Libreria coop gremita di persone per la presentazione del libro di Bernardo Valli

 

 

“Bernardo Valli è un fotografo-artigiano, forse uno degli ultimi, che fa parte di quella generazione di artisti lontani dal digitale e legati anche al cinema d’autore”. Con questa espressione il giornalista e critico lettarario Paolo Montanari, ha esordito nella sua riflessione sul libro di Bernardo Valli, ordinario e pro rettore all’Università di Urbino, dal titolo IL SENSO DI UN LUOGO (ED.LIGUORI) , che è stato presentato nella sala conferenze della libreria coop di Pesaro. Presenti l’autore, l’esperto di fotografia Marcello Sparaventi oltre a Montanari. Per Bernardo Valli la fotografia è uno strumento insieme al cinema, Valli fu allievo di Roberto Rossellini al Centro nazionale di Cinematografia di Roma, per comprendere l’uomo contemporaneo nei contrasti e inquietudini quotidiane. Il libro è il frutto di una ricerca di anni del prof. Valli, che partendo dal microcosmo urbinate, dove è nato e si è in gran parte formato, lancia un messaggio politico, un grido d’allarme per salvare le terre, i borghi, l’arte e i paesaggi nascosti della provincia di Pesaro e Urbino. D’altra parte, come ha sottolineato Montanari, il contesto urbinate va visto nella dimensione regionale, le Marche, che Guido Piovene definì, “un modello di bella natura, fatta su misura umana e come obbediente ad un canone ideale della perfezione”. Il titolo stesso del libro “Il senso di un luogo” significa ripercorrere con gli occhi della modernità vie antiche della città ducale. Quel paesaggio dell’anima, come la definì Carlo Bo, che il lettore, ha proseguito Montanari, vede come un viandante contemporaneo che non può non conoscere la narrativa marchigiana. E a questo punto scrittori, poeti e intellettuali urbinati, come Paolo Volponi, Carlo Bo, Umberto Piersanti, sono stati i testimoni di questo LUOGO. Scrive Volponi: ” Chiunque saliva in piazza, cittadino o contadino, guardava il paesaggio e capiva ogni cosa, il giro del sole e il posto degli edifici, così come era contento di trovare il suo, all’ombra o al sole che fosse….” Ed è stato Marcello Sparaventi in un iter che ha seguito la successione fotografica del libro, a farci vedere le bellezze, i segreti e le magie di scatti a colori di Bernardo Valli. I paesaggi e le terre che risentono dell’influenza di Mario Giacomelli, ma come ha sottolineato Montanari, nelle fotografie di Valli vi è il passato, con il suo silenzio, di cui l’uomo contemporaneo ha molto bisogno; vi sono le angosce antiche, le fantasie giovanili: si ritrovano i paesaggi di Piero della Francesca, di Raffaello e la poesia filosofica di Giacomo Leopardi. Le rappresentazioni di Valli sono uno specchio della realtà interiore, umana e sociale. Le fotograife nei tramonti e nell’albeggiare appaiono anche con uno stile onirico. Se Carlo Bo avesse potuto leggere e ammirare questo libro di Valli, avrebbe scoperto una terra, quella urbinate, non solo dello spirito ma anche inquieta, dove un giovane solitario esce dalle mura cittadine alla ricerca di un suo destino: non è forse il giovane Volponi che andò a Roma per poi tornare nella sua Urbino? Non è il pesarese Garrone che lasciò la sua terra per sempre. I luoghi marchigiani, Recanati, Urbino, Pesaro, Fossombrone, hanno dati intellettuali che spesso sentendosi stretti da vincoli provinciali, sono MIGRATI. Nella fotografia di Valli vi è anche il non compiuto, la dilatazione visiva che non sembrano le immagini trascendetali, o meglio di uno spiritualista come Claudel, che Bo tanto amava. Nelle fotografie di Valli, come ha osservato Sparaventi, vi è una nota dominate che è data dalla fusione tra natura e civiltà, tra le emozioni dell’arte e le sensazioni naturali.

Paolo Montanari

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