Una guida alla visita delle mostre per il week end pasquale

 

In questo week end di Pasqua, la visita alle mostre è una delle occasioni più frequenti per sviluppare il cosiddetto turismo culturale e nel nostro territorio marco romagnolo le occasioni non mancano. Ad Ancona nella Mole Vanvitelliana, e molti pesaresi si sono prenotati anche in gruppi, è in corso una interessante mostra fotografica dedicata ad uno dei maestri del Novecento, Henri Cartier-Bresson. Gli scatti di Henri Cartier Bresson rivelano tutta la profondità di un uomo acuto e consapevole, che guarda con lucidità la realtà storica e sociale che lo circonda. Le fotografie esposte alla Mole Vanvitelliana permettono di entrare nel suo mondo, e di scoprirne tutta la ricchezza. A 24 anni Cartier-Bresson inizia la sua attività di fotografo alla ricerca del futuro professionale, incerto ed indeciso tra la pittura e il cinema: “Per quanto riguarda la fotografia non ci capisco nulla”, affermava. La mostra organizzata dal comune di Ancona e curata da Denis Curti, offre un esauriente excursus sull’iter artistico di Henri Cartier-Bresson, ad iniziare da quelle prime fotografie di cui l’artista francese non sviluppava i negativi, per non apportare nessuna modifica, nessuna revisione al qui e ora dello scatto. Per Bresson la macchina fotografica è come un block notes, uno strumento a supporto dell’intuito e della spontaneità. Per dare un senso al mondo, bisogna sentirsi coinvolti in ciò che si inquadra nel mirino. E’ un atteggiamento che richiede concentrazione, disciplina mentale, sensibilità e un senso della geometria.

Lo scatto dunque per Bresson non è altro che il passaggio dall’immaginario al reale ed è un passaggio nervoso in quanto lucido e rapido. Affermava “fotografare è trattenere il respiro quando tutte le nostre facoltà di percezione convergono davanti alla realtà che fugge. In quell’istate la cattura dell’immagine si rivela un grande piacere fisico e intellettuale”. Per il curatore della mostra, non si può trascurare la biografia di H.Cartier-Bresson , in quanto la sua esperienza fotografica è legata alla sua vita privata. Nel 1946 il MOMA DI New York vuole dedicargli una mostra postuma, ma lui ben vivo con un forte senso di ironia, si mette in contatto con i curatori e fa uscire la mostra nel 1947 alla sua presenza. Un altro momento significativo è la fondazione della celebre agenzia magnum, insieme a Robert Capa, George Rodger, David Seymour e William Vandivert, che diverrà l’epicentro per lo sviluppo della fotografia moderna. La mostra rimarrà aperta al pubblico fino al 17 giugno.

Un’altra mostra interessante è AUTO/RITRATTI dal novecento forlivese in corso a Palazzo Romagnoli a Forlì. Prosegue la serie delle mostre temporanee a Palazzo Romagnoli, che contiene fra le più prestigiose raccolte di pittura del Novecento italiano, da Giorgio Morandi, Carrà, Wildt, Fausto Pirandello, Campigli, Depero. L’obiettivo di una mostra all’interno di una pinacoteca civica è quello di far conoscere al pubblico opere novecentesche attualmente conservate nei depositi o collocate in altri edifici pubblici cittadini. In questo momento è in mostra una rassegna tematica comprendente opere di noti artisti romagnoli, trai quali esponenti del ritornato Cenacolo d’inizio ‘900, che hanno rappresentato se stessi o che sono ritratti da altri pittori e scultori. Nelle prime due sale vi sono 14 opere del tema Grande Romagna, con gli autoritratti di Pietro Angelini e Giovanni Marchini. ma palazzo Romagnoli è legato artisticamente alla Pinacoteca civica di Forlì la cui sezione classica si trova all’interno della strttura del san Domenico. Sono qui in mostra le opere afferenti alla sezione antica (dal XII al XVIII secolo). Il resto è rimasto sospeso per dare spazio, nell’articolazione delle sale del complesso museale, alle esposizioni temporanee. Grazie allo studioso Giordano Viroli oggi si possono ammirare grandi capolavori, come la cultura romagnola del secondo Cinquecento (Menzocchi, Modigliani, Longhi, Bertucci), ma anche, seguendo una linea cronologica alla pittura quattrocentesca di Palmezzano e Carrari e di quei pittori che risentono della cultura classica di Raffaello (Innocenzo da Imola, Girolamo Marchesi da Cotignola, Il Bagnacavallo) e un’opera, incipit del percorso espositivo , la piccola tavola dipinta da Vitale da Bologna raffigurante LA MADONNA DELLA PACE.

Paolo Montanari

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