Leggere, leggere…. riflettere, rubrica editoriale a cura di Paolo Montanari

 

L’INDETERMINATEZZA DEL SEGNO E IL TRASFERIMENTO DELLE CULTURE, è un interessante saggio di Enrico Arcaini (Leo S. Olschki editore). Il volume affronta il problema della comunicazione attraverso l’analisi dei vari strumenti utilizzati: il sistema linguistico, il segno iconico, il rapporto tra testo scritto e testo musicale. E’ messa in evidenza nei diversi approcci la caratteristica comune: ogni linguaggio usa mezzi specifici che rappresentano l’oggetto descritto, un segno, per sua natura polivalente e quindi necessariamente indeterminato. L’analisi offre procedimenti idonei a precisare il significato reale della comunicazione, facendo emergere l’intenzione comunicativa dell’operatore e i meccanismi generatori di senso. Fondamentale è il nesso tra cultura e lingua e di entrambe con l’utente e costituisce il fondo significativo da trasferire. Con questo apparato concettuale si delinea un percorso attraverso il discorso linguistico (ordinario, letterario, scientifico), le lingue affini nelle loro mutate prospettive, il linguaggio iconografico di artisti e pittori di epoche diverse come Munch, Vigeland e la proposta di Arp; ma anche l’interdipendenza tra linguaggio poetico e musicale (Da Ponte e Mozart), l’uso poetico dei dialetti in particolare in Pasolini, il mito di Orfeo e Euridice attraverso espressioni letterarie che penetrano il mondo extra-umano. L’indeterminatezza si identifica con l’ambiguità che si verifica nel segno assunto come elemento isolato e che grazie all’intervento intenzionale di un soggetto diventa rappresentazione del mondo reale. Da una parte la fenomenologia empirica e dall’altra l’intenzionalità del soggetto. Entrambe costituiscono le due condizioni del significare. Il segno linguistico e i segni iconici a diversi gradi e per certi aspetti hanno in comune il carattere simbolico.

Martin McLaughlin è l’autore di una importante raccolta di saggi dal titolo LEON BATTISTA ALBERTI – la vita, l’umanesimo, le opere letterarie (Leo S.Olschki editore). I primi quattro capitoli considerano la vita e l’umanesimo dell’autore e offrono un inedito confronto tra la VITA dell’Alberti e la rappresentazione fattane da Burckhardt, un’analisi approfondita del significato del nome Leo per l’identità dell’autore, uno studio della nuova direzione degli studi umanistici inaugurata da Leon Battista Alberti e la prima trattazione esauriente delle fonti del Canis. Gli ultimi tre capitoli riguardano tre opere fondamentali: prima uno studio della strttura De familia, poi un’analisi della straordinaria gamma delle fonti del Theogenius e nell’ultimo capitolo una considerazione del trattato tecnico più impegnativo, il De re aedificatoria. In tutti i capitoli, ma soprattutto in quest’ultimo, si nota il complesso rapporto di ammirazione e senso critico nei confronti dell’antichità tipico dell’Alberti.

DAL COSMO AL MARE – la naturalizzazione del mito e la funzione filosofica – Sirene,natura e psiche è un bel libro di Emanuele Coco (Leo S.Olschki editore). Il saggio cerca di rispindere ad un quesito: può il mito contribuire alla conoscenza della realtà? Può essere paragonabile alle pratiche scientifiche? Lo si deve piuttosto confinare nel nebuloso universo delle stravaganze fiabesche? Partendo da alcune significative posizioni filosofiche (Cassirer e Schelling), il libro analizza tali interrogativi prendendo come caso di studio il mito delle Sirene. Tra Sette e Ottocento, le affascinanti scoperte delle spedizioni scientifiche portano a una naturalizzazione delle fanciulle caudate, individuando nei lamantini, mammiferi acquatici simili a foche, l’esponente zoologico che avrebbe ispirato le storie mitologiche. L’equivoco va ricondotto alla conformazione del seno e al modo con cui le femmine allattano i piccoli mentre galleggiano in superficie. Ma se la scienza fa così luce sull’ambiguità tra fantastico e reale, la riduzione a mero oggetto , priva il mito del suo valore simbolico. Riprendendo la letteratura neoplatonica e il pensiero di Jung, l’autore difende l’idea di un mito, visto come rappresentazione dell’anima e la funzione che la filosofia può avere nel porsi come mediatrice tra la ricca eredità simbolica del passato e il tumultuoso mondo interiore che ancora oggi tutti ci muove.

Paolo Montanari

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