Si è svolta presso la sala Rossa del comune di Pesaro la presentazione del film VAN GOGH. Con foto

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Si è svolta presso la sala Rossa del comune di Pesaro la presentazione del film VAN GOGH of wheat fields and clouded skies, alla presenza del regista pesarese Giovanni Piscaglia, autore del film e dell’assessore alla Bellezza del comune di Pesaro, Daniele Vimini. Il film verrà proiettato anche a Pesaro come in altre 336 sale cinematografiche italiane solo il 9,10,11 aprile e a seguire sugli schermi di altri 56 paesi del mondo. Sarà un viaggio tra i capolavori del pittore olandese e vi sarà la straordinaria partecipazione di brava interprete, l’attrice Valeria Bruni Tedeschi. Per il giovane regista Giovanni Piscaglia è stata in realtà una sfida dopo il successo di Loving Vincent e la straordinaria Performance teatrale di Preziosi, sulla vita di Van Gogh. Ma le premesse per questo film che potrebbe identificarsi con un documentario d’arte con particolari passaggi cinematografici come l’emozionate finale, ci sono tutte. Innanzitutto il genio pittorico olandese è riletto attraverso gli occhi della sua più grande collezionista, Helene Kroller-Muller, con numerosi quadri presenti nella mostra a Vicenza nella Basilica Palladianam curata dallo storico dell’arte Marco Goldin. In secondo luogo sono presenti i luoghi di Van Gogh, le atmosfere, i cieli, le chiese, che rendono questo film dal titolo in italiano VAN GOGH. TRA IL GRANO E IL CIELO, scritto da Matteo Moneta, e prodotto in 3D produzioni e Nexto Digital, un’opera che secondo una definizione di un grande del cinema mondiale Iotar Ioselliani, al di là del suo genere, lungometraggio o documentario, acquista una valenza artistica perchè proviene dall’animo umano. La colonna sonora è firmata dal compositore e pianista Remo Anzovino. Il film racconta soprattutto un legame spirituale di due persone che non si incontrarono mai in vita (Helene Kroller-Muller aveva 11 anni quando Van Gogh morì nel 1890), ma che condivisero la stessa tensione verso l’assoluto, la stessa ricerca di una dimensione religiosa e artistica pura, senza compromessi. Helene una delle donne più ricche di Olanda iniziò a vivere nella solitudine e modestia come fece il suo amato Vincent. Due universi interiori dominati dall’inquietudine e dal tormento, che entrambi hanno espresso attraverso una vera e propria mole di lettere: quelle al fratello Theo di Vincent  e le riflessioni di Helene. E’ un lungo viaggio nella memoria con un Virgilio d’eccezione, Valeria Bruni Tedeschi, ripresa nella chiesa di Auvers-sur-Oise che Van Gogh dipinse qualche settimana prima di suicidarsi. Il film per la prima volta presenta una parte della ricca collezione di dipinti 40 e 85 disegni provenienti dal Kroller-Muller Museum di Otterlo in Olanda, un museo in continua mobilità delle opere di Van Gogh e dove oggi è custodita l’eredità di Helene. Al viaggio dentro la mostra, si affianca quello di alcuni luoghi fra i più importanti per l’arte di Van Gogh: la chiesa di Nuenen (soggetto dei quadri e dei disegni degli anni olandesi che fanno da sfondo al capitolo dedicato all’ansia religiosa di Van Gogh), l’Accademia Reale di Belle Arti di Bruxelles (nelle cui aule Vincent trascorse alcuni mesi), le strade di Parigi e Auvers-sur-Oise (dove l’artista si recò negli ultimi settanta giorni della sua vita e fu accompagnato in questo periodo dal Dottor Gachet). Una serie di preziose riprese sono state realizzate a Otterlo nelle sale e nel parco del Kroller-Muller Museum, progettato da henry van de Velde a poco più di un’ora di auto da Amsterdam. Il docufilm d’arte propone inoltre gli interventi di autorevoli esperti come la storia dell’arte Lisette Pelsers, Leo Jansen studioso e curatore dell’edizione critica delle lettere di Van Gogh; Sjraar van Heugten storico dell’arte tra le maggiori autorità mondiali sul lavoro di Van Gogh; la scrittrice e storica della cultura, Eva Rovers, autrice della biografia di Helene. “Il film, ha sottolineato il regista Giovanni Piscaglia, vuole recuperare con il visivo i luoghi. Ecco perchè in certi villaggi abbiamo ritrovato la popolazione che ancora indossa gli abiti dei tempi di Van Gogh, se ci pensiamo bene sono passati 180 anni e non un’eternità. In questa maniera siamo calati nello spirito vangoghiano, mantenendo fermo il realismo che le esposizioni fotografiche delle documentazioni mantengono vive  in un registro documentaristico che potrebbe in alcuni momenti anche in fiction. Infatti vi sono atmosfere che travalicano il documentario. Van Gogh sapeva leggere i dati del reale con una sua ottica fatta di rivelazioni. Viveva fra la società e l’ascesi, con una idea dello sguardo moderno.
Paolo Montanari

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