Il mio Sessantotto e la moda. Intervista alla giornalista pesarese Anna Masucci inviata del Corriere della Sera

 

Anna Masucci è una nota giornalista del Corriere della Sera, che vive e lavora a Pesaro. E’ inviata per il grande giornale italiano in tante parti del mondo per seguire le grandi sfilate di moda internazionali. Con lei parliamo del Sessantotto che ha vissuto nella capitale francese, Parigi.

-Anna tante celebrazioni in questo periodo per ricordare i lati positivi e negativi del sessantootto. Quali i tuoi ricordi al femminile?

“Ci siamo un po’ tutti innamorati della MARIANNA DEL SESSANTOTTO, quella giovane donna dal viso pulit , che sulle spalle del suo compagno, in piena manifestazione del Sessantotto francese, nel Quartiere latino di Parigi, alzava in alto con fermezza la bandiera del Vietnam. Questa immagine fece il giro del mondo e divenne il simbolo del Maggio francese. Solo inseguito abbiamo saputo che era un fake. La ragazza di famiglia aristocratica inglese era una modella ed era capitata per caso alla manifestazione. Perchè ho voluto fare questo riferimento perchè i simboli non devono essere obbligstoriamente veri. La ragazza con la bandiera è divenuta un simbolo della libertà che non ha limiti. Anche i tre giorni di Woodstock rappresentarono questa esplosione di libertà e rabbia con la nuova generazione che aveva una energia esplosiva e liberatoria. Questa non contaminazione al naturale ha influenzato la beat generation e anche il fare moda era divenuto un anticonformismo, un rosso-fuoco sulle labbra come quelle dia Bianca Jagger, divenuta poi moglie del leader dei Rolling Stones, contrastava con gli outfit bianchi che erano la cifra del suo stile. Il Sessantotto è stato un omaggio colletivo alla donna e per il filosofo Diego Fusaro il sessantotto fu un colossale miraggo collettivo, l’anno più sciagurato della storia recente, paradossalmente il trionfo di un’evoluzione di quel capitalismo che voleva combattere”.

-E in termini di immagini come definirebbe il Sessantotto?

“Il Sessantotto ci ha lasciato di scegliere come vogliamo apparire, la libertà di decidere chi vogliamo essere ed anche stilisti dei nostri giorni non scordano quel passato, con i suoi lati positivi e negativi”.

Paolo Montanari

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