Visti per voi, rubrica di cinema a cura di Paolo Montanari

 

Partiamo da un film di grande e drammatica attualità, COSA DIRA’ LA GENTE, film pakistano con una ottima esordiente sul grande schermo, Maria Mozhdah nel cui sguardo scarnificato, tanto da sembrare uno dei personaggi femminili di Bresson, si può leggere una vasta gamma di sentimenti che vanno dalla felicità alla disperazione più profonda. Dicevamo di una storia di grande attualità, che spesso rimbalza nella cronaca nera anche in Italia: l’accettazione delle nuove generazioni dei costumi e mentalità occidentale, respinta fino in alcuni casi all’uccisone, come nel recente caso di Sana, da parte della famiglia, che vuole rigidamente conservare le regole del suo paese d’origine. Il film si ambienta nella prima parte a Oslo, in Norvegia, dove vive Nisha una ragazza pachistana di 16 anni, che conduce una doppia vita. Da una parte è una perfetta ragazza pachistana in famiglia e dall’altra vuole condurre la vita come una normale ragazza norvegese. Il dramma esistenziale scoppia quando la famiglia scopre di notte in casa Nisha con il suo ragazzo. E allora i genitori e il fratello, per evitare lo scandalo nella comunità islamica norvegese, organizzano per portarla via in Pakistan , un paese che non ha mai conosciuto e dove Nisha in casa della sorella del padre, è costretta ad adattarsi alla cultura da cui provengono i suoi genitori. Il film ha due chiavi di lettura. Uno è sbagliato, perché lo si può leggere come l’ennesimo tentativo di condannare una società e una cultura diversa da quella occidentale. La seconda, che è più corretta, trae origine dal sapere che la regista, nata in Pakistan nel 1976, dal rapimento che ha subito all’età di 14 anni dai suoi famigliari è stata lasciata in Pakistan per un anno e mezzo. Da qui il grande equilibrio del film con la sottolineatura dei tratti sentimentali, drammatici e non drammaturgici, che potrebbero scaturire anche nel comico grottesco. Il film si basa sul rapporto inteso ed emotivo, drammatico ma anche commovente e complice nel finale con la figlia, fra un padre convinto insieme alla moglie e alla famiglia di agire per il suo bene. Ma ciò che si evidenzia nel film non è l’aspetto religioso, del rispetto del fondamentalismo religioso, che potrebbe essere anche una valida giustificazione, ma quello becero di cosa dirà la gente, di quella comunità di immigrati pakistani che hanno voluto o subito un conformismo sociale, ed ora lo fanno ricadre sul padre che diviene sempre più convito che questa sorta di rapimento della figlia sia giustificato. Solo con il ritorno della figlia a Oslo, si rende conto insieme alla sorellina più piccola che Nisha deve fuggire da quella realtà famigliare per cercare la sua vita e il suo destino.

 

 

Un film sulla satira e riflessione politica è SI MUORE TUTTI DEMOCRISTIANI. Denominato anche Il terzo segreto di satira, il film è un lungometraggio che affronta un tema su cui è sempre bene interrogarsi: fino a che punto è possibile accettare i compromessi che fanno parte della vita ma nei confronti dei quali è bene restare quantomeno vigili? I tre protagonisti del film, amici legati da una vita agli stessi ideali e stessi sogni, si trovano di fronte ad una offerta difficile da accettare, ma che implica buttare a mare i propri ideali. Si può allora agire con un compromesso. Un film squilibrato in cui ci si allunga su un episodio, anche se la satira e l’autoironia alla fine dominano chiaramente.

 

Un film da non perdere è la copia restaurata di IO E ANNIE di Woody Allen, che dopo 40 anni dalla sua uscita, torna dopo un severo restauro della Cineteca di Bologna. Il fllm vinse nel 1978 ben 4 Oscar e il Golden Globe 1978. La storia la conosciamo un pò tutti. Alvy Singer è un attore comico di origine ebree che incontra casualmente Annie Hall, una ragazza carina e un pò bizzarra che vive nel Middle Wets. Per Alvy, due matrimoni falliti, questo nuovo rapporto va visto con timore e per Annie con leggerezza. Alla fine i due si accettano ma il legame si scioglie con un lieto fine.

Paolo Montanari

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