Leggere, leggere… riflettere, rubrica editoriale a cura di Paolo Montanari

Iniziamo con delle storie di dolore, diciotto storie vere, raccolte da Ferruccio Giovanetti nei suoi centri di recupero del Montefeltro, trascritte e interpretate da Umberto Piersanti, lo scrittore e poeta urbinate è una delle voci più interessanti della letteratura italiana contemporanea. Il libro si intitola ANIME PERSE di Umberto Piersanti (Marcos y Marcos editore). Ricordiamo alcune sue opere e raccolte poetiche: I luoghi persi, Nel tempo che precede, L’albero delle nebbie e Nel folto dei sentieri, saggi e opere narrative come L’estate dell’altro millennio, Cupo tempo gentile, ambientato a Urbino tra il 1967 e il 1969, gli anni cruciali della contestazione. Piersanti è anche autore di film: L’età breve, Sulle Cesane. Di recente, ha ricevuto il premio Cavallini di Vittorio e Elisabetta Sgarbi. Nell’alto Montefeltro vi sono sei centri di recupero che Ferruccio Giovanetti ha fondato e dirige. In genere gli ospiti dei centri sono persone afflitte da gravi disturbi psichiatrici, emarginati sociali e autori di atti delittuosi. Umberto Piersanti conosce ed ha frequentato questo mondo. Da qui l’idea del libro che racconta 18 storie che prendono spunto da episodi e persone reali conosciute all’interno delle strutture. Umberto Piersanti le ha trascritte e interpretate sempre attenendosi ai dati reali, ma sconfinando con la sua libertà narrativa in momenti di pura invenzione. L’intento del libro è quello di rendere la complessità di un mondo e di destini che supera qualsiasi forma di fantasia. E tutti questi destini si sono intrecciati in uno stesso luogo, nelle alte colline del Montefeltro.

Roberta Mullini, ex docente di Letteratura inglese all’Università di Urbino, una delle maggiori angliste italiane, ha pubblicato per Bulzoni editore un pamphlet dal titolo PARLARE PER NON FARSI SENTIRE – La parte nei drammi si Shakespeare. In questa ricerca si è scelto di non utilizzare un’unica traduzione per tutti i drammi shakesperiani citati. Interessarsi alla parte nei drammi di Shakespeare, significa avere a che fare con la critica testuale, che negli ultimi decenni ha sempre più preso in considerazione i processi di passaggio tra gli originali d’autore e le edizioni a stampa succedutesi. Muovendo dalla ricerca bibliografica, la critica testuale ora si focalizza più su questioni relative alla paternità dei testi, analizzata attraverso percorsi interdisciplinari che coinvolgono la storia, la storia del libro e dei vari agenti che vi confluiscono, lo studio della ricezione attraverso gli apparati paratestuali, l’operato dei singoli curatori dei vari drammi, sino allo studio delle varie appropriazioni nel tempo e all’editoria digitale. E’ stato Silvio D’Amico nella voce “a parte” dell’Enciclopedia dello spettacolo a dare una definizione ben chiara del termine: Si tratta “delle parole che un personaggio di un dramma pronuncia durante un dialogo non già rivolgendole agli interlocutori, ma dicendole fra sé; ossia rivolgendole al pubblico, per fargli conoscere il suo intimo pensiero, non confessato agli altri personaggi”. Il libro della Mullini è indicato agli studiosi di letteratura inglese e a tutti coloro che amano l’opera shakesperiana.

Ancora Shakespeare nell’interessante libro di Paolo Caponi dal titolo OTELLO IN CAMICIA NERA – Shakespeare, la censura e la regia nel ventennio fascista (Bulzoni editore). Il periodo fascista pone, nei confronti dei rapporti con le letterature straniere, una serie di problemi da tempo oggetto di accurate indagini. La natura profondamente contraddittoria dei rapporti che il regime, nel suo complesso, intrattenne con l’altro da sé finì per ripercuotersi sulla rivalutazione o sul ridimensionamento del ruolo di alcuni autori nel nostro canone letterario. Shakespeare in particolare trovò con il fascismo uno stimolo alla sua diffusione. Questo volume affronta il problema della ricezione del bardo in Italia, nella convinzione che questa non possa più essere vista nei termini di un continuum indistinto nel tempo ma che, proprio con il fascismo, cambino e si impongano alcune specifiche modalità di appropriazione. Le vicissitudini del dramma di Otello e le sue significative regie per mano di Pietro Scharoff, forniscono le coordinate di riferimento per l’analisi del periodo in questione.

Paolo Montanari

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