Intervista a Julija Samsonova-Khayet

 

Un successo senza pari per il mezzosoprano Julija Samsonova-Khayet nel ruolo di Carmen domani al Teatro Gentile di Fabriano

 

-Julija è la tua prima Carmen?

“Si, è la prima volta che mi capita di interpretarla e sono davvero felice che è arrivato questo grande debutto! Conoscevo le arie e i duetti dell’opera ma il ruolo completo è arrivato ora”.

-Come prepari i ruoli nuovi, come studi?

“La primissima cosa che faccio è aprire lo spartito e guardare bene la scrittura, la tessitura. Visualizzo i passaggi più difficili sulla carta, leggo il testo e metabolizzo l’idea del ruolo. Per esempio nel caso della Carmen ci ho messo un po’ per metabolizzare l’idea, non tanto perché mi è sembrato un ruolo difficile musicalmente, quanto più l’idea del confronto con le interpreti più grandi che l’hanno già interpretato in precedenza e magari hanno lasciato il segno indelebile nella storia del melodramma. Poi in caso specifico di questo bellissimo ruolo, si deve essere consapevoli che racchiude in sé tutti i tipi del fare il Teatro, devi sapere recitare come un attore di prosa ( a causa di moltissimi recitativi parlati e cantati), devi saper ballare, una Carmen che non ha il senso del ritmo o del movimento non è credibile, non ha il piglio gitano. Ho dovuto imparare a suonare le nacchere e pure qualche passo di flamenco e ho trovato bellissimo tutto questo processo di studio. Poi c’è la lingua francese, lo stile, sapere fraseggiare la musica francese non sempre può risultare facile, e soprattutto non si deve cadere nei soliti cliché”.

-Raccontaci un po’ come la vedi questa zingara?

“Bella domanda… per prima cosa ho cercato di spogliarla, suona un po’ curioso, ma è proprio così. Spogliarla dalla generalizzazione. Non l’ho mai vista come una creatura volgare, la sua è una sensualità della donna forte che attira e spaventa nello stesso momento. Devo essere sincera: sono andata a vedere e sentire tutte le registrazioni possibili, tutte le Carmen di ieri e di oggi. E mi sono fermata alle tre grandissime interpreti, una per il suo carisma e forza quasi animalesca, l’altra per la perfezione della linea del canto e la terza per la sua attualità e modernità oltre a una voce torrenziale, e sono Elena Obraztsova (grandissimo mezzosoprano russo purtroppo mancato da poco), Elina Garanca e Anita Rachvelishvili. Ce ne sono state e ci sono moltissime altre che rispetto e ammiro tantissimo, ma queste tre hanno toccato qualcosa dentro il mio modo di essere e vedere questo ruolo. Di solito vado sempre a leggere la fonte letteraria dell’opera che interpreto prima ancora di iniziare a leggerla musicalmente.A questo giro invece è successa una cosa molto strana, ho avuto come una resistenza ed ho voluto prima impararla musicalmente e solo dopo che mi sono sentita sicura ho aperto il libro di Prosper Mérimée. Devo dire che ogni mia percezione ed ogni mia lettura intuitiva è stata confermata. Mi è rimasto impresso il modo in cui lo scrittore sottolinea la Risata di Carmencita, viene ripetuto più volte questo aspetto del suo carattere. Lei ride sempre di quella risata contagiosa che inebria ed incanta tutti intorno, cosi che lei può agire insospettata e compiere le azioni più pesanti con assoluta leggerezza. Come una bambina che gioca a palla con il mondo intero! Questo mi ha permesso di non sovraccaricare l’interpretazione nè vocalmente nè scenicamente, e lasciare che la sua presenza fosse più come una brezza di aria fresca nella calda sera estiva. Carmen canta tantissimo ed è quasi sempre in scena, perciò non deve stancare il pubblico! Ho voluto rispettare tutti i piani e pianissimo della partitura e giocare molto sul canto, quasi da conversazione, nella Habanera e la scena di Séguedille , in questi due passaggi della partitura se la linea vocale viene caricata troppo e sempre non si riesce poi a giustificare l’innamoramento di Don Josè, un ragazzo normale lontanissimo dal mondo dei contrabbandieri e dei rom dove regnano le leggi selvaggie e poco comprensibili alla società. Carmen sa sin da subito che i loro destini saranno legati ma cerca in ogni modo di scacciare questa idea. Un’altra cosa molto interessante che viene tralasciata da Bizet ma non da Mérimée, Carmen è una donna sposata e Don Josè non lo sa. Molto più tardi, quando ormai pure lui diventa contrabbandiere e non vuole dividere questa donna con nessuno, uccide quest’altro uomo. Curioso il passaggio dove Dancairo all’omicidio compiuto gli dice che per possedere Carmen non servivà questo sacrificio, bastava offrire un po’ di denaro ed il marito rom l’avrebbe ceduta. Ora è Don Josè il suo rom e lei la sua romi. Carmen detesta quest’idea perché sente che il possesso di Don Josè vuole essere totale, lui non vuole amarla dandole la libertà ma tenendola sul guinzaglio. Prima di lasciarsi uccidere, lei dice a Don Josè: “sarò anche la tua romi (moglie), il che ti dà il diritto di uccidermi ma non possederai mai la mia anima. Libera sono nata e libera morirò! Difficile sintetizzare in poche parole le idee che mi attraversano pensando a questo ruolo così completo, vorrei soltanto aggiungere che in questa storia non c’è la vittima ed il carnefice , ci sono due mondi diversi che si cercano, si trovano , si lasciano e vengono travolti  dall’insolito destino”.

-So che da pochissimo hai avuto un altro grande successo al Teatro Pavarotti di Modena, ci racconti di questa tua esperienza?

“Sì, ho avuto un grande onore e grandissimo successo personale e della critica nell’interpretare un altro ruolo complessissimo, Madame Flora detta Baba nel Medium di G.Menotti. Un titolo che si esegue poco in Italia e che invece è stato fortemente voluto a Modena. Siamo riusciti inoltre ad incidere il Cd di questa produzione. Il repertorio del mezzosoprano è pieno di questi ruoli di: strega, zingara, ladra, o appunto medium, ed è bello avere l’opportunità di viverli sul palco. L’impegno è stato totale, e non era facile gestire la carica emotiva che portava con sè questo personaggio, temevo molto ed invece mi ha fatto scoprire le mie potenzialità di attrice e cantante. Ho fatto un grandissimo lavoro con il regista dello spettacolo Maestro Stefano Monti ed il direttore Emilio Scogna. La soddisfazione grandissima è arrivata anche dai tecnici del suono che sono venuti a fare le riprese audio, dicendomi il giorno dopo che sono stati impressionati perché le tracce che avevo registrato non necessitavano di nessun tipo di ritocco, erano perfette”.

-Chi ti segue in questo momento nella preparazione vocale?

“Da qualche anno sono seguita dalla grandissima Raina Kabaivanska. Si lavora sodo e si cerca sempre di migliorare. Lei da grande artista quale è insegna il profondo rispetto verso il compositore, la fedeltà verso il proprio strumento , insegna ad essere ” Umile Ancella del Genio Creator”.

-Che dire…. sei molto impegnata e raccogli grandi consensi e successi e ti auguriamo di continuare così e regalarci ancora tantissime nuove interpretazioni! Un grande in bocca al lupo per la tua recita di Carmen al Teatro Gentile di Fabriano il 20 aprile.

 

Paolo Montanari

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