La grande mostra dell’artista cagliese Eliseo Mattiacci al Belvedere di Firenze, evento estivo internazionale

 

Si intitola GONG la mostra di Eliseo Mattiacci che racchiude il cosmo: arte e natura, nei grandi spazi esterni e interni del Belvedere di Firenze, con ben venti grandi sculture e 80 disegni. La mostra aperta al pubblico fino al 14 ottobre, è un omaggio al grande artista marchigiano, considerato uno dei pionieri dell’avanguardia italiana della fine degli anni Sessanta. Mattiacci è l’artefice della sperimentazione e del rinnovamento in scultura, ispirato inventore di iconografie cosmologiche e di nuove relazioni spaziali e concettuali tra arte e natura, tra uomo e ambiente. Un binomio perfetto per questa importante mostra fiorentina, fra scultura e grafica. Un esercizio pressochè sciamanico, volto a esplorare il sublime del cosmo, orbite di pianeti e di astri, ritmi e geometrie che appartengono all’universo infinito, per tracciare mappe stellari, che assumono ancora oggi un significato simbolico-rituale. Fin dalle prime opere, dalle sculture in ferro veri e propri assemblaggi di una nuova arcaicità, Mattiacci ha inteso commisurare e riunificare i gesti umani e l’immaginazione metafisica con la natura insondabile della vita nell’universo e con l’energia incommensurabile nella materia e tra gli astri. In lui vi è la dicotomia pasoliniana dell’ESSERE e NON ESSERE, il ciclo cosmico di origine greca della vita e della morte. A tal proposito afferma l’artista: “Mi sento attratto dal cielo con le sue stelle e pianeti e al di là, delle galassie, è un’immaginazione che va oltre, come voler sfidare la fantasia stessa, come un sogno. Mi piacerebbe lanciare una mia scultura in orbita allo spazio”. Un artista geometrico e visionario, le sue sculture al Belvedere si trovano vicino alla casa natale di Galileo e si espandono come le poesie di Leopardi e vanno verso l’ìinfinito come le Voyage sulla luna di Melies. La fortezza medicea con questa mostra ripercorre tutta l’attività artistica di Mattiacci e ci offre un mirabile spaccato della sua cosmogonia. Sergio Risaliti curatore della mostra ha evidenziato come tutta Firenze rafforza la sua immagine di città contemporanea. La traiettoria artistica di Mattiacci è di una estrema coerenza e di libertà esemplari, di lirica potenza, con la riattivazione dei miti e la contemplazione degli astri. Negli spazi interni del Forte non poteva mancare forse l’opera più sperimentale di Mattiacci, il TUBO del 1967, ma anche la MIA IDEA DI COSMO del 2001 e DINAMICA VERTICALE del 2013. Momenti creativi che si alternano a quel grande binocolo artistico dello scultore cagliese.

PAOLO MONTANARI

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