUZIONE E CULTURA  è il titolo del saggio di Lorenzo Baravalle (Carocci editore). Baravalle è specializzato in Filosofia della biologia evolutiva e professore associato di Filosofia della scienza presso la Universidade Federal do ABC a San Paolo. Il saggio parte da una serie di interrogativi fondo: Qual è l’origine della cultura? A che cosa si deve la diversità degli usi e costumi dei popoli della Terra? In che modo cambiano le tradizioni durante il tempo, e perché? Il volume illustra come la biologia evolutiva possa aiutarci a offrire una risposta soddisfacente a queste domande. Non solo ci permette di comprendere le radici naturali dei nostri comportamenti sociali ma anche di capire meglio come questi variano nel tempo e perché. Poiché le culture sono dinamiche e la teoria darwiniana è un eccellente strumento per comprendere i meccanismi che governano i processi storici, per tale motivo è possibile interpretarle come entità che evolvono durante il tempo. Questa lettura, adottata già da alcuni contemporanei di Darwin, sta iniziando a mostrare appieno il suo potenziale e a offrire un nuovo stimolo per la ricerca in: psicologia, antropologia e sociologia. Per gli scienziati, i pensatori che sono citati nel saggio ritengono dunque che per rispondere a questi interrogativi sull’origine e il funzionamento della cultura sia indispensabile aderire ad una prospettiva evoluzionista. Da qui un’attitudine metodologica naturalistica, che deve aderire a cause naturali, come quelle ammesse dalla fisica, dalla chimica e dalla biologia. Le scienze dello spirito non sarebbero chiamate a dare spiegazioni causali come quelle della natura. Nel primo capitolo vengono introdotti i concetti fondamentali della teoria darwiniana della selezione naturale, della genetica mendeliana e della genetica delle popolazioni. Nel secondo capitolo l’autore risale alle origini dell’approccio evolutivo alla cultura,cercando di fare chiarezza su quanto le odierne teorie dell’evoluzione culturale abbiano in comune con l’evoluzionismo culturale della seconda metà del XIX secolo e della prima metà del XX. Dopo aver chiarito ulteriormente alcune delle differenze fondamentali fra l’approccio darwinista sociale e quelli contemporanei, soprattutto in relazione al carattere progressivo dei processi evolutivi, tanto biologici, quanto culturali, l’autore sposta la sua indagine sull’origine evolutiva della mente umana e la presenza di comportamenti apparentemente negativi dal punto di vista biologico nelle società occidentali moderne. Il terzo capitolo è dedicato a una serie di proposte teoriche sorte soprattutto nel secondo dopoguerra, le quali hanno stabilito in buona parte i concetti e i metodi dell’approccio evolutivo contemporaneo ai fenomeni culturali. Da qui l’attenzione per la sociobiologia, che ha portato ad interpretazioni più moderate e sofisticate dell’origine della cultura, nell’ambito della psicologia evoluzionistica. Il passo successivo è quello della epistemologia evoluzionista, la quale ha posto le basi per comprendere le dinamiche del cambiamento culturale nel quadro di una teoria darwiniana. Infine la discussione della teoria memetica, con tesi sviluppate da epistemologi evoluzionisti, chiude il capitolo. Ma è la parte finale del saggio che evidenzia la maggiore attenzione dell’autore, in quanto è dedicata alle teorie della coevoluzione gene-cultura e della doppia eredità, che rappresentano le migliori candidate per offrire una visione sistematica e scientificamente accurata dell’origine e del funzionamento delle dinamiche culturali.

 

 

VITA DI DANTE Una biografia possibile di Giorgio Inglese (Carocci editore), non l’ennesima biografia sul Sommo Poeta. Giorgio Inglese, ordinario di Letteratura italiana alla Sapienza di Roma, ha affrontato diversi saggi: Per Machiavelli, L’arte dello stato, La cognizione delle storie e Dante guida alla Divina Commedia.  Che cosa sappiamo davvero di Dante Alighieri? Le tracce lasciate dal poeta nei documenti del suo tempo sono pochissime. Le notizie tramandate dai primi biografi intrecciano ai ricordi autentici molte fioriture leggendarie. Tracce e notizie trovano una chiave di lettura solo grazie al monumento autobiografico, non privo di interni contrasti, che l’Alighieri ha costruito nelle sue opere, dalla Vita nuova alla Commedia. Senza mai dissimulare lo scarto fra la critica dei documenti e interpretazione storico letteraria. Il libro disegna così il profilo di una possibile Vita di Dante “scritta da esso”. In realtà vi sono tre gruppi di fonti su Dante: le antiche vite di Dante testi del Villani e Boccaccio, i commenti della Commedia e le cronache e le trattazioni storiografiche  collocabili fra il 1310 e il 1450. Inglese ha voluto proporre una combinazione  non troppo incoerente fra elementi certi, probabili e solo plausibili, e rendere il lettore partecipe della distinzione fra certezza storico-filologica, probabilità ragionata e infine semplice plausibilità, non gratuita ma euristica.

 

PAOLO MONTANARI

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