Leggere, leggere…. riflettere, rubrica editoriale a cura di Paolo Montanari

Cinema e teatro visti attraverso due interessanti saggi.

Lorenzo Marmo è l’autore di ROMA E IL CINEMA DEL DOPOGUERRA. Neorealismo, melodramma, noir (Bulzoni editore). Lorenzo Marmo ha conseguito il titolo di dottore di ricerca nel 2014 presso il Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo dell’Università Roma Tre. Ha partecipato a convegni nazionali ed internazionali ed ha pubblicato numerosi saggi e capitoli di libri. Tra i suoi interessi principali: il rapporto tra cinema, fotografia e teorie della spazialità; il noir e la metropoli moderna; la teoria del melodramma; il cinema bellico contemporaneo; i social network e la teoria dei media.

Con quest’ultimo saggio Marmo analizza il cinema a Roma che esce per le strade, per riappropriarsi degli spazi condivisi, raccontare le vicende appena trascorse e negoziare i traumi inflitti al corpo urbano dalla dittatura, dalla guerra, dall’occupazione. Intrecciando l’analisi degli stili cinematografici e l’indagine sulle trasformazioni della metropoli. Il volume sottolinea il ruolo essenziale svolto dal cinema del dopoguerra nel mediare la riconfigurazione identitaria del paese e il suo tortuoso percorso verso la modernità. Si indaga sul neorealismo che diviene fondamentale nell’elaborazione dei processi di memoria ed oblio del controverso passato recente. Si riflette sugli aspetti fenomenologici del cinema italiano e l’immaginazione melodrammatica, rintracciata nel cuore stesso del fenomeno neorealista, emerge come vera e propria modalità strutturante del sentimento postbellico. Le atmosfere noir si segnalano poi come modalità privilegiata per raccontare l’angoscia che sembra attraversare il cinema degli anni Quaranta e il suo racconto del paesaggio urbano. L’autore prende in esame due film molto significativi. Giorni di gloria e Roma città aperta, e passa attraverso il cinema di Pietro Germi, Vittorio de Sicam evidenziando un coinvolgimento e identificazione spettatoriale.

“PERCHE’ DI TE FARO’ UN CANTO” è l’interessante saggio di Mauro Petruzziello (ed.Bulzoni) che ha come sottotilo: Pratiche ed estetiche della vocalità nel teatro di Grotowski, Living Theatre e Peter Brook. Che cosa succede alla voce a teatro quando, nel Secondo Novecento, viene riscattata la sua componente acustica? Che rapporti instaura con le altre drammaturgie? Come si riconfigura il lavoro dell’attore che la emette? Punto di partenza di questo libro è lo studio, secondo una prospettiva sonora, degli spettacoli ma anche delle pratiche di allenamento degli attori e delle prove.

Paolo Montanari

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