Cari lettori, per questa settimana di Pasqua libri che vanno dall’ambiente al cinema

 

 

Marco Cerruti è l’autore di CAMBIARE MARCIA – Per un’etica del traffico (editrice Dehoniane). La mobilità umana coinvolge tutti noi e tocca, scrive l’autore, valori importanti: la vita (le vittime della strada), la salute (gli incidenti stradali e inquinamento), le relazioni con gli altri e con se stesso. La dimensione della mobilità è un fenomeno rilevante nel nostro Paese dove ci sono quasi 50 milioni di mezzi. Oltre 37 milioni sono le auto, ovvero 614 ogni 1000 abitanti, nettamente superiore alla media europea (487/1000). Gli incidenti con lesioni a persone sono oltre 170mila all’anno, 3.500 i morti e circa 250.000 i feriti. Le responsabilità di questa strage silenziosa sono differenti, ma oltre il 70% degli incidenti dipende da errori o comportamenti scorretti di chi è alla guida. Eppure tutto ciò che riguarda la nostra condotta sulla strada pare essere zona franca rispetto a interrogativi etici. Pertanto l’autore propone tre livelli etici: Uso responsabile o situazioni di bisogno ed effettiva necessità che non presentano alternative realisticamente praticabili; uso futile cioè evitabile organizzandosi in altro modo anche con modesto sforzo fisico e mentale. Infine l’uso superfluo o eccessivo quando l’auto è usata per pigrizia, senza una effettiva necessità.

Enrico Carocci è l’autore di IL SISTEMA SCHERMO-MENTE – Cinema narrativo e coinvolgimento emozionale (Bulzoni editore). Carocci è professore associato presso l’Università Roma Tre, dove insegna Estetica del cinema e dei media e Teorie dell’immagine. Da alcuni anni le sue ricerche si focalizzano sul tema del coinvolgimento emozionale, con particolare attenzione ai rapporti tra la teoria dell’esperienza spettatoriale e le scienze della mente. Il cinema possiede una stroaordinaria capacità di immergerci nelle storie: elimina la distanza fisica tra noi spettatori e gli eventi sullo schermo. Ci fa commuovere come se le vicende narrate ci riguardassero in prima persona, addirittura ci fa dimenticare di noi stessi per intervalli di tempo più o meno estesi. Il rapporto mente umana e immagini è fondamentale per le regole del cinema e dei registi che le devono far funzionare. Oggi si parla di immersione a distanza sperimentato dagli spettatori può essere spiegato con riferimento alle nuove scienze cognitive. Il poderoso libro di Carocci esplora alcune ipotesi in linea con i modelli di mente enattivi e incarnati e si occupa delle interazioni tra le storie che prendono corpo sullo schermo, evidenziando il lato emozionale. Lo fa assumendo una prospettiva relazionale, in maniera tale che lo schermo e la mente non sono considerati come segregati e contrapposti. Allora il cinema può essere definito come un sistema che tende a integrare lo spettatore nel flusso del film.

Santos Zunzunegui è l’autore de LO SGUARDO PLURALE (Bulzoni editore) a cura di Maria Cristina Addis. Cosa significa cinema oggi? Cosa implica la creazione cinematografica in un contesto di perdita diffusa dei punti di riferimento che hanno definito storicamente la pratica filmica? LO SGUARDO PLURALE ripercorre i primi cento anni del cinematografo nel tentativo di individuare possibili risposte a queste ed altre questioni cruciali per la sorte della Settima Arte. Al centro l’arte cinematografica e il pensiero per immagini che il Novecento ha visto realizzarsi in primo luogo attraverso l’immagine in movimento. Il libro alterna analisi puntuali di alcuni fra i maggiori cineasti del mondo e minuziose ricostruzioni del dibattito teorico che ha accompagnato la nascita e l’evoluzione della modernità cinematografica.

Elio Ugenti è l’autore di ABBAS KIAROSTAMI LE FORME DELL’IMMAGINE (Bulzoni editore).
Una volta Jean-Luc Godard disse che il cinema comincia con Griffith e finisce con Kiarostami. Questo libro, dedicato all’opera del regista iraniano, si propone di fornire alcuni percorsi d’analisi dei suoi film e delle sue videoinstallazioni, evidenziando anche alcuni tratti essenziali della sua produzione fotografica. L’intento principale è quello di far risaltare la portata intermediale dell’opera di questo autore e la complessità del discorso sulla visualità che a essa soggiace. Le traiettorie proposte all’interno del libro strutturano un’indagine di tipo non lineare (sul piano cronologico) e individuano alcuni snodi fondamentali nel percorso artistico di Kiarostami, selezionando alcune delle sue opere e tornando più volte su di esse per interrogarle alla luce di prospettive d’analisi differenti. Questo metodo consente di far emergere la forte coerenza interna che caratterizza la produzione del regista, in più di 40 anni e contemporaneamente, di portare alla luce l’esigenza di una continua reinvenzione formale.

Paolo Montanari

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