Una grande Carmen al teatro La Regina di Cattolica, accolta dagli applausi del pubblico

 

 

 

E’ stata una serata magica e impegnativa per i cori della Città Futura di Vallefoglia e La Regina di Cattolica, diretti dal maestro Gilberto del Chierico, l’orchestra Raffaello, diretta mirabilmente dal maestro Stefano Bartolucci e dal grande cast vocale, al teatro della Regina, con il pubblico per le grande occasioni, per la prima di Carmen di Georges Bizet, l’opera comique in quattro atti, che generalmente viene portata in scena da cori di professionisti, ma che in questa occasione ha trovato una coesione musicale, vocale e culturale d’esempio per molti cori di non professionisti. L’opera sarà replicata a Urbino al teatro Sanzio l’11 aprile alle ore 21,00, a Cagli al teatro Comunale il 13 aprile alle ore 21,00 e al teatro Gentile di Fabriano il 20 aprile alle ore 21,00. La storia del testo di Carmen o meglio la storia dei suoi travisamenti, è di grande attualità, dove l’ambiguità dei sentimenti è all’ordine del giorno, ed è una storia lunga quanto la vita del capolavoro di Bizet. L’interpretazione musicale di Bartolucci con l’Orchestra Raffaello ha rispettato la partitura originale di Bizet, con i suoi ritimi incalzanti e rapidi. L’opera comique fu rappresentata la prima volta il 3 marzo 1875 e fu curata dallo stesso Bizet, che seguì personalmente l’opera con tre mesi di prova, durante i quali apportò numerosi tagli e modifiche alla partitura originaria, costruita nello stile comique, adottato da Rossini ad esempio, cioè con dei dialoghi recitati alternati alle parti musicali. Pochi giorni dopo la prima che fu un insuccesso, l’autore pubblicò uno spartito per canto e pianoforte che modificava la stesura originale in più parti, tenendo conto sia delle variazioni decise durante le prove che di altri ripensamenti. Carmen venne inserita nel programma di Vienna che non prevedeva opere comique e pertanto Bizet dovette apportare delle modifiche in cui i recitativi sostituissero i parlati, e questo si accingeva l’autotre, quando morì il 3 giugno 1875. Lo sfortunato Bizet non potè vedere la consacrazione della sua opera nell’olimpo della musica lirica. Infatti solo nel 1877 il Giraud riprese l’opera che è l’attuale ed è insieme a la Traviata l’opera più eseguita la mondo. In rapporto con la novella di >Merimee a cui si riferisce il libretto di Carmen, varie sono le modifiche apportate dai librettisti, con il contributo dello stesso Bizet: l’introduzione dei personaggi, in particolare il ruolo di Micaela, il personaggio buono che si contrappone alla passionale Carmen, che Alina Godunov, ha interpretato con profondità e grande sensibilità,dimostrando se ancora ce ne fosse bisogno, le grandi capacità vocali; lo spazio più ampio concesso a Escamillo, un bravo Daniele Girometti, che nell’opera, al di là della celebrazione di Toreador song, è l’oggetto drammaturgicamente necessario della gelosia di José che diviene omicida di Carmen e che in Meirimee è anche omicida di Escamillo, rispecchiando dratticamente i tempi bui delle nostre cronache nere quotidiane, di distruzioni familiari. Vi è poi la ricostruzione dell’esprit spagnolo, fatto di fazzoletti gialli e rossi, il cappello da torero sventolato all’arrivo di Escamillo, e tanti sbarramenti in legno che si trasformano per incanto e qui vi è la magia della regia teatrale basata sull’essenzialità, dal carcere, alla corrida e ai confini di una piazza di Siviglia. La Spagna creata da Bizet è prima di un luogo geografico, un luogo della psicologia umana, un luogo della passionalità e dell’istinto, dei confini primari: Amore e Odio, Libertà e Legami, Uomo e Donna. Il concetto di libertè riecheggia nell’opera,cpme un moto rivoluzionario (la rivoluzione francese) e nella scritta finale in cui è scritto che Carmen muore e vive per la Libertà. Ed è in questi dualismi, in questa doppia connotazione, che va ricercata l’universalità dell’opera di Bizet e dei due caratteri di Carmen e Don Josè. Carmen è interpretata da Julia Samsonova-Khayet in maniera superlativa, con un alternarsi di sensualitàin Habanera e seguidillia, all’ineffabilità della stessa Carmen di avvicinare e legare Josè e di negarlo. E’ questo il tema centrale del dramma di Bizet. Don José, un bravo Giorgio Caserassi, che è entrato nel personaggio molto bene, non solo da un punto di vistavocale ma anche interpretativo, è incapace di ricomporre un’immagine della donna che non sia angelo materno o diavolo tentatore e tutto ciò si sgretola nel finale. Il bravo tenore fiorentino sarà presente nelle due repliche di Carmen a Urbino e a Fabriano. Ad un certo punto Bizet ci pone ai noi spettatori, di fronte alla lacerata introspezione di José,finalmente conscio della sua inadeguatezza a vivere un’esistenza separata da quella di Carmen, tanto da preferire l’annientamento di entrambi. E’ la tematica romantica che in Francia, ebbe un grande sviluppo nella letteratura e che come nella logica verdiana trova nel gioco delle carte, un mezzo per leggere il destino di un amore impossibile e funesto. Per Josè vi è una accettazione passiva, mentre per Carmen è una scelta esistenziale e da vittima si trasforma in eroina anticonformista, che fa della fedeltà verso se stessa la ragione prima della vita. Bizet è consapevole di voler accentuare la descrizione psicologica di Carmen a danno di Escamillo e Micaela. E allora inserisce con capacità teatrale e musicale dei personaggi che non sono secondari nell’opera comique, ma che assumono fino al finale come Frasquita, Arielle Carrara e Mercedes, Margot Canale, delle controfigure della stessa Carmen e Zuniga, Luca Giorgini, Remendado, Carlo Giacchetta, Dancairo, Patrizio Saudelli e il bravo Ken Watanabe in Morales,che rappresentano il mondo militare spagnolo infiltrato nella società del tempo e delle sigaraie e dei contrabbandieri. Carmen piacque molto a Wagner e Nietzche: il primo per il complesso drammaturgico teatrale dell’opera con i temi della passione,che rientrano nella sua concezione del teatro dell’Avvenire; per il filosofo tedesco per la figura di Carmen, che concentra i sentimenti umani. Importante il ruolo del coro dei bambini e gli intermezzi musicali e coregorafici, che se da una parte spezzano la tensione drammaturgica dell’opera, quattro ore di spettacolo, d’altro anticipano il finale del dramma. Più intrigante il personaggio di Escamillo. Sicuramente macho, ma abbastanza fatuo, per non apparire troppo convenzionale. Il suo duettino con Carmen nel finale è un’autentica scena di seduzione. Un’affocata sensualità, del resto, è il motore primo dell’opera, come ben dimostra l’invasamento orgiastico della clauson boheme all’inizio del secondo atto. In questa storia piena di luci e di colori, Bizet trova il modo di incastonare una pagina di rarefatta contemplazione. Un momento musicale, che ha rispondenze poetiche leopardinae e virgiliane, con immagini dalle Bucoliche ma che all’orizzonte preannuncia il dramma. Il tema dell’ambivalenza si contrappone e si ingloba nel tema del destino che in Carmen è già presente nel preludio dell’opera e ritornerà nel corso della stessa variamente rielaborato.

Paolo Montanari

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