Leggere, leggere…. riflettere, rubrica editoriale a cura di Paolo Montanari

 

ALBRECHT DURER NELLE FONTI ITALIANE ANTICHE 1508-1686 è il titolo del saggio di Giovanni Maria Fara, pubblicato per Leo S.Olschki Editore. Fara è ordinario di Storia dell’Arte nei Licei e docente di Storia delle Arti in Età moderna presso la Scuola di specializzazione in Beni storico artistici dell’Università di Siena. Numerose le sue pubblicazioni scientifico-artistiche. In questo ricco e interessante saggio vi è una riscoperta di una Italia che dialogava intensamente con Albrecht Durer, in particolare l’autore scopre microcosmi legati ad artisti, scienziati, eruditi che hanno osservato, letto, collezionato, copiato le sue lettere. Il cuore del volume è costituito dal catalogo delle fonti italiane su Durer, organizzato in ordine cronologico. Sono qui riunite testimonianze scritte o pubblicate in italiano o,se in altre lingue,scritte o pubblicate in Italia oppure indirizzate a corrispondenti italiani. Accanto alle numerose fonti che compaiono per la prima volta in questo libro, vi sono anche quelle già note prese in considerazione. Tutto ciò permette di rendere l’immagine di Durer a trecento sessanta gradi: incisore, pittore fra il XVI e XVII secolo, con risultati che hanno in alcuni casi sostanzialmente mutato l’immagine corrente dei suoi rapporti con l’Italia. Il volume si chiude con il tentativo di censimento e analisi delle edizioni dei trattati di Durer presenti nelle biblioteche italiane, molti dei quali hanno antiche note di possesso, postille e disegni qui rilevati e descritti.

DA FATTORI AL NOVECENTO – OPERE INEDITE DALLA COLLEZIONE ROSTER, DEL GRECO,OLSCHKI è il titolo del ricco catalogo pubblicato dalla Leo S.Olschki editore , a cura di Francesca Dini e Alessandra Rapisardi. Si tratta della mostra tenuta a Villa Bardini a Firenze, che svela una vicenda inedita di arte e di passioni civili ed intellettuali, un viaggio pittorico compreso fra le guerre d’Indipendenza e la cultura del Novecento la quale coniuga,alla maniera toscana, spunti d’avanguardia e la perenne affezione per il paesaggio letterario e l’utopia della bellezza perseguita oltre ogni drammatica contingenza. Due famiglie illustri, gli Olschki e i Rapisardi, furono collezioniste di queste meravigliose opere d’arte. A tal proposito Francesca Dini e Alessandra Rapisardi hanno ricondotto ad unità le opere appartenute a diverse generazioni, consentendo di leggerne non soltanto l’intrinseco valore artistico ma anche il contesto storico e affettivo che fu all’origine della loro acquisizione o della loro committenza come avvenne per il ciclo risorgimentale che il medico garibaldino Giovanni Del Greco aveva affidato a Fattori. Da questo episodio prende avvio il racconto della mostra, che nei primi capitoli include le premesse del movimento macchiaiolo e i quadri sceltissimi di Abbati, Borrani e Lega, evidenziano l’evoluzione dell’arte fra Otto e Novecento ma segnano anche il trascorrere del tempo storico e l’avvicendarsi dei nostri protagonisti sullo sfondo di eventi che avrebbero mutato gli statuti intellettuali e la stessa fisionomia dei luoghi da loro frequentati.

IL PERUGINO NELLA MARCA 1488 -1497 è LA RACCOLTA DEGLI ATTI DELLA GIORNATA DI STUDI INTERNAZIONALI con il titolo omonimo, svoltasi a Urbino nel 2016, a cura di Bonita Cleri e Matteo Procaccini. Ora la casa editrice Leardini per l’Accademia Raffaello di Urbino ha pubblicato questi veri e propri documenti d’arte. Pietro Vannucci, detto il Perugino, tra il 1488 ed il 1497 realizzò delle opere fra Fano e Senigallia, che hanno aperto da parte degli studiosi una serie di interrogativi per comprendere le dinamiche che hanno portato alla loro realizzazione e le vicissitudini che ne hanno determinato la destinazione finale. La presenza e permanenza del Perugino nella Marca ha prodotto una profonda influenza non solo negli artisti attivi ma anche sulle generazioni successive. Da qui si può leggere con un’altra ottica il rapporto fra Giovanni Santi e il Perugino a Fano, in particolare nella chiesa di Santa Maria Nuova a Fano.

PAOLO MONTANARI

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