Leggere,leggere…. riflettere, rubrica editoriale a cura di Paolo Montanari

 

CAGLI NEL SEICENTO – Anton Francesco Berardi e il suo palazzo è il bel libro di Elisabetta Costantini (Il lavoro editoriale). Il volume fa parte della collana dei Quaderni di Studi Pesaresi della Società pesarese di studi storici. Elisabetta Costantini si sofferma in particolare sul seicentesco palazzo Berardi ora Mochi Zamperoli, del suo ampliamento: quindi delle sue strutture architettoniche e dei dipinti a fresco in una dozzina di stanze, di varie epoche e vario soggetto, fra cui la sala Lulliana, al piano terra della parte antica del palazzo. Questa sala è un complesso di più di trenta soggetti dipinti a mezzo fresco, ispirato alla Nova iconologia di Cesare Ripa (1610). Più difficile è dimostrare l’ascendenza ai trattati di mnemotecnica di Ramon Lull, intellettuale catalano cui arrise immensa fortuna per almeno quattro secoli, e a cui volle allacciarsi indirettamente il committente, che nella sua grande biblioteca conservava i trattati del catalano e che in un cartiglio fece dipingere in tutta evidenza il titolo dell’intero ciclo figurativo : LULLIANA METHODUS. Nel libro hanno spazio anche la Libraria di Anton Francesco Berardi, oltre millenovecento titoli, e il sorprendente settecentesco Ninfeo, tempietto arcadico nella campagna cagliese. Inoltre sono presenti i resti pittoreschi, mutilie profanati ma ancora leggibili. L’una e l’altro in vario modo legati a due accademie, quella neoplatonica degli Inculti fondata nel 1632 e la derivata arcadica Colonia Caliese fondata nel 1704. L’altro aspetto molto ben illustrato è la ricchezza lasciata in questo sontuoso palazzo e gli investimenti finanziari e immobiliari di questo illustre casato. E qui nasce un nuovo problema quello della crisi del Seicento, dovuto dalla devoluzione del ducato roveresco (1631), con il crollo dei centri produttivi di più antica tradizione, come Gubbio e Cagli appunto, e i fallimenti delle promettenti manifatture di seta intessuta d’oro e argento da poco impiantate a Urbino e Pesaro. Certo, come scrive lo storico Girolamo Allegretti, la spaventosa carestia del 1590 e la conseguente epidemia avevano falcidiato la popolazione deprezzando i terreni agricoli, costretto molte famiglie a svendere i loro beni. Anche a Cagli la crisi è conclamata, per la caduta del settore manifatturiero e l’ozio forzato dei lavoratori. In questo panorama desolato svettano i palazzi della nobiltà cittadina e del palazzo di Anton Francesco Berardi.

INCONTRI POETICI E TEATRALI FRA ITALIA E PENISOLA IBERICA a cura di Michela Graziani e Salomè Vuelta Garcia (Leo S.Olschki editore), fa parte di una serie di tre volumi che riuniscono i contributi della giornata di studi del seminario iberico RELAZIONI LINGUISTICHE E LETTERARIE TRA ITALIA E MONDO IBERICO IN ETA’ MODERNA, tenutosi all’Università di Firenze il 21 ottobre 2016. I saggi contenuti nel volume introducono novità filologico-letterarie, esempi emblematici di contaminazioni,ricezioni,riadattamenti, riguardanti la poesia e il teatro iberici del Cinquecento e del Seicento. Il volume si apre con il lavoro di Mariagrazia Russo, nel quale la studiosa offre una accurata analisi filologica del Canzoniere luso-castigliano di Luis Franco Correa, individuando delle particolarità linguistiche luso-giudaiche non esclusivamente iberiche, oltre ad alcuni criteri innovativi adoperati dal postillatore. Rita Marnoto analizza invece la forma e il linguaggio del teatro comico portoghese del Cinquecento: un teatro ibrido,eterogeneo, contaminato con la commedia italiana e con il lirismo petrarchesco. In ambito lirico Valeria Tocco affronta il tema del sogno nella poesia iberica di tradizione petrarchesca: da Camoes e Sà de Miranda, ai sonetti di Antonio Ferreira. La tradizione petrarchesca ritorna nel saggio di Giulia Poggi, che si riallaccia all’influenza che i lirici petrarcheschi Ariosto, Boiardo,Bernardo e Torquato Tasso hanno avuto nella formazione poetica di Gongora. La figura e l’opera poetica del Tasso diventano centrali nel lavoro di Marcella Trambaioli, volto a mettere in risalto il ruolo che l’Aminta ha avuto nell’opera poetica e teatrale di Lope de Vega. I saggi proseguono prendendo in esame anche l’opera di Calderon de la Barca.

Gianfrancesco Pico della Mirandola è l’autore di DIALOGUS DE ADORATIONE a cura e con saggio introduttivo di Alessia Contarino (Ed. Leo. S.Olschki). Il dialogus fu terminato da Pico della Mirandola agli inizi del 1524 e si incentra sull’adorazione delle immagini religiose e, oltre a risultare essere allo stato attuale la prima e unica opera in cui il grande pensatore abbia esposto in modo articolato la propria posizione in merito alla Riforma, rappresenta un esempio paradigmatico delle prime reazioni ad essa da parte dei letterati italiani Il manoscritto, di cui si conserva un’unica copia presso la Biblioteca Apostolica Vaticana, fu composto in latino e non venne mai pubblicato; esso rappresenta un’importante fonte non solo per comprendere alcuni aspetti del pensiero del principe mirandolano ma anche per far luce sulla perduta Defensio scritta da Pico in favore dell’Apologia dello zio Giovanni. Questo volume offre la trascrizione e la traduzione italiana del Dialogus in edizione critica. Le ricerche e gli approfondimenti effettuati per la comprensione dello scritto hanno inoltre permesso di far luce sulle circostanze storiche e su alcuni significativi aspetti relativi alla stesura dell’opera, che vengono affrontati nell’introduzione che la precede.

Giorgio Villani è l’autore de IL CONVITATO DI PIETRA Apoteosi e tramonto della linea curva nel Settecento (Ed.Leo S.Olschki). Questo volume che il titolo sembrerebbe circoscrivere nell’ambito del pittorico e decorativo, è in realtà un libro d’edifici come di spartiti musicali , di romanzi come d’oggetti di arredo, di poemetti e di quadri nel quale si vedono le diverse arti in atto d’affettuosa confidenza, le mani dell’una prese in quelle dell’altra, al modo dell’Italia e della Germania nel famoso dipinto di Overbeck. Vi si studia un motivo ornamentale, la linea serpentinata, e un’epoca, il Settecento, che più di altri la predisse. Tale costante figurativa si svela essere, nel corso del volume, qualcosa di più profondo: un principio strutturale capace di determinare l’organizzazione degli elementi formali. Il rococò diviene il gusto dell’arte in vari aspetti e nella diversità dei mezzi impiegati, ora pittorici, ora letterari, ora musicali, ma che hanno una stessa matrice strtturale.. Lo studio comprende sette capitoli centrali , dedicati ciascuno ad un aspetto dell’arte del rococò, di uno introduttivo sulla sua emancipazione dal barocco e uno conclusivo dove se ne evoca il tramonto che conseguì al rinvigorirsi in Europa delle tendenze neoclassiche.

ERACLITO: LA LUCE DELL’OSCURO a cura di Giuseppe Fornari (ed.Leo S.Olschki), è un bel saggio ,giunto alla seconda edizione, che parla di Eraclito d’Efeso, il primo grande pensatore dell’Occidente di cui possiamo cogliere in modo ampio e articolato la ricchezza e originalità di pensiero e la personalità singolare, che ne fanno una figura unica nel mondo greco. I suoi detti rimangono chiari anche nella confusione globalizzata delle mode e pseudoculture. Sono specie di enigmi oracolari, resi ancor più difficili e enigmatici dalle pregiudiziali razionalistiche di non pochi interpreti, oltre che all’oggettiva difficoltà a ricostruirne e capirne il contesto. . Il curatore Giuseppe Fornari, docente di Storia della Filosofia all’Università di Bergamo, cercando di portare avanti il dialogo fra filosofia e filologia, vuole fornire con questo libro nuovi elementi e strumenti per una migliore comprensione di Eraclito, tra i quali spicca per importanza la ricostruzione ipotetica della perduta opera eraclitea realizzata da Mouraviev.La metafora del connubio legalmente riconosciuto tra filologia e filosofia, va integrata, poichè finisce per evocare scenari più ampi ed elastici di convivenza, orizzonti allargati di coesistenza e amicizia disciplinare. I saggi raccolti nel volume sono diversissimi fra loro e spesso anche in contraddizione, ma tutti accomunati, oltre al comune interesse verso il grande pensatore, anche dalla consapevolezza che esso ci pone di fronte all’enigma ancora non sciolto, dell’origine del nostro pensiero, inteso come appartenenza europea e occidentale.

Paolo Montanari

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...