Leggere, leggere….riflettere, rubrica editoriale a cura di Paolo Montanari

 

IL MONDO SENZA CONFINI – Lo spirito ha abbandonato l’Occidente di Ivan Rizzi (Rubbettino editore), è un saggio molto interessante scritto dal presidente dell’Istituto di Alti studi Strategici e politici e curatore della collana “Quaderni di etica”. Nella prefazione al libro Diego Fusaro, evidenzia il valore del saggio di Rizzi che potrebbe avere un giudizio che Adorno utilizzò nel suo capolavoro Minima moralia e in cui tratteggiava il solo compito possibile di una filosofia non destinata a capovolgersi in tecnica: “La filosofia quale solo potrebbe giustificarsi al cospetto della disperazione, è il tentativo di considerare tutte le cose come si presenterebbero dal punto di vista della redenzione. La conoscenza non ha altra luce che non sia quella che emana dalla redenzione del mondo: tutto il resto si esaurisce nella ricostruzione a posteriori e fa parte della tecnica. Si tratta di stabilire prospettive in cui il mondo si dissesti, si estranei, riveli le sue fratture e le sue crepe, come apparirà un giorno, deformato e manchevole, nella luce messianica”. E’ questo il grande tema adorniano che attraversa l’opera di Rizzi, in tutte le sue incursioni di cui si compone. Viviamo in un contesto globalizzato che ci riporta ad una dimensione in cui vi è l’esproprio del futuro e una colonizzazione del pensiero libero, pertanto solo il concetto di redenzione dell’umanità può avere un significato non solo salvifico ma di speranza. Il libro di Rizzi costituisce un prezioso spunto in direzione della prospettiva redentiva: esso stabilisce feconde linee di fuga, tenendo sempre desto il senso della possibilità e lasciando apparire il mondo in tutte le sue crepe e le sue fratture. “La sua prospettiva di defatalizzazione dell’esistente orbita tutta intorno al tema della redenzione,quale inerente al senso del mondo e all’Assoluto, ossia la domanda che l’alienazione rende preventivamente impossibile.
Andrè Malreaux riferendosi all’Europa, lanciò una profezia testamentaria: “Il secolo XXI sarà spirituale o non sarà affatto”. Il nostro scontento di popolazioni del vecchio continente gridano la necessità di un cambiamento. Lo spirito è la grande dissidenza, sempre latente,dissente da tutte le nuove forme di alienazione e reificazione. Si può ancora fare una ricostruzione spirituale del nostro continente? Certamente anche se spesso è una forza o forze occulte. Vi è un abisso logico che solo l’io può considerare nella cognizione del vuoto-nulla nel centro metafisico di tutto il discorso sull’essere. Scrive Rizzi è proprio in ciò che è mistero sta ciò che ci unisce. L’umanità in senso lato è “una sassaia” se è pensata come un automatismo efficace, come sembra essere; ma diviene misteriosa unità di immanenza e trascendenza quando ci poniamo all’ascolto e la interroghiamo. L’imperativo categorico, e per una volta scomodiamo Kant, è di superare l’empasse di un vivere senza idee, e recuperare la spiritualità

Un prezioso saggio umanistico, letterario è quello che Gabriella M. Di Paola Dollorenzo dal titolo TRACCE DELL’UMANESIMO CRISTIANO: DANTE E I PAPI UMANISTI – I manoscritti chigiani della Biblioteca Apostolica Vaticana (Ed.Rubbettino). La professoressa Di Paola Dollorenzo è docente di Lingua e grammatica italiana presso la L:U:M:S:A: di Roma. Gli studi danteschi trovano il loro incipit nella tesi di dottorato che l’autrice ha dedicato alla poesia di Dante nella Francesca da Rimini di D’Annunzio e poi un susseguirsi di ricerche e studi che si sono succeduti fino all’importane convegno su dante e i Papi. Il volume sviluppa una prospettiva d’indagine, l’umanesimo cristiano, che si propone e si struttura negli ultimi anni di vita di Dante, all’interno del Cenacolo umanistico di Ravenna. Tale modello culturale si avvicina all’umanesimo laico quattrocentesco, ma trova nella Curia romana papale il suo habitat più naturale. Le tracce dell’umanesimo cristiano papale sono rappresentate dai codici riferibili all’opera di Dante, presenti nel Fondo Chigiano della Biblioteca Apostolica Vaticana, che rimandano alla cultura e all’opera di Pio II Piccolomini e Alessandro VII Chigi. Le loro famiglie alimentarono in Siena il culto di Dante nei secoli XV,XVI,XVII e , nel nome di Dante, i due papi posero le basi dell’umanesimo cristiano moderno. Infatti i Papi del secolo XX, Benedetto XV, Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco, come in una ideale staffetta, hanno propugnato il culto e l’amore per il Signore dell’altissimo canto.

Paolo Montanari

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